Archivio storico dell'arte — 3.1890

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HENRY TUOI)E

IV.

La Pinacoteca di Darmstadt.

Molto inferiore a quello della galleria di Karlsruhe è il numero di quadri del flore dell'arte
italiana nella pinacotèca di Darmstadt, ed i pochi pezzi scompariscono quasi del tutto accanto a
tutte quelle vistose pitture del secolo xvii e xvni che coprono le pareti della sala italiana.

Il migliore è senza dubbio un piccolo dipinto rappresentante Cristo in croce circondato dai
due Giovanni, da Maria e da Maddalena (n. 516 a), che però non è di Fra Bartolomeo come è
detto nel catalogo, bensì, a mio giudizio, di Francesco Granacci. Per il fine e delicato sentimento
e per il dolce effetto del colore corrisponde in tutto allo spirito di questo maestro e non già alla
vigorìa ed alla grandiosità del pittore di S. Marco.

Una Madonna con quattro angeli (senza numero) è di un seguace della scuola di Giotto e
precisamente d'un artista di cui si è conservato un gruppo d'opere, (alcune delle quali sotto il
nome di Lorenzo di Bicci o di Bicci di Lorenzo) che lavorò al principio del secolo xv e che è
uno di quei molti anonimi i cui lavori aspettano ancora di essere criticamente determinati.

È inoltre da menzionarsi una Madonna, che sembra esser divenuta una specie di tipo nella
scuola umbra, giacché si è conservata in parecchie copie tutte eguali, per esempio nel museo del
Louvre, in quello di Pest, in possesso di un privato a Parigi, ecc. Rappresenta in mezza figura la
Madonna col bambino benedicente in una mandorla di serafini su fondo d'oro (n. 513), e prima
si soleva attribuirla all'Ingegno. L'esemplare conservato in Darmstadt mostra ancora stretta rela-
zione con Fiorenzo di Lorenzo.

Una Pietà porta scritto tutto intero il nome di Jacopo da Valencia, quello scolaro dei Muranesi
che sembra abbia avuto la stolta pretesa di credere che le sue opere fossero alcunché di bello e
di notevole, poiché su tutte pose con ostentazione il suo nome; e come gli altri suoi lavori, così
anche questo brutto quadro scipito e duro, che vorrebbe dare ad intendere di essere animato dallo
spirito del Mantegna, non desterà così facilmente l'ammirazione di alcuno, ad eccezione forse di
quel brav'uomo di un paesello del Veneto che, tutto superbo d'una Madonna di questo maestro,
me la offerse una volta per 70,000 franchi.

Tralascio di dimostrare se la galleria di Darmstadt possa vantarsi con ragione di possedere
un'opera originale di Tiziano in un ritratto d'uomo vestito di nero eseguito nel 1565 (n. 519). Pro-
babilmente questo dipinto portava una volta più giustamente il nome del Tintoretto, quando faceva
parte della collezione Truchsess, dove passava per il ritratto di un duca d'Urbino; se questa at-
tribuzione fosse giusta, il quadro sarebbe da annoverarsi fra i migliori del Tintoretto. Un* altra
pittura che pure è ascritta a Tiziano è un'antica copia libera della Venere di Giorgione esistente
in Dresda. Fra molte altre antiche copie da quadri di celebri pittori ne nominerò soltanto due: quella
del san Giovanni Battista di Raffaello esistente nella galleria degli Uffizi, eseguita nel secolo xvii
e precisamente da un pittore cui sono famigliari i paesaggi del Poussin, ed una che sta appesa
troppo in alto per poterne giudicare con precisione, ma che sembra della maniera di Dosso Dossi,
e ripete quel busto di cavaliere dall'armatura rilucente, detto comunemente di Giorgione, che si
trova nella galleria di Hamptoncourt, in Parigi e in Francoforte sul Meno.

Di tutti lì-Iì altri quadri italiani di questa galleria non ci conviene occuparci,non cadendo l'arte
dei secoli xvn e xvm nella sfera delle nostre ricerche.
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