Archivio storico dell'arte — 3.1890

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IL MUSEO BORROMEO IN MILANO

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lustrare l'incisione che ne fece Silvestro Pianazzi 1 la pone fra il primo e il secondo stile, che si
potrà interpretare nel senso ch'essa spetti approssimativamente ad un periodo fra il 1515 e il 1520.
Per dove e per incarico di chi poi egli avesse eseguito il trittico è altro fatto che andrebbe
opportunamente ricercato, poiché potrebbe giovare a rint racciarne la storia. Per ora non ci è dato
verificare altro se non che anteriormente si trovava nella già citata collezione del Sig. G. B. Monti,
dalla quale passò poi in quella del Conte Giberto Borromeo. Il Colombo 2 giustamente vi rileva
il pregio inerente al vigore e alla morbidezza delle tinte per cui Gaudenzio primeggia fra lutti i
pittori della scuola, mentre molti vollero emularlo ma nessuno seppe stargli a paro. La scioltezza
delle linee poi e la sentita vivezza delle teste ci garantiscono che la parte di mezzo devesi tutta
alla mano del maestro, il quale inoltre rivela le sue individuali peculiarità in certe sue caratte-
ristiche che ricorrono costantemente, massime nelle conformazioni delle estremità. Le figure sebbene
chiuse in anguste dimensioni vi si vedono collocate in così sciolta maniera, come ben osserva il
Bordiga, che quasi 11011 lasciano desiderare maggiore spazio. Osservazione codesta che viene a
taglio in altri osi pure, in ispecie in ([nello di un' altra tavola di una Madonna con angeli di
Gaudenzio, venuta alla luce recentemente ed entrata a far parte di una raccolta d'un fortunato
amatore milanese, mercè il quale ci verrà fatto d'illustrarla prossimamente, come la più accurata
fra quante ne possiede dell'autore la capitale lombarda.

Quanto alla parte che gli spetta nella Galleria Borromeo non s'è peranco esaurita la materia.
U11 frammento gustosissimo è quello che vedesi alzando lo sguardo ad una sopraporta nella stessa
sala, dove sono improvvisati con magistrale facilità due infantili figure d'angioletti in sul volare,
reggenti una corona sopra un fondo a frondi fruttifere ed una cortina rossa. 3 C'insegnano il Bordiga,
e il Colombo che faceva parte in origine di una pala posta sul l'aitar maggiore nella chiesa delle
monache di Santa Chiara in Milano. Questa rimase danneggiata in modo che si pensò a dividerla
in varii pezzi. Quello di mezzo, dov'era dipinta la Vergine col Bambino sopra il ginocchio destro,
in atto di benedire, vedesi ora nella sala maggiore della civica Pinacoteca Carrara in Bergamo.
Una figura di un San Bernardino che stava a destra, per essersi infradiciato il legno, peri; la Santa
Chiara ch'era a sinistra, quantunque privata della metà inferiore, passò nel Collegio d'Adda in
Varallo, a cui ne fece regalo il Bordiga, ed oggi appartiene all'onorévole deputato Giulio Prinetti;
i due angeli che sorreggevano la corona sopra la testa della Vergine sono quelli sul merito dei
quali richiamiamo appunto l'attenzione dell'amatore. Confrontati per rispetto alla loro esecuzione
col trittico allegato dianzi, essi ci provano come Gaudenzio vada posto nel novero di quegli artisti
che nel corso della loro carriera si trasformarono e svilupparono sensibilmente. Non è a dubitarsi
che l'ancona di Santa Chiara appartenga alla maniera più progredita del maestro, quale ci si
manifesta nelle opere da lui eseguite a Milano negli ultimi anni di sua vita, che ebbe termine
nel 1546.

E ammissibile quindi che un periodo di una ventina d'anni o più interceda fra le due creazioni
sue osservabili in casa Borromeo. La sua mano ha raggiunto una pratica ed una speditezza gran-
dissima nel frattempo, mentre il colorito si è fatto pallido e più molle, senza che le figure perdano
per nulla della loro vivacità, la quale trabocca non meno dalle movenze che dalle scintillanti
pupille. Per questi particolari riescono tanto attraenti i due angioletti indicati, laddove nelle opere
più complesse dello stesso, tempo circa, quali sono per esempio i freschi in una cappella di Santa
Maria delle Grazie, e la tavola del Martirio di Santa Caterina a Brera, le esagerazioni e le ricer-
catezze offuscano talvolta i tratti di sublime bellezza e ci avvertono che l'artista già ha varcato
i limiti dell'età d'oro e s'avvia sul declivio della decadenza.

Se avessimo a prendere alla lettera l'Indicatore della terza sala Borromeo si dovrebbe tener

1 Le opere dei pittore e plasticatore Gaudenzio Fer-
rari disegnate ed incise da Silvestro Pianassi, dirette
e descritte da Gaudenzio Bordiga. Milano, coi tipi di
Paolo Andrea Molina 1835.

2 Vita ed opere di Gaudenzio Ferrari. Torino, Frat.

Bocca, 1881, p. 63-64.

3 Simili creazioni sono quelle di due angeli scher-
zanti fra alcuni rami, quali vedonsi disegnati sopra un
foglio nella pubblica raccolta di disegni in Dresda, dove
passavano fin qui per opera del Correggio, come cia-
scuno di leggieri potrà verificare nella fotografia fattane
dalla nota ditta Braun.
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