Archivio storico dell'arte — 3.1890

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HENRY TUOI)E

azzurro carico seminato di stelle si librano sei angeli con vesti dorate; il terreno poi è tutto co-
perto di piante di color verde scuro. Nel piano inferiore sta inginocchiato a sinistra innanzi alla
rupe, vestito d'una tonaca bianca, san Girolamo in atto di pregare ; accanto a lui giace il leone
. e alla sua destra stanno la Maddalena che, vestita d'un abito color rosso cinabro e con i capelli
sciolti, guarda in alto, e un giovine cavaliere d' aspetto distinto con mantello di broccato d' oro
guarnito d'ermellino, e che da un cane e da un cervo che gli stanno accanto si rileva essere santo
Eustachio. Già a prima vista è evidente che l'autore di questo dipinto è in stretta relazione con
un gruppo di pittori che lavorarono insieme in Firenze, curando specialmente lo studio della
prospettiva e della luce, cioè Domenico Veneziano, Piero della Francesca e Alessio Baldovinetti.
A questa tendenza accennano direttamente il paesaggio, l'ardito modo di rendere gli animali im-
piccoliti, il tentativo di riprodurre il sentimento della notte e finalmente anche la tecnica. Però
è un tratto particolare del nostro maestro la propensione agli effetti di luce possibilmente forti,
ad una eleganza quasi ricercata di forme, di movimenti, di vestire, un certo manierismo che tende
a convertire in eleganza la grandezza e la severità degli artisti prima nominati. Sono specialmente .
notevoli la predilezione per l'oro, che il pittore adopera non solo per le vestimenta, ma anche per
i capelli degli angeli e delle donne, ombreggiandoli di rosso, e racconciatura artistica dei capelli
che per lo più formano grandi ciocche rotonde innanzi alla fronte e sulla nuca sono inanellati
in ricci. Il tipo delle teste ha i tratti nettamente delineati : naso a punta fortemente sporgente,
fronte rientrante, bocca piccola e tagliente, mento rotondo, grandi orecchi rotondi; le dita delle
mani sono lunghe, tenere, quasi senza ossa, e all'estremità rivolte alquanto all'insù ; la figura del
bambino è larga e goffa.

La domanda decisiva che dobbiamo fare innanzi a questo dipinto è questa: è il pittore fiorentino
o è umbro ? A prima vista sembrerebbe umbro, quando si considerino la tendenza alla grazia, anzi
alla dolcezza, il color delle carni di un rosso chiaro e delicato, e altre particolarità ; e veramente
si potrebbe pensare prima di tutto a Benedetto Buonfigli nel suo primo periodo, nelle cui opere si
manifesta pure, come qui nella figura di san Girolamo, l'analogia con lo stile di Benozzo Gozzoli
accanto all' influenza di Piero della Francesca. Però questo giudizio difficilmente regge innanzi ad
un esame più accurato. L'intelletto artistico che si manifesta nel piccolo quadro è di molto supe-
riore a quello del Buonfigli e mostra un carattere che è proprio più dell'arte fiorentina che del-
l'umbra. D'altra parte, passando in rassegna i pittori fiorentini della prima metà del Quattrocento,
non se ne trova alcuno fra quelli che ci son noti, a cui il dipinto si possa attribuire ; e sarebbe
più che ardito il voler concludere dalla relazione che l'artista mostra con il Baldovinetti e con
gli altri maestri della stessa maniera, nonché dalla rappresentazione accurata e graziosa degli ani-
mali, che in questo notevole lavoro si debba vedere un'opera di quel maestro finora affatto mitico
che è Giuliano Peselli. Perciò devo limitarmi a richiamare su questa pittura l'attenzione degli studiosi,
senza poter dare su di essa un giudizio positivo.

Alla scuola umbra appartengono però certamente alcuni altri quadri. Su due pezzi di un gon-
falone da chiesa uniti insieme provenienti dalla chiesa di S. Gregorio in Assisi si legge la scritta
II OPUS NICOLAI FULGINATI MCCCCLXVIII ; ma anche senza di essa, innanzi a queste eccellenti
pitture, disgraziatamente molto danneggiate, si pronunzierebbe il nome di Nicolò Alunno, giacche
mostrano chiaramente lo stile di questo maestro nel disegno delle figure e nel sentimento che si
manifesta in una spasmodica agitazione. Nella parte superiore è rappresentato il Cristo in croce
con intorno Maria, Giovanni, Maddalena e alcuni angeli; nella parte inferiore vedesi san Gy^egorio
in trono, innanzi al quale sono inginocchiate molte donne. Quest'ultima rappresentazione ci indica
il committente del gonfalone, che ne ricorda un altro simile ancora conservato in Assisi: è la con-
fraternita dei Flagellanti o Battuti, che con le aspre penitenze, ultima eco dell'ascetismo medievale,
ponevano in quel tempo le città dell'Umbria in straordinaria agitazione, agitazione che ha la sua
espressione artistica nelle poderose figure ascetiche e dure di Nicolò da Foligno.

I due quadri di san Giovanni Battista e san Giovanni Evangelista (nn. 406 e 407), molto
danneggiati, sono giustamente determinati dal catalogo come della maniera di Fiorenzo di Lorenzo.
Tralascio di ricercare se sieno proprio della mano di questo maestro o d'alcuno de' suoi imitatori,
il che mi sembra più probabile.
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