Archivio storico dell'arte — 3.1890

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naldo per resto della Madonna dipinta nella volta. (Libro
dei Credit, o Debit. segn. N. 141, c. 77).

(2) 1519. Settembre 13. Il Sindaco Fra Ililario deve
bavere ducati cinque, et tanti ne haveva pagati per noi
agli eredi di Mariano Chigi, et per lui a Maestro Mo-
naldo dipintore, per conto della fabrica, per parte di
due. 15, monto e lavoro della picjtura del coro, senza né
colore azurro né oro postoci. (Ivi c. 84). 1

Tavola della incoronazione della Madonna, cominciata
da Fra Bartolomeo Della Porta e compiuta da Fra
Paolino da Pistoja.

(3) 1528. Ricordo che, poiché lo altare maggiore del
choro stava malissimo assettato et con jioca reverentia
del Sacramento, et la tavola grande incominciata per
decto altare stava qua et la per la Chiesa, et si gua-
stava per questo il Padre Priore fra Seraphino fece

porre la tavola predecta, benché imperfecta, a lo altare
grande et fargli uno ornamento posticcio di legname. 2
(Libro del Ricordi N. 117 c. 126).

' (4) 1543. Al tempo del Priorato del Reverendo Padre
Fra Thomaso Buoninsegni Senese, si messe la tavola
et figura di Nostra donna in quel modo che ancora si
vede al presente: e il pictore fu il Padre Fra Paolino

1 Questo fresco esiste tuttora; però ritoccato di recente.

2 II ricordo della Cronicha della Chiesa, che riferiamo qui
appresso, dice che il quadro della Incoronazione fu soltanto di-
segnato da Fra Bartolomeo, e compiuto dipoi nel 1513 da Fra Pao-
lino da Pistoja. Questo conferma anche il P. Marchesi; il quale
assegna al lavoro di Fra Bartolomeo l'anno 1514 (op. cit. Voi. II
p. 103). Però da questa nota del libro dei ricordi, pare si debba
dedurre che, al 1528, la tavola non era più allo stato d'un sem-
plice disegno, perchè altrimenti non si potrebbe comprendere,
come in tale stato la si fosse potuta collocare sull'altare. Sem-
brerebbe adunque che allora fosse stata già cominciata a di-
pingere, almeno nella parte superiore, ov'è rappresentata la co-
ronazione della Vergine, e che, nell' allogarla sul!' altare, si
nascondesse la parte inferiore con un ornamento posticcio di
legname. Cosicché, quando Fra Paolino la tolse a compiere
nel 1543, non ebbe a dipingere che quest'ultima parte, ove si
veggono varj santi in atto di adorazione. Questa opinione trova
conferma nella minore finezza di colorito e purezza di contorni,
e massime negli sragionevoli partiti delle pieghe dei manti, che
tanto differenziano la maniera della prima, dalla seconda metà
del quadro. Ma chi avrebbe dipinto quella prima metà? A questo
par rispondere il Vasari nella vita di Jacopo da Pantormo, ove
dice che Mariotto Albertinelli si partì da Firenze e andò a lavo-
rare a Viterbo la tavola che fra Bartolomeo vi avea cominciata,
(Vasari, op. cit. V. 189). Questo però dovrebbe essere avvenuto
prima del 5 gennaio 1512, epoca certa dello scioglimento della So-
cietà tra Mariotto e Fra Bartolomeo. Se non che, questa data |
contraddirebbe all'anno 1514, assegnato dal P. Marchesi alla ve-
nuta del Frate a Viterbo. Cosicché, o bisogna retrotrarre di qual-
che anno questa venuta, oppure (non avendosi notizia di altri |
che vi ponessero mano) concedere che la tavola da Fra Barto-
lomeo lasciata imperfecta, non era soltanto disegnata, ma co-
minciata a dipingere, tanto che la si potesse innalzare sull'altare
nel 1528. A ogni modo, questi tavola, che il P. Marchesi, per i
quanto gli si scriveva, dichiarò più non esistere, rimase sempre j
sull'altare maggiore di S. M. della Quercia fino al 1889; ed ora
tolta di là, è custodita provvisoriamente in una camera dell'an-
tico chiostro delle donne.

