Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LELIO ORSI

E GLI AFFRESCHI DEL " CASINO DI SOPRA " PRESSO NOVELLAR A

maggior parte delle opere d'arte hanno nella loro vila,
come la maggior parte degli uomini, un'epoca deslinata
ai viaggi; con questa differenza, che per gli uomini que-
st'epoca cade nella loro giovinezza, per le opere d'arte
nella vecchiaia. Con la fondazione e con lo sviluppo di col-
lezioni private e pubbliche, il patrimonio delle opere d'arte
formatosi nel lungo tempo della fecondissima attività arti-
stica nelle chiese e nelle case d'Italia, cominciò negli ul-
timi secoli a muoversi, e ancor oggi una schiera innume-
revole di dipinti, strappati dalla loro patria e da tutte le
loro tradizioni, gira senza posa per il mondo cambiando
luogo e proprietario. Nessuno, nemmeno il più zelante ri-
cercatore, potrebbe fare una statistica, anche soltanto ap-
prossimativa, di questi naufraghi sbattuti dalla tempesta:
ogni anno alcuni di essi entrano e trovano stabile dimora nel tranquillo porto dei musei, ma la
gran maggioranza, dopo essersi mostrati per pochi momenti, scompaiono di nuovo nell' incerta
oscurità. E non solo i quadri eseguiti sul cavalletto, ma ben anche le pitture murali, alle quali
si sarebbe potuto profetizzare che rimarrebbero in uno stesso luogo fino alla loro rovina, ora che
s'è trovato il modo di muoverle, togliendole dal muro e riportandole sulla tela, non sono più si-
cure dalle astute insidie degli avidi amatori. Cosicché non dovrebbe più recar meraviglia che un
bel giorno venisse alla luce in una piccola città della Germania l'intera decorazione della sala
d'un palazzo italiano dell'epoca del Rinascimento.

Tuttavia chi scrive non potè far a meno di stupirsi quando recentemente ebbe notizia d'un
simile fatto e quando poco dopo ebbe modo di convincersi della sua realtà. Egli trovò in possesso
di una certa signora Gerard a Wiesbaden una serie di grandi pitture murali, che, sebbene scom-
poste in singole parti, tuttavia sono fra loro in relazione e una volta formavano insieme un tutto.
E ben vero che il gran nome del Correggio, che fu loro imposto dalla proprietaria, non spetta
loro, come m'avvidi al primo sguardo che vi gettai; ma pure si manifestava in esse un genio
artistico così importante ed erano così attraenti le rappresentazioni nella loro singolarità, che mi
sembrò desiderabile rendere maggiormente noti al pubblico quei notevoli saggi dell'ardita arte de-
corativa italiana del Cinquecento, sicché fu organizzata in questi ultimi mesi una esposizione di
quelle pitture nel salone artistico di Rodolfo Bangel in Francoforte sul Meno ; esposizione che finora
non ha fatto sì che fossero acquistate da qualche grande collezione pubblica o da qualche ricco
amatore dell'arte.
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