Archivio storico dell'arte — 3.1890

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21l\ LO STANZINO I)A BAGNO DEL CARDINAL BIBBIENA

tanza per l'insieme della disposizione delle pitture, le quali, per i loro argomenti, si dividono in
due gruppi: il primo che occupa il posto più ragguardevole, cioè le pareti dove stanno le nicchie,
comprende cinque scene tutte in relazione fra loro, che trattano la nascita di Venere ed i suoi
amori con Adone; il secondo ne comprende tre che hanno per argomento gli amori di Pane e di
Vulcano. Ora, secondo una lettera del Bembo del 25 aprile 1516, si doveva porre nello stanzino da
bagno un'antica statua di Venere, per la quale però Raffaello non trovò dopo il posto, onde il Bembo
prega il Bibbiena di lasciarla a lui. Ciò mi fa pensare che gli argomenti delle scene che si riferi-
scono alle leggende di Venere fossero scelti in relazione a quella statua e fossero i primi stabiliti
dal cardinale, il quale fece poi seguir loro gli altri dietro domanda di Raffaello. E si può ritener
probabile, che il cardinale avrebbe scelto anche per le altre scene gli argomenti dalla leggenda di
Venere, se fosse stato possibile di mettere nello stanzino la statua della dea, sicché il tutto sarebbe
stato pienamente armonico e in relazione con essa.

Però, per non fermarmi troppo a lungo alle ipotesi, passo a considerare più da vicino il primo
gruppo e a ricercare in qual grado esso dipenda dagli scrittori classici. 1

Nella pittura che sta sulla parete della porta a sinistra di chi entra si vede, come abbiamo
detto, Venere che esce dalla spuma del mare ed entra in una conchiglia. Con la mano sinistra
spreme l'acqua dai capelli e tiene la destra alzata in atto di stupore. Sulle nuvole che stanno al
di sopra di lei è adagiato Urano che, col manto rialzato fin sopra i fianchi, guarda giù sul mare;
Saturno si piega contro di lui e gli vibra un colpo di falce contro i genitali. Entrambi portano in
capo la corona reale e il primo tiene in mano un fascio di spighe, al cui posto nell'incisione del
Piroli ed in quella del Landonio è falsamente posta [ture una falce. Il passo che diede occasione
a questa rappresentazione è il commento di Servio a Virgilio (V, 801), secondo il quale Venere
sorse dalla spuma del mare mescolata con il sangue del membro tagliato di Urano caduto nell'acqua.
Non indifferente è in qnesta pittura il motivo dello spremere dei capelli, perchè appunto questo
fu, secondo un epigramma di Antipatro Sidonio, 2 il motivo più importante in un quadro di Apelle
dello stesso argomento, e ritorna costantemente in tutte le repliche posteriori. Ora non è a dir vero
giustificato il voler vedere in questa pittura l'influenza di tale rappresentazione; però il ripetersi in
essa di quel motivo principale non si può spiegare in altro modo che ritenendo che l'artista cono-
scesse la descrizione del quadro d'Apelle e si prefiggesse d'imitarlo.

Segue, come abbiamo veduto, nella parete laterale sinistra, la rappresentazione di Venere che
solca con Amore le onde portati da delfini; di tutte le otto composizioni è questa senza dubbio la
più fina: mollemente adagiata sul delfino, volgendo il bel dorso allo spettatore, con i capelli e le
vesti svolazzanti al vento, la dea è portata velocemente attraverso il mare, sicché Amore col suo
delfino stenta a tenersele al fianco e lo deve aizzare con la frusta e con la voce. 3 II motivo di
Afrodite che attraversa il mare accompagnata da amorini pervenne al Rinascimento dall'antichità
e fu molto usato; ciò non di meno rimane a considerarsi se nella letteratura antica non ci sia
qualche passo su cui si fondi la nostra rappresentazione. Claudiano (De nupt. Honor. et Mar.,
148 e segg.) ce ne dà una descrizione ed in una poesia d'Anacreonte è descritto un disco d'argento
in cui è rappresentata Afrodite sulle onde del mare circondata da ninfe e da amorini, tutti portati
da delfini, 4 composizione che troviamo in parecchie antiche opere d'arte. Però non mi sembra che
da qui sia venuta l'ispirazione alla pittura di cui parliamo, ma che essa sia piuttosto in relazione
strettissima con le pitture che seguono, per cui ne ritornerò a parlare più tardi. Tuttavia voglio
qui far notare una cosa non priva d'interesse, che cioè il pittore dipinse i delfini come pesci senza
squame, con muso, lingua e denti di leone.

La pittura subito appresso ci mostra Venere seduta in un bel paesaggio con gli occhi volti
mestamente a terra e la mano appoggiata alla mammella sinistra, attraverso la quale Amore l'ha

1 Vedi le incisioni : Peintures da Cabinet de Jules II 3 Fu riprodotta in incisione da Marco da Ravenna,
au Vatican de l'invention de Jules Rornain, recueillée par Bartsch, XIV, 324, con qualche mutamento: nell'aria
les Piranesi et dessinóes par Thomas Piroli, 1803, e cioè si vèdono due iddii dei venti e nel fondo una città
quelle del Landonio che da esse sembrano copiate. con porto.

2 Vedi anche negli epigrammi dell'Antholoaia Paia- 4 '1'. Bergk, Poètae lyrici c/meri, p. 832, n. 56.

tina, XVI, 179-182 e Ovidio, Amori. I, 14, 33.
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