Archivio storico dell'arte — 3.1890

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HENRY THODE

destra si scorge Pietro che taglia l'orecchio a Malco; in lontananza vedesi Gerusalemme sotto il
cielo scuro ».

Come terzo nominerò un busto del Redentore Salvator mundi, donato dal pontefice Pio VII
a Federico IV duca di Sassonia-Gotha-Altenburg e che si riteneva lavoro di Palma il vecchio. Ma
nò questa nò le due altre attribuzioni finora proposte, a Rocco Marconi e al Catena, mi sembrano
giuste; invece il dipinto ò a mio giudizio un eccellente lavoro di Andrea Previtali. Rappresenta
Cristo, con volto di fattezze regolari, di esecuzione alquanto larga, dall'incarnato delicato e tra-
sparente, con barba bionda chiara ; in veste rossa e mantello azzurro, in atto di benedire con la
mano destra.

Dopo i quadri nominati richiama la nostra attenzione il nome di Michelangelo che si trova
due volte nel catalogo; però naturalmente non si tratta se non di due di quei numerosi lavori
eseguiti su copie di disegni del maestro, e precisamente il primo, che rappresenta il gruppo della
Pietà noto per l'incisione di G. B. de Cavalleriis (Maria innanzi alla croce, che tiene in grembo
il Corpo di Cristo, le cui braccia son sostenute da due angeli n. 494), è l'opera di un fiammingo
eseguita nella maniera di Lambert Lombard; l'altro (n. 493) è attribuito con ragione a Marcello
Venusti, ed anche la composizione di questo è ripetuta in diverse copie; rappresenta la Madonna
seduta con le gambe incrociate innanzi ad una tenda di color verde cupo, che tiene con la destra
un libro appoggiato sul sedile, e con la sinistra accenna al bambino che giace sul sedile stesso ;
al parapetto si appoggiano san Giovanni Battista che fa l'atto d'imporre il silenzio, e san Giuseppe
nell'atteggiamento che ha san Geremia nella cappella Sistina. Questo piccolo quadro, di esecuzione
molto accurata, può essere annoverato fra le migliori e più importanti opere del Venusti.

Altri grandi maestri, quali Raffaello, il Correggio, Paolo Veronese, il Luini e Andrea del Sarto,
non sono rappresentati che in copie d'epoca posteriore. Gli altri quadri originali non si possono
determinatamente attribuire a un dato maestro, ma solo in generale secondo lo stile e la scuola,
ad eccezione forse di una Madonna con san Francesco e san Bernardino da Siena (n. 487), che
mostra la maniera asciutta e meschina di Girolamo di Benvenuto. E bensì vero che il catalogo,
seguendo il parere del Bade, vede in una Madonna col bambino in grembo (n. 504) un lavoro
d'un artista conosciuto, cioè Girolamo Marchese da Cotignola ; però io non posso dividere questa
opinione, ma per ora pongo nella grande schiera degl'incogniti anche l'autore di questo
quadro, che si vede esser d'origine ferrarese. Nell'ultimo fascicolo dell'Archivio (pag. 218) il Maruti
l'attribuisce al Gian Francesco de'Mainai — attribuzione giustissima, secondo il mio parere. Ed a
questi incogniti appartengono anche le pitture che ora brevemente enumero. Cristo benedicente in
una cuspide gotica del secolo xiv, certo piuttosto d'origine pisana che fiorentina, e della maniera
del Traini (n. 485); Cristo in croce fra i santi Giovanni, Francesco, Antonio eremita e Caterina,
trittico del secolo xiv, probabilmente di scuola veronese-padovana (n. 486); Sposalizio di Maria,
prima detto di Cimabue, debole lavoro della fine del secolo xv, forse senese (n. 488); Re prigio-
nieri condotti innanzi ad un giudice, ritenuto ferrarese dal barone Liphardt, e che lo Schmarsow
giudica opera di Macrino d'Alba, ridipinto totalmente, talché a mio parere non se ne può dare
un giudizio positivo (n. 489); Madonna col bambino e san Giovanni, quadro d'un debole imitatore
di fra' Filippo Lippi e del Botticelli (n. 491); Giuseppe d'Arimatea, quadro fiorentino del secolo
xvi, della maniera del Franciabigio (n. 501); Madonna col bambino e san Giovanni, copia mo-
derna dello stesso dipinto, che nella galleria di Dresda (n. 295) porta il nome di Vincenzo da
San Gimignano, e che il Frizzoni ultimamente attribuì al Lotto (n. 503); Sacra famiglia, prima
detta di RafFaellino del Garbo, dipinto del principio del xvi secolo (n. 505) ; Ritratto di donna con
un libro ed un garofano, ritenuto dapprima del Garofolo appunto per quest'ultimo particolare,
e che invece è piuttosto un'antica copia d'un ritratto di scuola fiorentina della seconda metà del
secolo xvj. (n. 50G), e finalmente un Ritratto di gentiluomo attribuito prima a Tiziano, ora al Tin-
toretto, e che io ritengo non sia nè dell'uno nè dell'altro, senza voler d'altra parte tentare di deter-
minarlo con certezza ; fu anche ascritto al Bassano e a Paolo Veronese.
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