Archivio storico dell'arte — 3.1890

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NUOVI DOCUMENTI

terremoti. 1 Descrivo una bella e magna processione
fatta di Settembre, nella quale furon portati il confa-
tone nuovo della Madonna e 'l nuovo di S. Lorenzo
(protettore della città), dipinti e ornati da Fra Giovan
di Fiesoli dell' ordine Domenicano. 2 Ci informa della
deliberazione allora presa di costrurre in quel sito una
devota Cappella di materiali stabili, con una abitazione
di religiosi, quali fumo certa compagnia d'omini ve-
stiti di bianco, < on li cappucci aguzzi bianchi a bec-
chetta e mantelli bisci, che si chiamavano Gesuati. 3
Per ultimo, dice che nell'anno Domini 1470 furo prin-
cipiati e fatti li fondamenti della chiesa grande. 4

Ma il cronista, che ci fu largo di questi e d'altri
ben più minuziosi dettagli, seguì anche in ciò la scia-
gurata usanza di molti cronisti italiani, e ci negò fino
il più lieve indizio per chiarirci l'autore d'un'opera d'arte
così importante. Eppure ne dovette aver contezza. Sap-
piamo che il modello, giacché il modello ci dovea essere
e ci fu,3 venne discusso in una congrega dei maggiorenti
del Comune, ed egli era del bel numero. Oltre di che, pur
tenuto conto delle trasformazioni avvenute dipoi, il con-
cetto primigenio, l'idea fondamentale di quel tempio
era ispirata a tale una grandiosa novità, che non potea
non fare impressione in una città, la quale, sebbene
non iscarsa di bei monumenti civili, non avea però a
quel tempo edifici! religiosi di cotanta rilevanza. La
antica Cattedrale, in istato poco men che rovinoso, era
allora ristretta sino all'attuale presbiterio. Avea, per
giunta, l'ingombro del coro nel bel mezzo della nave
maggiore, che la rendea penosamente angusta. r> Il san

1 Ivi, pag. 92. Nella prima sala del pala/.zo del Comune, sulla
volta e nelle pareti, è dipinta la storia della fondazione di S. M.
della Quercia. In una di tali pitture, opera della fine del secolo xvi,
si vede rappresentata una Deputazione del Comune di Siena, ve-
nuta al Santuario a sciogliere il voto. Ma il fatto è tutt'altro che
storicamente accertato.

2 Di questo pittore, omonimo del famoso Beato Angelico, e so-
pravvissuto a lui, non fa menzione il eh. P. Marchesi, nella sua
opera Pittori, scultori e architetti Domenicani. Bologna, 1879.

8 I Gesuati furono una Religione di laici, detti apostoli della
povera vita, o chierici di S. Girolamo, istituita dal B. Gio. Co-
lombini da Siena e approvata da Urbano V in Viterbo nel 1367
(Feo Belcari, Vita del Beato Colomb. Roma, Dragondetti, 1659).
Furon soppressi da Clemente IX nel 1668, ad istanza della Repub-
blica Veneta (Moroni, Dizion. di erudizione stor. eccl., voi. \XX,
pag. 110).

4 Ciampi, op. eit., pag. 268.

3 Una deliberazione della Compagnia della Madonna e dei

l'riori, del 26 dicembre 1174, stabiliva che gli Officiali, deputati

alla sopravveglianza della fabbrica, stent modello eis assignato

et tradito super edificia ipsius Ecclesie (Archivio Comunale —

Liber Reformationum, voi. XIX, c. 119 ad annum),

8 Leggiamo in un Ricordo dei Priori dell'aprile 1190 — Fu con-
cluso che si levasse questo coro quale sta nel mezo della Chiesia
de S. Laurentio : si levasse in modo che la chiesia rimanesse
spicciata... E poco appresso, molti ciptadini et li calonici de San
Laurentio predecto et molti altri.... furo presenti quando et Go-
vernatore, de oolunta de Mons. et Vescovo, pigliò uno martello
con lo quale lui volse dar principio, in segno di deeta demo-
litione; et smurò alquanto de muro della spalla diretro de

