Archivio storico dell'arte — 3.1890

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PITTURE DI MAESTRI ITALIANI NELLE GALLERIE MINORI DI GERMANIA

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quasi giorgionesco (n. 166;; è lavoro di quel Francesco Bonsignori di Verona, che il Vasari
chiama Monsignori, e che qui eccezionalmente adotta egli stesso quest'ultima forma del suo nome
nella segnatura che è : « Regina celi letare Alleluya F. M. P. »

Di due lavori di scuola bellinesca, 1' uno, una Madonna coi santi Girolamo e Francesco
(n. 172) non è d' alcuna importanza ; 1' altro (n. 657) è un'antica copia della Madonna coi santi
Giovanni Battista e Girolamo nell' Accademia di Venezia (n. 124), che passa come opera di
Vincenzo Catena, ma che il Crowe e il Cavalcasene ascrivono a Benedetto Diana. Una graziosa
rappresentazione dell' Annunciazione, che si svolge in una stanza fornita d' ogni sorta d' utensili
(n. 191), è un buon lavoro originale di Girolamo di Santa Croce.

L'epoca posteriore della scuola veneziana, è rappresentata da una Madonna coi santi Girolamo,
Stefano e Giorgio (n. 33), copiata da quella di Tiziano nel Belvedere a Vienna; da una Madonna,
della seconda metà del secolo xvi (n. 199), che il Waagen attribuì ad un artista sconosciuto,
Domenico da Castelfranco, e finalmente da una MassevHa di campagna (n. 201), della scuola dei
Bassano.

Scuola lombarda. — Questa scuola non è rappresentata che da quattro quadri, e di questi
uno soltanto si può attribuire con certezza ad un artista, cioè VAscensione di Maria (n. 186) che
è indubbiamente lavoro di Marco d'Oggionno. Rappresenta Maria, in una mandorla circondata da
angeli che suonano, che s'innalza al cielo verso il Dio Padre che le tende le braccia, mentre di
sotto gli apostoli, raccolti intorno al sarcofago, la guardano dietro. Il quadro, dipinto a colori
svariatissimi, fra i quali dominano il rosso e il giallo, secondo la maniera solita di questo artista,
mostra nei tipi una manifesta analogia con Bernardino Luini, nel paesaggio con Leonardo. Il
secondo dipinto è attribuito erroneamente a Gaudenzio Ferrari e rappresenta il Busto d'un uomo
che tiene in mano un liuto; non se ne può dir altro, se non che vi si riconosce fino ad un certo
punto l'influenza di Giorgione. Il terzo è opera d'un maestro che ci è conosciuto già per altri
lavori, ma il cui nome non si è finora riusciti a determinare. È quello stesso artista che dipinse la
Lavanda dei piedi esistente nell'Accademia di Venezia e di cui, come osserva il catalogo di Berlino,
è conservata una Madonna con santi nel museo di Napoli (Scuola lombarda, n. 15). Il Bode ne ha
recentemente trattato nel suo articolo: «un maestro anonimo dell'antica scuola Lombarda» nel
fascicolo V-VI dell'Archivio. Se anche il Crowe e il Cavalcasene caddero in errore quando vollero
riconoscere nel nominato dipinto di Venezia l'influenza del Boccaccino, è però certo che si tratta
d'un pittore lombardo, che conobbe l'arte veneziana e ne subì l'influenza. Il quadro della galleria
di Breslavia rappresenta Maria col bambino, seduta in una camera fra san Giuseppe e santa
Lucia (n. 164), e sono in esso veramente caratteristici il colore delle carni d'un forte giallo o rosso-
giallo, cui sulle guancie e sul naso è sovrapposto un vivo color rosso; lo splendido paesaggio dal
succoso colorito, la forma delle mani con le dita sottili e appuntite. Il bambino ha forme graziose
iì la sua foggia del vestire è quella prediletta dell'antica scuola milanese che segue l'esempio del
Foppa. E a Milano accenna finalmente una Madonna (n. 387) dipinta nella maniera asciutta di
Bernardino de' Conti.

Nominiamo in line un unico quadro di scuola ferrarese, una graziosa Annunciazione del Garofolo.

Henry Thode

Archivio storico dell'Arte. - Anno iii. Fase. vii-vlli.
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