Archivio storico dell'arte — 3.1890

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ADOLFO VENTURI

dunque che Vasari fa applicare alla pittura il Francia, questi invece insegnava quell'arte ad una
schiera di giovani. Del resto, sin dal 1487, il Salimbeni, nel suo Epitalamio, parlando del Francia,
così si esprime:

« Lui Polygnoto col pennello avanza »

Morto il Gossa ferrarese intorno al 1480, Ercole Roberti e Lorenzo Costa vennero a racco-
gliere in vece sua lo scettro dell'arte pittorica a Bologna; e quando Ercole Roberti, compiuta la

Tav. 4. — LA SACRA FAMIGLIA DEL FRANCIA

(R. Galleria di Berlino)

decorazione della cappella (larganelli in S. Pietro, se ne tornò a Ferrara, Lorenzo Costa e il
Francia dovettero stringere amicizia e lavorare di conserva tra loro.

Giovanni II Bentivoglio chiamò entrambi ad ornare di pitture il suo palazzo e le cappelle per
lui edificate nelle chiese. A san Jacopo Maggiore, insieme co' Trionfi e con la famiglia del Signor
di Bologna schierata innanzi alla immagine della Vergine, opere de' primi tempi del Costa, si
ammira la splendida tavola del Francia. Nell'oratorio di S. Cecilia, il Costa e il Francia lavora-
rono a fianco l'un dell'altro. Antonio Galeazzo protonotario, figlio di Giovanni II, commise al
Francia una tavola, la cui predella ora esistente nella galleria di Brera e la lunetta della cimasa,
ancora situata al posto primitivo furono eseguite dal Costa. Considerando questi fatti, appare che
al Costa era assegnato un posto inferiore al Francia; i primi scompartimenti, nella serie degli

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