Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 237
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.20
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.27
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0250
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0250
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MISCELLANEA

237

pur sentirsi animato. Se la unita riproduzione vale a
darne un'idea come macchia d' insieme, non è se non
in presenza dell'originale che uno può pienamente va-
lutare il pregio di opera non meno rara pel caldo e
profondo accordo delle tinte che per la forza e la ro-
bustezza del disegno.

Lo stemma coronato delle insegne cardinalizie, che
si vede ripetuto nitidamente dietro ciascuna di dette
tavolette, serve a darne un indizio. A onore del vero
spetta all'erudito marchese Carlo Visconti Ermes di
Milano il merito di avere determinato precisamente
a quale famiglia non solo ma anche a «piale mem-
bro della medesima si riferisca. A lui infatti riesci di
riscontrare in un prezioso codice della Trivulziana
(codice n. 1390, della fine del xv sec. contenente
circa tre mila stemmi) l'identità dello stemma con
quello dell'antica famiglia dei San Severino di Napoli.
Ora, dall'albero genealogico della medesima si ricava
che fin dal 1489 era stato designato a Cardinale Fe-
derico San Severino da papa Innocenzo Vili in com-
penso dei servigi che gli aveva reso come condottiero
delle sue truppe contro il re Ferdinando di Napoli il padre
di lui, il noto guerriero Roberto di San Severino, Conte
di Caiazzo. Federico fu creato successivamente vescovo
di diversi paesi, fra i quali è rammentata Novara : cir-
costanza codesta da poter spiegare un suo contatto col
pittore Solari, se non lo fosse ancor più quella che Fe-
derico ebbe a prender parte al concilio iniziato a Fisa
indi continuato a Milano, in odio a papa Giulio II, poco
prima della rinomata battaglia di Ravenna. 1

L'origine delle due piccole tavole in prossimità del
1512 pare si concilii pure col grado di maturanza che
vi manifesta l'autore nella esecuzione, ove si volesse
ammettere ch'egli li avesse dipinti pel cardinale a tempo
della sua dimora in Milano.

Siamo lieti in fine d'informare gli amatori e gli stu-
siosi dell'arte, che non lo sapessero, che il Museo Poldi
Fezzoli è stato recentemente illustrato esemplarmente
mediante le fotografie eseguite con lastre isocromatiche
dalla ditta C. Marcozzi di Milano, dalle quali sono pur
tratte le due unite zincotlpie.

Gustavo Frtzzoni

Riparazione all'affresco di Ambrogio da
Possano, detto il Borgognone, nel catino
dell'abside della chiesa di S. Simpliciano
in Milano. — E un affresco tra i più grandiosi ese-
guiti dal pittore negli ultimi decennii del Quattrocento
e nei primi del Cinquecento. Il Mongeri nella sua Arte
in Milano, pag. 75, ricorda come il Borgognone avesse
dovuto dipingere la volta, il coro ed il catino dell'Abside
di S. Simpliciano, oltre che in varie parti del Monastero
attiguo, per commissione dell'Abate Giovanni Alimento

1 Vedi: Genealogiae vigniti ittustrium in Italia J'amiliarum,
studio ac opera ]. W. Imhoff— Amstetodami 1710. p. 293 e 303.

Negri, cugino di Bianca Maria, moglie a Francesco
Sforza, che, in seguito alla morte di lei, avvenuta nel
1468, fu eletto a commendatario della chiesa di S. Sim-
pliciano.

Di tutte le accennate pitture non resta che quella
della conca dell'abside, che è pure l'unica parte dell'in-
terno della chiesa, la quale, dopo un barbaro restauro
subito nel 1841, abbia conservato il suo aspetto origi-
nale. Il grandioso affresco rappresenta l'Incoronazione
della Vergine per mano del divin Figlio, mentre il Padre
Eterno è in atto di benedire, e intorno s'aggira un coro
di Angeli tutti intenti a suonare o a pregare, e sotto,
una doppia schiera di Santi e di Sante, pieni di fede
e d'adorazione. L'azione del nitro prodotto dalle infil-
trazioni acquee nel muro, ha danneggiato in varie parti
il dipinto. Cosi il volto della Vergine è divenuto quasi
invisibile, e sono fortemente intaccate la mano sinistra
del Padre Eterno ed alcune teste di cherubini, come
pure, nella parte inferiore, a sinistra di chi guarda, pa-
recchie figure di Santi e di Angeli, delle quali le teste
sono interamente velate.

Si propose il distacco dal muro su telaio di tutto
il dipinto, e sappiamo che ora si apprestano gli appa-
recchi per dar mano quanto prima a questa difficile,
ma necessaria operazione. L'egregio riparator di dipinti,
Signor Steffanoni, incaricato dell'opera, dà affidamento
ch'essa riuscirà ottimamente.

E. A.

Palazzo Da Mula nell' isola di Murano
(Laguna veneta). Conservazione. — La Ditta
Tommasi e Gelsolmini, ora in possesso del Palazzo Da
Mula, era in trattative con un antiquario, e credo che
queste non siano ancora finite, per la vendita di tutti
i pezzi di scultura in marmo che decorano la facciata
e l'interno del monumentale Palazzo.

Sorge questo in riva al canale di Murano, e, fabbri-
cato già fin dal secolo xti, mostra nella facciata, nel-
l'interno e nelle sue adiacenze, impressi i vestigi del-
l'arte di j:>iù di tre secoli, fino cioè alla metà circa del
secolo xv. Nel cortile ammirasi l'avanzo d'un arco a
tutto sesto ornato d'un fregio marmoreo scolpito a intrecci
di fogliame nell'arte della fine del secolo xii; e di que-
st'epoca sono pure le colonnine appaiate che lo fian-
cheggiano, e la bifora di stile italo-bizantino sotto una
ricca cornice ad archetti a tutto sesto, e un tondo nel
timpano della bifora, in cui sono scolpiti due animali
in lotta tra loro, ed altri frammenti di scultura orna-
mentale. La facciata del Palazzo ha subito varie mo-
dificazioni, specialmente nei secoli xiv e xv, in cui fu-
rono aperte le fenestre ad arco acuto, ornate di tra-
fori secondo 1' uso veneziano, oppur soltanto trilobate,
cosne quelle 4 ad arco inflesso, sopra del quale è scolpito
un fiore, che s'apron nel mezzo, divise da colonnette con
eleganti capitelli del Rinascimento e contornate, come
le altre e pur secondo l'uso veneziano, da rettangoli a
loading ...