Archivio storico dell'arte — 3.1890

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HENRY THODE

alcune figure. Al tempo del Tiraboschi erano ancora conservate le seguenti sue òpere: un S. Fran-
cesco di Paola nella chiesa di S. Bartolomeo; una Nascita di Cristo in quella del Corpus domini;
un S. Girolamo in S. Giovanni; i tre santi Rocco, Giobbe e Sebastiano provenienti dalla chiesa di
S. Maria ed allora in possesso del sig. Francesco Parigi; un S. Giovanni Battista in mezza figura,
in possesso del medesimo. Erano già allora periti o smarriti un S. Martino della chiesa di S. Do-
menico, un S. Giobbe di quella di S. Maria del Carmine e le pitture della facciata della Casa Cor-
radini e Ferretti. Gli si attribuivano inoltre la Madonna del rivellino fuori di porta S. Croce e
un S. Giacomo nella chiesa dello stesso nome. Su suo disegno Giovanni Bianchi detto Bertone
dipinse la Beata Vergine della Ghiaia, e l'antica vita dice che a rendergli onore per ciò gli fu
fatto il ritratto. E lo Hèinecken 1 disse di possedere un'antica incisione in cui quel ritratto era ri-
prodotto, con la scritta: Lelius Ursi de Regio miraculosiss. imaginis B. V. M. inven.

Quando Lelio abbandonò Reggio, essendone, a quanto si narra, stato esiliato, dicesi che dap-
prima viaggiasse, e veramente andasse anche a Roma, dove studiò le opere di Michelangelo, e in
parecchie città della Lombardia dove lasciò dei saggi della sua attività. Più tardi prese stabile do-
micilio in Novellara. Qui ebbe varie commissioni dai conti di Novellara e prima di tutte quella
di decorare la loro Rocca. Il Tiraboschi non vi trovò che gli affreschi d'una sola sala, molto ro-
vinati, in cui era rappresentata in quadri di forma circolare la storia del figliuol prodigo, e nel
fregio quella del casto Giuseppe. Alcune altre pitture, cioè gli avanzi di un fregio con rappresen-
tazioni varie e figure d'animali, furono trasportate da Francesco III a Modena insieme con la rap-
presentazione del Ganimede attribuita al Correggio, e si possono ancora vedere in quella galleria.
Colà pure fu portato un Crocifisso 2 acquistato da Francesco V, che una volta, come una Nascita
di Cristo ora smarrita, si trovava nella Rocca e quindi nel Casino di sotto. Tutte le altre deco-
razioni di case da lui eseguite: un S. Lorenzo su di una facciata, un S. Michele sulla parete di
una casa nel Castello, un Ganimede a cavallo dipinto sulla casa dei signori Gentili, e così pure
parecchie altre rappresentazioni ornamentali di fregi, festoni, erme ecc., erano perite già nello
scorso secolo. Le uniche cose che il Tiraboschi ancora vide erano uno scudetto in una casa degli
Scardovi e alcuni fregi con rappresentazioni di favole e figure fantastiche in due camere di D. Si-
gismondo Acerbi. Anche le pitture eseguite per la chiesa e per il convento di S. Maria del Car-
mine: una Pietà con Sant'Alberto, i santi Elia, Elisa e i drilli nella cappella della Madonna, un
busto di S. Alberto nel chiostro, lavoro giovanile, e un fregio con VAscensione di S. Elia al cielo
nel refettorio d'inverno, non ci son più conservate, giacché la chiesa fu distrutta e sul convento
si fabbricò altro edilìzio. Finalmente il Tiraboschi nomina anche il Martirio di S. Lorenzo e quello
di S. Pietro in S. Stefano, e un Crocifisso nella chiesa già dei gesuiti.

Altri dipinti dello stesso artista citati dal Tiraboschi sono i seguenti: in Parma il quadro del-
l'aitar maggiore nella chiesa di S. Michele, rappresentante la Madonna con S- Michele che pesa
le anime; dipinto nell'« Abecedario » attribuito a Giorgio del Grano da Mantova, scolaro del Cor-
reggio; in Mantova una Madonna con S. Vincenzo Ferreri e S. Carlo Borromeo nel Capitolo
dei Domenicani, quadro che, secondo il Cadioli, è ritenuto anche da altri per opera di Lelio Orsi;
in Ancona un S. Nicolò nella chiesa dei Servi; in Bologna un Presepio nella collezione Ercolani;
in Brescia una Sacra famìglia attribuita all'Orsi nella galleria dei conti Avogadri; in Carpi un
Ecce homo pure attribuitogli presso la famiglia Gabardi; due quadri istoriati in possesso del re di
Polonia; l'allegoria do\Y Innocenza nella imperiale galleria di Vienna. Un dipinto rappresentante
Ylncendio di Troia fu offerto da Giulio Fontanelli in Reggio al duca Francesco I, 3 perchè lo
comperasse.

Singolare pregio ed ammirazione sembra abbiano avuto i suoi disegni. Il Tiraboschi nomina
specialmente, come conservati nelle più riposte camere della Rocca di Novellara « alcuni fillozzi
(fantasie) di Donne, che andarono a lavorare in casa sua di notte con i loro puttini, che facevano

1 Heinecken, Idée générale d'une collection d'estam-
pes, pag. 117.

2 Catalogo del Tarabini, n. 485.

3 Vedi A. Venturi, La R. Galleria Estense in Mo-
dena. Modena, 1882, pag. 228.
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