da Pistoia dell'Ordine nostro, et hebbe in nome di pa-
gamento quarantacinque scudi d'oro se bene si dice
che il disegno di tale figura è dell'excelentissimo Fra
Bartolomeo, converso ancor esso dell'ordine nostro. Et
perchè si abbi magior notitia della tavola, in cima a
quella è un mezzo tondo, dove vi é dipinto un Dio
Padre in atto di dare benedizione, ornato intorno d'an-
gioli 2; nel quadro poi da basso, vi è una gratiosa Ver-
gine in ginocchioni, quale è coronata dal Signore, in-
torno di molti angioli: abasso vi sono inginocchioni tutti
i santi nostri, con di molti altri santi; tenuta molto bella
opra da quelli che sono dell'arte. Si cognosce che è
opera di Fra Bartolomeo (Libro delle Croniche della
Chiesa c. 4).

(5) 1543. A dì 17 di Novembre. Pagati ad Frate
Paulo di Pistoja, per la pittura della tavola della Cap-
pella maggiore, a bonconto scudi 20 (Libro grosso della
Madonna e. 226).

(6) 1544. A dì 3 di Giugno. Fumo pagati a Frate
Paulo di Pistoja pittore se. 20, a bon conto di se. 34,
quali detto Frate Paulo deve havere per resto de la
pictura da lui fatta de la taula de l'altare maggiore
(Ivi c. 227).

(7) 1544. Addì 21 di Settembre furono pagati a
Frate Paulo da Pistoja, per ogni suo restante di la pictura
de la taula di coro, se. 14 (Ivi e. 228).

Quadro in tela di Fra Bartolomeo Dalla Porta, rap-
presentante Gesù Cristo risorto, che in sembianza di Or-
tolano si presenta alla Maddalena.

(8) La Cappella (della Maddalena) è della Chiesa, et
non ha padrone. Vi è una bellissima tavola (?) di mano
del exceliente Fra Bartolomeo, che è il nostro Signore,
quando in forma di ortolano si apresenta a Sta Ma
Magdalena. Il Rdo. Padre Priore, che è adesso il Padre
Fra Zanobi Buonaccorsi, ha dato ordine et commis-
sione al Sagrestano Maggiore, che è lo scrittore pre-
sente, che la comodi di ornamento conveniente a sì bella
pictura, ma non si è ancora facto per non vi essere
molta comodità 3 (Lib. della Cronicha della Chiesa, c. 9).

1 Dai documenti che si danno qui di seguito, il prezzo di detta
pittura risulta invece di scudi 54.

2 Questo mezzo tondo, dipinto su tela da Fra Paolino, esiste
tuttora nella Chiesa. Si riferiscono al medesimo queste registra-
zioni.

1544. Addì 10 giugno. - Pagati a M,° Giovanni Menico legnajolo
julii 6, per uno telaro a forma di mezzo tondo per la taula di
l'aitar magiore (Libro Grosso della Mad. c. 227 t.).

1544. Item a Paulo Pittore per colore di decto telaro (Ivi).
* 1544. Item a Fra Gabriello structore Julii 6, per braccia 5 tela
larga, per lo sopra di decto telaro (Ivi).

8 E pare che il buon sagrestano non lo facesse più mai; co-
sicché non ebbe mai campo d'accorgersi che il dipinto non era
su tavola, ma su tela. Questo quadro, tratto giù da gran tempo
dall'altare, forse perchè seriamente danneggiato nelle parti ove
la tela s'appoggia al tramezzo del telaro, è ora custodito insieme
all'altro suddescritto nella camera del chiostro delle donne. Anche
di questo scrissero al eh. P. Marchesi che più non esisteva!
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