Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LELIO ORSI E GLI AFFRESCHI DEL «GASINO DI SOPRA» PRESSO NOVELLALA 375

contrapposto fra le urli di questa che costruiscono e la furia di quella che distrugge. Ma come
sì potrebbero accordare con questa spiegazione le figure delle divinità? Solo molto stentatamente.
E poi a quali esplicazioni dell'attività umana in pace si accenna? Si aspetterebbero non solo le al-
legorie dell'arte, ma anche quelle dell'agricoltura e simili. Ma qui è rappresentata in una figura (n. 1)
o la geometria o l'architettura; nell'altra (n. 3), per cui non si può trovare una spiegazione com-
pletamente soddisfacente, probabilmente la scultura; nella terza (n. 4) un'arte alfine alla prima, non
facilmente determinabile. Ora, non è nemmeno possibile ammettere che sieno rappresentate le tre
arti belle, giacché, anche con la miglior volontà del mondo, nella donna con la zappa non si può
veder rappresentata la pittura. D'altra parte per l'uomo che grida (n. 2) non si può dare altra
interpretazione, se non che egli rappresenti una forza diabolica distruggitrice, come quella del fuoco,
o del terremoto, o della guerra, o simili.

Però, se le allegorie del fregio non ci dànno un punto d'appoggio certo per una sicura spie-
gazione, lo stesso avviene con le sette figure di divinità. Il numero di esse porterebbe a ritenerle
rappresentazioni dei pianeti o delle arti liberali; ma queste due spiegazioni si dimostrano impos-
sibili e inconciliabili con le figure stesse. Per fai modo non resta altro che confessare che l'idea
generale non si può per ora spiegare, e che anzi non si può nemmeno esprimere con certezza sul
nesso intimo delle rappresentazioni una ipotesi. Ciò sarebbe forse possibile soltanto quando si aves-
sero notizie della persona del committente e dei casi della sua vita.

Maggior fortuna si può avere nel rispondere all'altra domanda che sorge osservando gli af-
freschi, nel cercare cioè l'artista che li ha eseguiti, giacché non si può dubitare nemmeno per un
istante ch'egli non sia altri che quel Lelio Orsi che dimorò appunto in Novellara. Tutto ciò che
sappiamo per antiche notizie intorno alla sua maniera artistica concorda pienamente coi risultati
dell'analisi da noi fatta delle particolarità stilistiche delle pitture. Imitatore dapprima del Cor-
reggio, è detto che egli abbia sentito l'influenza degli affreschi di Giulio Romano nella vicina Man-
tova e che abbia anche studiato le opere di Michelangelo in Roma. Nel tempo in cui furono ese-
guiti i nostri affreschi, cioè alla metà del xvi secolo, era egli l'unico notevole pittore di Novellara
che, non solo lavorasse per i castelli dei Gonzaga, ma che anche decorasse le facciate e l'interno
delle più ragguardevoli case della città. Che poi le pitture non sieno d'altri che dell'Orsi è anche
confermato dalla testimonianza del marchese Campori 1 che parla appunto della loro vendita, no-
minandole come opere dell'Orsi. Lo stesso ci dà anche una notizia storica intorno ad esse: egli
dice cioè che esse furono vendute dal marchese Luigi Montecuccoli al conte di Chambord in Ve-
nezia, cosicché il pittore Gerard dovrebbe averle acquistate da quest'ultimo.

Le pitture del « Casino di sopra » hanno però, oltre all'interesse che destano le loro rappresenta-
zioni, un valore per la storia dell'arte, essendo gli unici saggi alquanto importanti dell'attività di
Lelio Orsi, della quale nulla ci è conservato, ad eccezione di alcuni pochi pezzi di pittura orna-
mentale trasportati dalla Rocca di Novellara nella galleria di Modena. Esse ci insegnano a cono-
scere da vicino un artista, di cui finora si è conosciuto non molto più del semplice nome.

Il primo che ci desse alcune notizie intorno a Lelio Orsi fu l'Orlandi ; 2 però i dati più estesi
intorno alla sua vita ed alle sue opere li dobbiamo al Tiraboschi, 3 il quale ci diede una breve
biografia dell'artista. Egli si servì a tal uopo di una vita dell'Orsi, della seconda metà del secolo xvii,
conservata in un manoscritto dell'Archivio Ducale Segreto in Modena, da cui tolse tutte le notizie
più importanti, che qui di nuovo riassumeremo.

Gli antenati di Lelio provenivano da Tizzone, castello nel Parmigiano; dimorarono per qualche
tempo in Bagnolo al servizio dei Gonzaga, indi si recarono a Reggio, dove il nostro artista nacque
intorno al 1511. Suo padre fu forse un pittore, Bernardino Orsi, che dipinse per il duomo di Reggio, ove
ancora si vede, una imagine della Madonna di Loreto con l'iscrizione: Comes Galeatius Comitis Bac-
carini de Canossa. Bernardus Ursus Regiensis pinxit 1501■ Lelio frequentò la scuola del Correggio
e cominciò a lavorare in Reggio. Dicesi che nel 1544 dipingesse a chiaroscuro nella Torre dell'orologio

1 Campori, Artisti estemi. Modena, 1855, pag. 201.

2 Oki.andi, Abecedo.rio pittorico.

3 Tirabosoiii, Notizie ile' pittori, scultori, incisorie
architetti di Modena. Modena, 178G, pag. 281 e segg.
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