Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LELIO ORSI E GLI AFFRESCHI DEL « GASINO DI SOPRA » PRESSO NOVELLARA 377

diversi gesti, hor piangendo, hor ridendo; e le Donne tra di loro atti di maraviglia e di stupore».
Altri disegni rappresentanti Apollo e Marsia, la Conversione di Saul, lo Sposalizio di S. Caterina,
Cristo in Emmaus, il Noli me tangere e Cristo sostenuto da angeli, figure su edifizi antichi e
le Nozze di Cana, si trovavano nella galleria di Modena, e molti di essi furono nel catalogo del
Pagani attribuiti a vari maestri. Altri dati intorno a suoi disegni ci sono forniti dal Venturi, cioè che
ne possedette il cardinale Alessandro d'Este (op. cit., pag. 162), che Alfonso duca di Novellara
ne mandò due ad Alfonso d' Este (op. cit., pag. 274), e che fra i libri della galleria di Modena
si trovava un volume in quarto con 28 disegni di Lelio Orsi e di altri (pag. 361). Di abbozzi
per le pitture del coro di S. Prospero in Reggio abbiamo notizia dal marchese Campori, 1 a pro-
posito di una lettera a Federico Zuccaro invitato ad eseguire gli affreschi.

Finalmente l'Orsi ebbe un certo nome anche come architetto. Unica testimonianza conservataci della
sua attività in quest'arte è un contratto del conte Camillo Gonzaga col muratore maestro Barbone
de' Vincenzi da Lugano, in data 28 agosto 1570, secondo il quale questo maestro doveva costruire
la chiesa « e i casamenti della Compagnia del Gesù secondo il disegno e la pianta data da Lelio
Orsi ». 2

Secondo l'antica biografia l'Orsi era ammogliato ed aveva figli. Il Campori nomina un suo
figlio Fabrizio, pittore, che dipinse egli pure, insieme con Giacomo da Modena, nel Casino di sopra
l'anno 1567. La famiglia sembra essersi spenta con un suo nipote, don Agostino Orsi, canonico di
Novellara. Lelio poi morì in Novellara l'anno 1587 in età di 77 anni e fu sepolto in S. Maria del
Carmine. La sua iscrizione sepolcrale, più tardi trasportata nella chiesa parrocchiale, era la se-
guente: «Laelio Ursi in Architectura magno, in Pictura majori et in Delineamentis optimo
Horalius P. C. MDLXXXVII obiit III Maji anno aetatis suae LXXV1.»

Ecco riassunto press'a poco tutto quanto sappiamo dalle più antiche notizie intorno a Lelio
Orsi. Da esse vediamo che egli fu un maestro attivo e versato in varii rami dell' arte, e che fu
grandemente ammirato da' suoi contemporanei. Non abbiamo nessuna ragione di dubitare della
verità dei dati intorno ai dipinti che una volta esistettero in Reggio e in Novellara, ma meno certe
e più o meno arbitrarie sembrano le attribuzioni a lui fatte di pitture conservate in altre città.
Già il Lanzi3 non vi prestò fede e ritenne autentico solo il sopra nominato dipinto in possesso
del Sig. Alamanno in Bologna rappresentante i santi Rocco, Sebastiano e Giobbe, nonché una copia
della S. Notte del Correggio in possesso di Gazzola in Verona. Tutti gli storici posteriori si limi-
tarono quindi a notare il nome dell' artista, la data della sua nascita e quella della sua morte,
quasi senza citarne alcun' opera ad eccezione di un Cristo conservato nella galleria di Berlino
(n. 221); cosicché egli infine divenne un personaggio affatto inconcludente e quasi mitico. Con la
scoperta degli affreschi del « Casino di sopra » si è ora riacquistata una base sicura per giudicare di
lui ed essi devono servire come punto di partenza per le ulteriori ricerche. E queste ricerche, alle
quali qui non ho potuto che aprire la via, porteranno senza dubbio a dei risultati, e si potranno
certo ritrovare parecchie altre opere di questo maestro. Anzi accennerò ora ad alcune.

Sembrano prima di tutto accertate dalla tradizione le seguenti pitture della galleria di Modena:
il fregio proveniente da Novellara (n. 61); la Pietà in mezzo a due santi Carmelitani che in origine
si trovava in S. Maria del Carmine a Novellara, indi passò in possesso del duca di Modena (n. 402); 4
il sopra nominato Crocifìsso proveniente dalla Rocca (n. 485). Intorno a due altri lavori esistenti
nella stessa galleria, un S. Francesco in mezza figura (n.394) e una Salma di N. S. con accanto
le figure allegoriche della Fede, della Carità, della Giustizia e della Forza, mi mancano dati più
precisi. Per l'analogia di stile con gli affreschi della sign.a Gérard è inoltre da considerarsi come
opera autentica di Lelio Orsi il Crocifisso già nella collezione Solly, ora nella Galleria di Berlino
(n. 221), che forse è quello stesso di cui prima si fece menzione e che una volta si trovava nella
chiesa dei gesuiti in Novellara.

Di altre opere attribuitegli nominerò la figura allegorica della Mansuetudine nel Belvedere in

1 Campori, Artisti estensi, pag. 493.

2 Ibid. pag. 488.

Archivio storico dell'Arte. - Anno III. Fase. IX-X.

3 Lanzi, Storia della pittura ita.l., 3a ed. voi. IV p. 41.
1 A. Venturi, op. cit., pag. 438.
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