Archivio storico dell'arte — 3.1890

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ADOLFO VENTURI

core, ricordato da quel poeta come Zeusi dell'età sua, un mediocre quadretto nella galleria di
Berlino, rappresentante una Sacra Famiglia, ove si dimostra sotto l'influsso della scuola di Ve-
rona, specialmente di Liberale; ci restano pure alcuni quadri di Michele Lambertini, deboli cose di
artista in ritardo, di un trecentista senz'anima perduto nel quattrocento. Tali si dimostrano i
quadri di lui esistenti nelle pinacoteche di Bologna e Venezia; e il quadro a caselle eseguito per
commissione di Gurone Maria d'Este, abbate commendatario della Pomposa, che si vede nella
badia di Nonantola. In quest'ultimo quadro, a tutta prima, nella soave testa della Vergine, nella
dolce espressione dell'Arcangelo Gabriele, nel S. Genesio, che ricorda un tipo abituale del Pisa-
nello, si scorgono accenni a maniera più ariosa; ma a chi attentamente osservi queste figure, non
tarderà ad accorgersi che furono posteriormente rifatte. Le leggi della prospettiva sono ignote al
Lambertini: fa le mani senza nodi, sotto agli occhi delle sue figure mette grossi sacchi lagrima-
tori, e mostra un grandissimo stento e povertà d'invenzione e di mezzi.

Nello stesso infimo grado artistico, stanno altri pittori forestieri e bolognesi del quattrocento. 1
Tozzo e deforme è Francesco de' Pelosii veneto, grottesco è Giovanni di Jacopo Martorello lom-

da Gio. Antonio Bumaldo. Di Severo pittore così di-
scorre a pag. 242, il Bumaldo: « 1460. Severum quen-
dam sub liac tempora Pictorem Bononiensem invenio
scriptis tantum retatimi) illius tamen opera depicta se-
verioris parce manu obtruncata conijcio, aut saltem
obliviosae obscuritatis sub velo latitantia, oum nihil suo
nomine adhuc aspexerim. » Sotto la data del 1470, il
Bumaldo riporta i seguenti versi dell'Achillini:

« Gio. Antonio dissegna e col colore
Adorna vago i suoi dissegni tutti,

Fatto si è Cesar tanto di valore
Che al paragone ha suoi lavor condutti

Giacopo, Claudio, col Bettin qui conio &c
Li duoi Baroni son de' rari al mondo
Anchise col disegno ha giuste forme &o. »

Sotto la data del 1490, questi altri versi:

« Nella sculptura un ci è, ch'ogni altro excelle
D'ogni rilievo, tondo, mezzo o basso

Gio. Francesco è costui, &c »

Sotto la stessa data:

« Antonio Piffar ci è, qual è Divino
Col suo dissegno &c
Il non si dee tacer qui Gavardino
Che di tant'arti s'orna il Giovinetto
Col suo rilievo e col dolce bollino &c.

Sotto la data del 1495:

Mattheus Gemmarum effigiator Daedaleus, de quo
Achill. in Virid.

Un altro ci è, che pur nel mondo è raro
Intaglia corniole, e Calcedoni
Tenuto ogni suo taglio è molto caro
Perchè sta con gli antiqui paragoni
Questo è Mattheo nell'arte sì preclaro

huius memini vidisse pluribus ab hinc annis ne nonnul-
la» gemmas varijs characterizatas aniinaculis pulcher-
rimis, ostensas ab amico diarissimo antiquitatum stu-

diosissimo D. Bartol. Rov. mut. inter qua plures alias
aliorum artiftcum, &c.

Sotto la data 1508, riporta questi versi dell'Achillini:

Che dirò di Vincenzo, che in scoltura

Fa cose da stupirne la natura?

1 I ricercatori d'archivi hanno accresciuto l'elenco
conosciuto fin qui de' pittori bolognesi nel secolo xv.
Dal Gualandi (Memorie originali italiane risguardanti
le Beile Arti, Serie I, 1840 e Serie III, 1842, Bologna)
trovasi più volte ricordato, dal 1459 al 1495, Tommaso
di Alberto Garelli, pittore di baldacchini, stendardi, ban-
diere, pallii pel comune di Bologna. Nel Gualandi tro-
vasi anche il testamento di m° Pietro, quondam Giovanni
Lianori pittore, sotto la data 19 Settembre 1460. Il Mal-
vasia ricorda di Pietro de' Lianori pitture con le date
1415, 1442, 1446. — Il Filangieri (Di un dipinto finora
attribuito ad Antonio Solario, detto lo Zingaro. Archivio
storico per le provincie napoletane. IX, 1, 1884, Napoli)
dimostrò che un quadro della Galleria nazionale di
Napoli non è del Solario, ma di Antonio Rimpacta bo-
lognese, che lo eseguì intorno il 1510, e fu pagato nel-
l'anno 1511 (secondo la stima di due pittori, l'uno eletto
dal Convento, l'altro da lui stesso, e questi fu Antonio
de Mantreda de bononia pictor, ancora sconosciuto). —
Non conviene dimenticare fra i pittori bolognesi, di cui
oggi si hanno scarse notizie, Giacomo Ripanda, ricordato
dal Volterrano nella sua Antropologia, come disegnatore
dei bassorilievi della colonna Traiana. Il Ricci nella
Guida di Bologna accenna ad un Giacomino di Tom-
maso, a Cristoforo, cui il D'Agincourt aggiunge erro-
neamente il cognome di Ortali (1456), a Giovanni di
Pietro dei Faloppi (1440), a Giovanni di Nicola (1454)
a Antonio di Giovanni veneziano, dimorante in Bologna
(1454), a Bartolomeo (1454). — In una pubblicazione
di Guerrini e Corrado Ilicci, parlasi pure di uno Zoppo
pittore, da non confondersi con Marco Zoppo. E più
verosimile che fosse Paolo da Brescia o Paolo Zoppo,
seguace dei Bellini, che fu anche a Ferrara, per ornare
i camerini di Lucrezia Borgia, nel 1505.
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