Archivio storico dell'arte — 3.1890

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IL MUSEO BORROMEO IN MILANO 359

catore a dir vero lo farebbe di Marco d'Oggiono. Comunque sia noi lo raccomandiamo ai nobili
proprietari sperando che riescano a procurargli un posto migliore. 1

Al Beltraflio, benché il suo nome apparisca esposto ripetutamente, non sapremmo accreditare
altro che una piccola tavola con un Cristo giovinetto visto di faccia, busto senza le mani (n. 42).
Caratteristico in lui è il taglio regolare del viso, non senza richiami al suo gran maestro. La pit-
tura pur troppo è alquanto svelata.

I)i maggior momento, non foss'altro pel soggetto e per la ricchezza dei motivi ai quali dà
luogo, è la tavola dell'Adorazione de'Magi di Cesare da Sesto, dipinto interessantissimo, sia per
la rarità delle opere del suo autore in genere, sia pel curioso eclettismo ond'è improntata. Che
l'autore non fosse altri che Cesare, già lo riteneva il defunto conte Giberto, come che dietro la
tavola si trovi scritto da mano forse del principio del secolo: « Bernardino Luino, che esisteva nel
soppresso oratorio di San Michele de' disciplini in Porta Nova a S. Bartolomeo ».

L'onorevole Senatore Giovanni Morelli nel suo libro intorno alle gallerie Borghese e Doria, là
dove passa in rassegna i quadri del pittore, qualifica quello che ci sta davanti riprodotto per l'opera
più remota fra quante di Cesare da Sesto sono a nostra conoscenza; la ritiene eseguita nei primi
anni del xvi secolo, e colla fondata sua esperienza spiega l'ecletismo che vi abbiamo riscontrato
colle sensibili influenze che il pittore alquanto girovago dovette avere subito a Firenze parte da
Lorenzo di Credi, parte da Mariotto Albertinelli, come pure a Siena dal Pinturicchio. 2 Curioso assai
vi è il fondo a paesaggio, con certe costruzioni di caseggiati a finestre strette e a tetti acumi-
nati, che non sono tolti di certo dall'Italia centrale, ma insieme ai campanili e ai castelli accu-
sano piuttosto carattere nordico. Nelle figure poi e (in nelle teste dei cavalli sonvi bensì dei ri-
chiami a Cesare, ma nel complesso ci pare che il dipinto colle sue peculiari crudezze si diversifichi
alquanto dalle altre sue opere autentiche a Milano, a Napoli, a Vienna, a Pietroburgo e via di-
cendo, sì da lasciarci sempre un po' perplessi circa la sua origine, per quanto ci si presenti nella
sua primitiva nitidezza, grazie al lavoro di ristauro accurato e coscienzioso operatovi dal valente
Cav. Cavenaghi, lavoro mercè il quale fu risarcito dai guasti che lo deturpavano fino a pochi anni
or sono.3

Da questi pittori ai Lombardi della One del xvi e del xvii secolo avvi un salto notevole. Che
i Procaccini e i Crespi abbiano avuto a dipingere spesso per la famiglia Borromeo è cosa che a
Milano apparisce per isvariati segni. Contemporanei del celebre Cardinale e santo che Milano no-
vera per le benevolenze sue fra i proprii patroni, essi trovarono occasione d'illustrarlo spesse volte
e in isvariati modi.

Parecchie opere che spettano ai medesimi, ritratti e figure religiose, stanno sparse nelle quattro
sale di che ci occupiamo e danno favorevole testimonianza del valore dei loro autori, tenuto conto
dei tempi. Oltre alla grande tela di Giulio Cesare Procaccini già avvertita nella prima sala ci
piace rammentare nella quarta una tavoletta di Gian Batt. Crespi detto il Cerano (11. 23) rappre-

1 Quanto a Marco d'Oggiono, se non andiamo errati,
ci pare che meglio converrebbe a lui la tavola dell'Ad-
dolorata a mani giunte, n. b, aggiudicata invece a Gian
Pietrino.

Il taglio del viso, non che delle mani, colle ombre
nere, i colori decisi dei panni sembrano accennare al
primo. E da notarsi d'altronde che gli doveva fare ri-
scontro in origine un san Giovanni orante di simili di-
mensioni, ora assai annerito, e relegato quindi al buio
nella precedente sala al n. 56. — Dati i soggetti, ci è
lecito congetturare che nel mezzo stesse una Crocefis-
sione, della quale ignoriamo l'ulteriore destino.

2 Vedi: Die Galerien Borghese und Doria Panfiii in
Rom von Ivan Lermolieff, Leipzig. F. A. Brockhaus,

1890, pag. 149 e 211.

3 Se si avesse a prestar fede assoluta alle iscrizioni
non andrebbe trascurata una tavola quadrata e mas-
siccia che reca in grandi (troppo grandi) lettere il nome
di Bernardo Zenale (11. 32). L'essere collocata fra le duo
finestre in modo che si vede a stento è la sola circo-
stanza a vero dire che può salvare qualche illusione
in chi si ponga oggidì ad osservare il dipinto ; dov'è
rappresentato Nostro Signore seduto entro una larga
nicchia e dileggiato dai Giudei. Osservato da vicino,
si converrà ch'è opera rozza e per di più assai ritoc-
cata, da potersi difficilmente ritenere di cosi impor-
tante maestro. Pure, poi che viene citata per genuina
dagli storiografi Calvi, Cavalcasene ed altri, conver-
rebbe praticarvi le opportune prove per sincerarsi in-
torno alla sua entità.
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