Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LELIO ORSI E GLI AFFRESCHI DEL « GASINO DI SOPRA » PRESSO NOVELLERÀ !3(>7

Non solo perchè in .queste pitture dobbiamo vedere i primi esempi alquanto importanti della
maniera artistica di un maestro finora quasi del tutto sconosciuto, ma anche perchè gettano
nuova luce sul contenuto e sulla forma dèlia decorazione dei palazzi italiani, mi sia concesso —
dopoché in un breve studio pubblicato nella Frankfurter Zeitung ho già cercato di richiamare
l'attenzione su di esse — di darne qui una descrizione ed un giudizio più esteso.

Secondo quanto mi fu comunicato dalla signora Gerard ed è ripetuto in una breve descrizione
a stampa in di lei possesso, le pitture provengono dal « Gasino di sopra » presso Novellara, una
villa dei Gonzaga che, dopo aver cambiato più volte proprietario, divenne proprietà dei marchesi
di Polignano Montecuccoli ; e dopo essere state trasportate su tela da Giovanni Rizzoli da Pieve
nell'anno 1845, furono acquistate dal pittore Gerard che credette di riconoscervi un'opera del Cor-
reggio: egli le portò in Germania, dove, dopo la sua morte, rimasero alla sua vedova. Sembra
che in origine si elevassero all'altezza di più di nove metri e decorassero una sala di forma ro-
tonda e poligona, il che si vede anche da alcune particolarità di prospettiva. Sono in tutto venti
quadri, che, secondo la loro varia destinazione locale, devono essere distinti in quattro categorie.
La prima comprende otto pezzi, che, uniti insieme, formavano un fregio alto circa due metri che
limitava al disopra la decorazione delle pareti; alla seconda appartengono sette quadri larghi circa
1111 metro ed alti quasi tre, ciascuno con una figura più grande del naturale, che senza dubbio dove-
vano avere intorno una cornice architettonica e decoravano la parete al disotto del fregio; la terza
comprende quattro medaglioni alti un metro e mezzo, larghi alquanto più di uno, rappresentanti
imitazioni di busti, e che devono essi pure essere stati racchiusi in campi più piccoli circondati
da cornici architettoniche; finalmente c'è ancora un pezzo unico, alto circa un metro e largo un
metro e mezzo, che è da considerarsi come la lunetta d'una porta.

I. — Il Fregio.

Il motivo fondamentale del fregio è una costruzione architettonica adorna di sculture e di
pitture. Delle figure a foggia di cariatidi, dipinte in grigio su grigio, poste a distanze disuguali che
si ripetono regolarmente e sostenenti un cornicione a mensole adorno di ovoli, racchiudono alter-
nativamente delle pitture di argomento allegorico e delle imitazioni di rilievi di color grigio-vio-
letto. Una tenda rossa con fiocchi incornicia le figure allegoriche, che poggiano su zoccoli a foggia
di frontoni con grandi volute ed un cartoccio con una maschera nel mezzo. La parete al disotto
del fregio era coperta, se anche non tutta, da una drapperia rossa dipinta, come si può argomen-
tare dai resti delle pitture conservati. Tutto il fregio poi non era diviso dalle cariatidi in comparti-
menti della stessa grandezza, ma in campi più e meno larghi simmetricamente alternati. I due pezzi
più grandi sono larghi più di cinque metri ed hanno nel mezzo una figura allegorica con ai lati
due finti rilievi. Due altri pezzi, larghi circa due metri e mezzo, non contengono dei finii rilievi
ma soltanto la pittura allegorica; gli altri quattro, larghi un po' più di due metri, non hanno in-
vece che i rilievi, ciascuno in mezzo a due cariatidi. Essi sembrano formare delle parti che fini-
scono nello stesso modo, giacché, corrispondentemente ai pilastri dipinti nelle pareti sotto il fregio,
dei quali si vedono ancora i capitelli, le pitture sono terminate ciascuna da un lato, oltre che dalla
cariatide, anche da una grossa voluta dorata rivolta all'insù, nelle cui curvature si vedono dei
ricchi festoni di frutti e puttini.

E chiaro che in questa divisione del fregio si ripete la divisione architettonica delle pareti sot-
tostanti, della quale però non ci possiamo più fare una esatta idea. E parimenti non si può più de-
terminare con certezza in quale ordine si siano seguiti l'un l'altro i singoli compartimenti, giacché
deve sembrare ardito ogni tentativo di ricostruzione, finché non sappiamo se veramente ci sieno
conservate tutte le pitture della sala. Osserviamo ora brevemente le singole rappresentazioni.

In uno dei pezzi più larghi (fig. 1) si vede nel centro, mezza seduta e mezza giacente, una
donna ignuda che appoggia il braccio destro su di un grande cubo e tiene in mano un 1 ilo, al
quale ò attaccato un oggetto che, non si distingue chiaramente e che forse è un piombino; dietro
di lei si scorge una grande palla ed una squadra. Il rilievo a sinistra rappresenta, a quanto pare,
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