Francesco e S. Maria della Verità erano, ò vero, più
spaziose. Ma coi loro tetti a scheletro, con quella se-
vera ascendentalità dell'architettura ogivale, colla loro
semplicità e nudità decorativa, erano ornai troppo al-
l'ariti g a, nò rispondeano più alle nuove idealità del-
l'arte, che andavasi ringentilendo al soffio del Rinasci-
mento. V'era altresì S. Maria di Gradi. Ma, pur essa
costrutta sul vecchio tipo archi-acuto. Anzi, se lice
giudicare dai superbi frantumi disseminati nei possessi
di quel Convento, dovea avere un'impronta d'austerità
monastica assai più marcata, con quelle forme tozze e
massiccie, che arieggiano un po' la rudità Normanna;
come riscontransi nella nostra Badìa di San Martino,
e in tutte le altre costruzioni chiesastiche della prima
metà del secolo xiii, ispirate o compiute dal Viterbese
Cardinal Capocci. D'altronde, quel primo modello di
S. M. della Quercia non poteva esser mai una ispira-
zione locale. Quella torre campanaria, distaccata, strutta
a più ripiani, colossale, altissima, anche più di quanto
oggi la vediamo, 1 rammentava troppo gli ardimenti
Lombardi e Toscani, di cui non era alcuna traccia
nelle nostre contrade. Cionondimeno, nò i Cronisti, nò
gli atti del Connine, nò i copiosi codici d'allora, hanno
una sola parola rivelatrice dell'impressione di quei
giorni, e dell'artefice che architettò il famoso Santuario.

È vero che, nel primo inizio tra il 1467 e il 1469,
quel novello edificio non dovette esser divisato di gran
mole. Il Cronista, anche quando tratta di stabilire la
Chiesa definitiva, da sostituirsi alla Cappella provvi-
soria contesta di legnami, non dubita punto di chia-
marla anch'essa una Cappella. 2 R Paolo II, nella sua
Bolla d'assenso alla Costruzione della Chiesa stabile,
concede soltanto l'innalzamento d'una Ecclesiola cum
humili campanili. 3 Però, tre anni dipoi, al momento
della esecuzione, s'era di certo mutato di proposito.

decto coro — (Libro dei Ricordi dei Priori dal 1485 al 1495. n. 21,
c. 94). Il Vescovo era Francesco Maria Visconti di Milano, uomo
di vasti disegni. Egli non solo tolse il coro dal mezzo della Chiesa,
ma ampliò e piantò il giardino dell'Episcopio, includendovi l'an-
tichissima strada, che, da dietro il Duomo, menava a Porta Valle
(Arch. Com. Lib. Reformat., voi. XIX, pag. 92).

1 Nelle suindicate pitture esistenti nel palazzo del Comune, vi
ha quella della parete a destra, che rappresenta il tempio odierno
della Quercia, con allato il suo Campanile. È singolare che questo
sia disegnato a quattro ordini, mentre quello costrutto non ne ha
che tre, e vi siano altre decorazioni di dettaglio, che non furono
mai tradotte in att >. È vero, che questo campanile lo si dovette
diroccare fino al 1° ordine nel 25 giugno 1634, perchè minacciava
rovina. Ma sappiamo con certezza, che tutti i conci vennero ri-
collocati in opera; nè la torre patì diminuzione. (Libro delle Ri-
cordanze di Sindicheria segnato col n. 125, c. 144, nell'Archivio
di S. M. della Quercia). Convien dunque pensare che il disegno
del campanile, pella pittura del palazzo, venisse tolto dal mo-
dello originale, che avrà recato i quattro ordini, e che questi,
nell'esecuzione, per una cagione qualsiasi, furon poi ridotti a tre*
Un arbitraria fantasia del pittore, non ci pare in tal caso di
poterla concedere.

2 Ciampi, op. eit., pag. 93.

3 Documento I.
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