Archivio storico dell'arte — 3.1890

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IL MUSEO BORROMEO IN MILANO

colla Vergine e il Putto fra i santi Gr. Batt. e Sebastiano? Dolce e grazioso nella espressione e nei
motivi delle pieghe, le forme eccessivamente lunghe ci richiamerebbero alla mente il noto mila-
nese Agostino Busti detto il Bambaja, se non altro per certa affinità di stile. Per un altro verso saremmo
tentati a pensare ad un autore veneto, non tanto pel nome di Marco, quanto perchè nella indi-
cazione della data 1525 (e non 1424 come potrebbe apparire a prima vista) bella die 25 Mazo,
quest'ultima parola corrisponderebbe in dialetto veneziano alla parola Maggio in italiano. In fine
non ci rimane di bel nuovo se non di rimettere agli eruditi la determinazione della provenienza
dell'amabile scultore.

MADONNA COI SS. GIOVANNI E SEBASTIANO
(Marco da S. Michele)

Portano una impronta spiccatamente lombarda di certo le due figure funebri di pieno rilievo
rappresentanti due putti, che tengono una fiaccola rovesciata e stanno appoggiati ciascuno col go-
mito destro sopra un teschio. Non sono forse creature affatto somiglianti a quelle dei putti che vediamo
nei disegni e nei dipinti di Cesare da Sesto e di Andrea Solari? In ispecie con quest'ultimo l'af-
finità è tanta da farci argomentare che l'autore delle sculture possa essere il fratello Cristoforo,
detto il Gobbo. Si veda nella sagrestia meridionale del duomo di Milano una figura marmorea di N. S.
legato alla colonna, segnata del suo nome e non si vorrà negare che vi si rivelano sensibilmente
le sue attinenze col fratello pittore. Nei putti di casa Borromeo il taglio dei visi e il modo di trattare
le tondeggianti membra infantili trovano riscontro palese in quelli dipinti dal suindicato pittore.
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