Archivio storico dell'arte — 3.1890

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PITTURE DI MAESTRI ITALIANI NELLE GALLERIE MINORI DI GERMANIA 251

Terzo fra i pittori umbri è il sobrio scolaro di Melozzo, Marco Palmezzano, di cui la galleria
possiede un san Sebastiano legato alla colonna molto rovinato Cu- 405). Dell'antica scritta non è
conservata che la data 1471; il resto è stato ridipinto da un falsario ed oggi vi si legge: Ioannes
Bcllinus inv. pingebat. Di quante attribuzioni non divenne oggetto nel corso del tempo il grande
pittore veneziano !

Un quadro di una confraternita del rosario ci fa conoscere un pittore umbro di epoca poste-
riore, noioso, che conserva ancora delle reminiscenze del Pinturicchio ed è un debole artista con-
temporaneo dell'Alfani: il dipinto rappresenta la Madonna con accanto san Domenico e san Gior-
dano e varie persone inginocchiate di tutte le condizioni (n. 412). Il catalogo gli rende troppo onore
dicendolo della maniera di Fiorenzo; nè si può ritenere che Sisto IV e Francesco Maria della
Rovere, dipinti nel basso, ne sieno stati i committenti, giacché il quadro fu eseguito certamente
molto più tardi, nel xvi secolo.

Dei più antichi maestri fiorentini non se ne trovano nella galleria di Karlsruhe che due:
il primo, un imitatore di fra Filippo Lippi, è autore d'una Madonna, che sostiene su di un para-
petto il bambino che la abbraccia, chiusa in uno stanzino da una specie di paravento, attraverso
le aperture del quale penetrano i fiori di un rosaio (n. 408), quadro completamente ridipinto; il
secondo è Lorenzo di Credi, rappresentato da un lavoro autentico ma non molto piacevole, dal
tono chiaro e senza forza, un tondo in cui son dipinti, nel modo solito del maestro, Maria e san
Giuseppe inginocchiati innanzi al bambino (n. 409). Della scuola fiorentina posteriore c'è il ri-
tratto in mezza figura d'un nobile signore in grandezza naturale (n. 440), dipinto nello stile di
Agnolo Bronzino, ma che certo non è della sua mano.

Volgendoci ora ai pittori veneziani, richiama innanzi tutto la nostra attenzione una graziosissima
Madonna fra san Girolamo e santa Caterina (n. 415) che, quantunque alquanto danneggiata,
tuttavia conserva l'effetto del colorito dorato e caldo e mostra in tutto il gusto del Carpaccio, al
cui figlio Benedetto è nel catalogo ascritta ; ma a me sembra più ragionevole l'osservazione ag-
giunta fra parentesi: «forse di Giovanni Mansueti». Poi troviamo una Sacra famiglia con san
Girolamo (413) di Girolamo da Santa Croce, fortemente ritoccata, e lo Sposalizio dì santa Cate-
rina (n. 414), quadro di un ignoto maestro abbastanza debole, che risente l'influenza del Catena.
La mezza figura di un Santo in estasi innanzi alla visione del Dio Padre, in un paesaggio bruno
(n. 420), forse della scuola bresciana, mostra analogia con Sebastiano del Piombo. Di due ritratti
di grandezza naturale, un capitano armato (n. 418) e un uomo in talare rosso (n. 419), ambedue
appesi troppo in alto per potersi esaminare attentamente, non si può dir altro se non che il
primo è dipinto nella maniera di Paris Bordone ed il secondo in quella di Tiziano.

Della scuola ferrarese-bolognese del secolo xvi c'è una Madonna dello Scarsellino (n. 423) e
una Maria con Cristo e i santi Giovanni e Caterina (n. 437), uno dei primi quadri di Innocenzo
da Imola, molto caratteristico, in cui si vedono ancora le traccie dell'influenza del Francia.

Lasciando fuori di considerazione un'antica copia da Bernardino Luini, una Madonna col barn_
Uno e san Giovanni (n. 426), rimane come unico quadro notevole di scuola lombarda nella gal-
leria di Karlsruhe una Madonna seduta dietro una balaustrata coperta da un tappeto, col bam-
bino che le salisce sul ginocchio e se le appoggia al petto, in un paesaggio bruno in fondo al
quale si vede il mare dipinto d'azzurro smorto. Anche qui il catalogo fa troppo onore al dipinto
attribuendolo ad Andrea Solario, per quanto amabile e grazioso sia l'effetto che produce a prima
vista. Piuttosto vi si potrebbe vedere un'affinità con le opere di Giampietrino, sebbene non sia
proprio di questo maestro. I volti delle figure hanno un'espressione tenera e amabile, ma le di-
mensioni delle teste sono alquanto piccole; i colori sono forti, ma il tono generale è freddo; del
resto non oso proporre con sicurezza il nome dell'autore di questa pittura.

Gli altri quadri italiani di questa galleria appartengono tutti ad epoca posteriore, giacché un
quadretto detto di Giulio Romano, rappresentante il Ratto delle Leucippidi (n. 436), ritengo sia
lavoro di un pittore fiammingo con tendenza alla scuola italiana del tempo e della maniera
del Mabuse. E dei dipinti d'epoca posteriore, fra cui non sono veramente notevoli che due Ma-
donne del Sassoferrato e un Bacco ed Arianna di Francesco Albano, non è qui il luogo di discorrere.
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