Archivio storico dell'arte — 3.1890

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ADOLFO VENTURI

della corporazione o compagnia committente. Ed è certamente la divisa della compagnia dell'Ospe-
dal della Morte, poiché nelle coltri dei letti, nelle panche della chiesa, nelle cappe dei confratelli,
nelle tavolette delle Indulgenze affisse nella chiesa, sui messali, sui gonfaloni, sulle porte delle
case appartenenti alla Gonfi aternita, essa faceva dipingere il funebre emblema. Di più il quadro
ci mostra san Giovanni nel corpo dell'ancona, in una cuspide, e nella predella i fatti principali
della vita del santo; onde non è ardito supporre che il quadro di Gassano appartenesse in antico
all'oratorio che s'intitolava dal Precursore. Dall'Ospedal della Morte il quadro fu portato nella
chiesuola nel 1577, poiché in quell'anno appunto lo comprò D. Camillo Monteleone della terra di
Polinago, allora rettore della chiesa di Gassano, già coadiutore del Card. Morone nel concilio di
Trento, e per la dottrina e pei costumi illibati assai stimato da' contemporanei.

Il quadro è quindi l'opera di Agnolo e di Bartolomeo degli Erri, e una nuova prova della
dipendenza de' pittori locali dai Ferraresi ; poiché esso richiama per la rude e realistica maniera
e per la caratteristica forza di alcune figure il fare del Cosmè e del Cossa, specialmente di questo,
tanto più che la testa dell'Annunciata, che si vede entro a uno spazio lobato nel coronamento
della tavola, ha la faccia gonfia delle Madonne di quel maestro, e le altre figure muliebri della
predella mostrano l'influsso di Pier della Francesca, risentito pure dal Gossa. Il D.r Fritz Harck
in un suo pregiatissimo studio 1 attribuì il quadro a Gregorio Schiavone, ma non sappiamo invece-
vederci che un fondo d'elementi padovani comuni tanto a Gregorio Schiavone che ai nostri autori,
elementi che sono il substrato dell'arte ferrarese. Del resto i documenti dimostrano che Agnolo
degli Erri nel 1462 riceveva acconti per la pittura d'una tavola d'altare per l'Ospedale, commes-
sagli per la somma di lire cento, e veniva anche rimborsato della spesa fatta nell'andata a Venezia,
affine di acquistare oro e colori. La tavola fu portata alla chiesa nel 1466, ma il saldo del paga-
mento fu dato allora a Bartolomeo degli Erri; per cui supponiamo che Agnolo fosse morto poco
innanzi a quel tempo, e che Bartolomeo conducesse l'opera a compimento. Che nel quadro abbian
dipinto due artisti, come risulterebbe dai documenti, appare anche dall'esame di esso: poiché la
parte ove è figurato sant'Andrea e san Geminiano è più forte di colore delle altre parti, ma, per
disegno più secco e materiale, è inferiore assai: le mani delle figure hanno dita grosse e carnose,
le orecchie sono cavernose e lunghe, gli archi delle sopracciglia ad angoli circonflessi, grossi e seto-
losi i capelli, larghi i partiti di pieghe. Nelle altre parti invece le sopracciglia delle figure girano
in arco, le mani sono assottigliate e lunghe, più gentili e più nobili le forme, più trinciate le pieghe,
più debole il colorito.

La scoperta di questo quadro, come opera dei due fratelli Erri, ci condusse a riconoscere per
opera di uno di essi, probabilmente di Bartolomeo, il grande affresco murale, che si vede nell'ab-
bazia nonantolana, e che deve essere stato eseguito circa al tempo della tavola suddetta, nel fondo
d'una cappella dedicata a san Giacomo, e di patronato della famiglia Castelli di Pavia. In un fram-
mento di un atto di visita della chiesa abbaziale, del 1460, secondo quanto ci viene assicurato, e
della mano del notaio Giorgio Miscomino, alias il Grillo, uno dei due stampatori del Breviario No-
nanlolano, leggesi che nell'altare di san Giacomo, in una lunga zona, erano stati scritti alcuni versi
dettati dallo scrittore dell'atto di visita. I yersi si veggono ancora nel dipinto, ma finora l'inter-
pretazione che ne è stata data, non soddisfa al senso comune.2 Aggiungiamo soltanto che in una
investitura del 1460, che si ritrova nell'archivio abbaziale, è indicato un Charolus Caslellus de
Papìa, e negli atti del comune di Nonantola pel 1485 figura come massaro Ser Pietro Castelli
di Ser Castello da Pavia.

L'affresco è in uno stato deplorevole. In una zona inferiore veggonsi diverse figure di santi,
al disopra la striscia con versi inscritti, superiormente ancora l'Annunziata e 1' Angiolo, infine il
Crocefisso con la Vergine e san Giovanni ai lati nell'alto. La testa dell'angiolo annunciatore è iden-

1 Cfr. Iahrbuch der K. preuss. Kunstsammlungen.

2 Sono i segg:

« Cosmas hanc fieri Cugnola e gente Capellam
« Progenitus Sancti curavit honore Iacobi

« Charolus ut votum demum persolveret oliiri
« Pronepte ipsius Petri conferre salutem
« Haec divus dum jura suis dux Borsiusaeque
« Ian Galeaz Pepulis hic carmina scripta fuere »
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