Archivio storico dell'arte — 3.1890

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364 GUSTAVO FRIZZONl

di arbusti, di erbe e di sassolini, che denotano nell'autore, staremmo per dire, delle qualità da mi-
niatore. Tutti questi elementi si possono verificare in modo analogo in un quadro non meno strano
e ricco di svariati motivi, che vedesi nella Pinacoteca Estense in Modena, munito del nome altri-
menti sconosciuto di Bernardo Parengon (sic) e rappresentante un san Gerolamo in penitenza presso
il Crocifisso e una figura di vescovo a canto (sant'Agostino). Dov'è da osservare che il Sig. Caval-
casene nella sua Storia della Pittura non dev' essersi dilungato dal vero identificando detto autore
con quello che eseguì tre attraentissime tavolette con istorie di san Luigi e di sant'Antonio nella
Galleria Boria Panfili in Roma, quivi tenute per creazioni del Mantegna. Ora mentre è evidente
coi criterii del giorno d'oggi che il Mantegna non v'ha a che fare, noi ci limiteremo a significare
che l'autore di tutte coteste opere deve avere attinto tanto all'antica scuola padovana dello Squar-
cione quanto alla contemporanea veronese rappresentata in ispecie da Liberale.1

Quarta sala.

Lungo le pareti, oltre una miscellanea di quadri fiamminghi, tedeschi e italiani, stanno esposti
sotto vetro molti disegni, fra i quali si distinguono quelli dei milanesi neo-classicisti Appiani e
Bossi, una veduta del Canaletto, delie piccole figure di Stefano della Bella, e via dicendo. Agli in-
telligenti dell'architettura vuoisi raccomandare uno studio curioso, condotto a penna, di un teatro
all'antica tracciato dal pittore ed architetto cinquecentista G. B. Aleotti d'Argenta nel Ferrarese.

Non ci diffonderemo intorno agli autografi, che per la natura loro richiederebbero una pub-
blicazione apposita.

Fra i quadri, in un gruppo d'opere di scuola olandese, andremmo a scegliere anzitutto un bel
paesaggio originale di Arturo van der Neer, dalla tinta locale ben resa sopra una estensione di ter-
reno abbandonato dagli uomini ma visitato da un incerto chiarore della luna (n. 11), motivo codesto,
come si vide altrove, ricercato con predilezione dall'autore.

Sul diaframma che sta nel mezzo della sala un ritratto del fiorentino Lorenzo Villani in pit-
toresco costume del tempo, eseguito certamente da un pittore tedesco, che secondo la locale indi-
cazione sarebbe l'augustano Cristoforo Amberger.

Fra gl'Italiani, un romantico Arcangelo Michele di Giulio Cesare Procaccini, che andrebbe
confrontato con altro simile quadro nella Pinacoteca Ambrosiana, e una patetica Orazione all'Orto
del Cerano. Di notevole effetto di chiaroscuro e di vivido tocco è pure una piccola composizione
rappresentante il Cenacolo, opera di Luca Giordano (n. 30).

Quanto a certa tavola dove è dipinto il Battesimo di N. S. con alcuni angeli sulla riva del
Giordano, vi si scorge bensì una reminiscenza con notevoli varianti del grande quadro di Gau-
denzio Ferrari della chiesa di S. Maria presso S. Celso, ma l'attribuire a lui stesso quello di casa
Borromeo non apparisce giustificato dal carattere del dipinto stesso. Il Colombo succitato, là dove
ne fa menzione, soggiunge ch'è da riporsi fra i meno belli che siano usciti dalle sue mani e che
porta i contrassegni della fretta. Chi abbia famigliarità coll'artista però facilmente si persuaderà
che anche nelle cose tirate via lo spirito suo brillante e pieno di brio suol trasparire insieme ai

1 Antiquata e insostenibile assolutamente è la deno-
minazione di Mantegna nella stessa sala in casa Borromeo,
applicata al n. 39 : le Nozze di Caria. Per quanto il
dipinto (di piccole proporzioni) possa piacere per la sem-
plicità sua e pel grazioso fondo ad architettura da ram-
mentare gli antichi pittori di Ferrara e di Padova, è
cosa troppo rigida e meschina per poter essere aggiu-
dicata ad un grande maestro.

Parimenti dobbiamo respingere l'attribuzione di Bra-
mante a proposito di un ritratto d'uomo sbarbato su
fondo chiaro, dalla testa magistralmente modellata (n. 63).
Apparentemente l'autore non è neppure italiano, bensì
fiammingo, nel genere di Ruggero van der Weyden e si-
mili. —- Né si potrà difendere come uscito dal pennello
del Moroni il ritratto di personaggio ecclesiastico sopra
a porta, (n. 66) per (pianto opera di merito pur esso.
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