Archivio storico dell'arte — 3.1890

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IL MUSEO BORROMEO IN MILANO 349

alcuno volesse vedervi l'espressione di un omaggio del Re cavalleresco alla Vergine in occasione del
suo ingresso in Milano dopo la vittoria riportata a Marignano nel 1515 potrebbe facilmente aver
colto nel segno. L'autore è ignoto, ma secondo ogni verosimiglianza va ricercato nella valorosa
schiera degli scultori lombardi operanti nei primi decennii del Cinquecento.

Voltandoci dal lato opposto presso un piccolo tramezzo ci sentiamo attirati da altri due graziosi
capi di scultura. L'uno è una testina di Minerva con un bell'elmo squisitamente ornato a bas-
sorilievo. Vi ò nell'insieme un sapore classico che sa di antico greco o romano, in ispecie nelle
forme della diva. Tuttavia saremmo piuttosto inclinati a credere che si tratti di un lavoro d'imi-
tazione dall'antico, eseguito nei bei tempi del nostro Rinascimento, e lo deduciamo massime dal
modo molle e tondeggiante con cui vediamo eseguite certe figure sull'elmo.

Gli fa riscontro una testa di puttino di una mirabile ingenuità; una di quelle per l'appunto che in

RITRATTO DI CAMILLO TRIVULZIO

(Bernardino de' Conti ?)

altri tempi si solevano attribuire senz'altro a Donatello, ma per le quali la critica moderna ha
trovato altri nomi, corrispondenti ad una fase dell'arte più raffinata e più matura. Si confronti
infatti, anche mediante la fotografia, il delizioso bustino della raccolta Borromeo con uno di quelli
della chiesa dei Vanchettoni a Firenze ed altri simili in diversi Musei e non si troverà fuori di
luogo l'ammettere che se quelli vanno giustamente indicati col nome di Desiderio da Settignano,
anche questo può essere ragionevolmente attribuito allo stesso autore, tanto ben ispirato ed abile
nel ritrarre le nature infantili.

Il diaframma, ossia la grande traversa a guisa di paravento che si stonde nel mezzo della sala,
è pure ornato alle estremità da due busti di figure femminili, rispondenti a tipi dell'impero ro-
mano dal primo al secondo secolo. Quivi, fra i dipinti da poter interessar gusti diversi, non vo-
gliamo omettere di rammentarne alcuni di speciale interesse storico ed artistico. Non sapremmo
convenire colla indicazione della tabella dimostrativa là dove essa dà semplicemente per copia di
scuola lombarda un ritratto di profilo (n. 155), che se ha qualche cosa di freddo e di crudo pure
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