Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 358
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.41
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.42
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0371
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0371
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
358 GUSTAVO FRIZZONI

conto di un nome ira i più grandi di quanti si conoscano, cioè di quello di Leonardo da Vinci.
Ma non è il caso ; dovendosi ammettere che quel nome, in vero molto ambito dai raccoglitori, è
rimasto scritto quivi quasi per dimenticanza, oppure come semplice richiamo di una dolce
illusione di altri tempi. Benché il dipinto potrebbe competere con parecchi che da alcuni scrittori
del giorno vengono attribuiti all'eccelso maestro, crediamo che alla per fine nella Madonna di
che si ragiona (n. 51), fornita di ricca cornice col motto humilitas, non si avrà a verificare se
non il prodotto di un'arte derivata da quella del Vinci, che si potrebbe più precisamente definire
per una copia antica da un originale del Sodoma.

Altra cosa è a dirsi rispetto ad allievi di Leonardo quale Gian Pietrino, Boi trafilo, Cesare
da Sesto e i segni non dubbi della loro attività quali appariscono nella sala medesima. Del primo,
artista che si distingue per le sue aggraziate figure ideali, porgiamo riprodotta quella del-

L'ABBONDANZA

(Giampietrino milanese)

l'Abbondanza, motivo gradito non meno che quello delle ninfe e delle giovani sante per isfog-
giare l'avvenenza delle forme unitamente alla soavità di un sorriso femminile. Per questo verso
sarebbe fors'anco da anteporre a detta figura quella di una santa Caterina che le sta da canto (n. 4),
come meglio esente da quella tendenza al lezioso che si scopre spesso nei tipi di Gian Pietrino. Certo
si è che codesta mezza figura di santa Caterina, ove fosse sottoposta ad una leggiera ripulitura
fatta da mano pratica, ci rivelerebbe una delle più delicate cose uscite di mano del pittore non
solo per la fine espressione del volto, ma anche pel sentimento vivo e caratteristico col quale egli sa
rendere la forma della mano, mentre il grato accordo de' colori delle carni in unione a quelli delle
vesti, verde, giallo, rosso, risortirebbe vieppiù spiccatamente. Sarebbe davvero un omaggio degna-
mente reso all'autore.

Oh non è lo stesso suo sorriso in fine quello che ci guarda incontro dall'alto nel virginale e
quasi femmineo viso di un Arcangelo Michele che uccide il demonio in forma d'idra colle teste
incoronate (n. 3), quale vedesi rincantucciato in alto nell'attiguo oscuro angolo della sala? L'Indi-
loading ...