Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LA PITTURA MODENESE NEL SECOLO XV

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tica a quella che si vede nella predella del quadro suddetto; l'orecchio cavernoso di san Iacopo
Maggiore ha la stessa forma di quello che abbiam notato nel quadro dell'Ospedale della Morte.
La parte inferiore è modellata meglio della superiore, e meno contorta ne' lineamenti delle figure,
e più giusta nelle parti in iscorcio. Qui pure si sente, non diremo uno scolaro del Cossa, ma un
artista che attinse alle stesse sue fonti; che fu a Ferrara ove studiò le opere di Piero della Fran-
cesca. La testa di un sant'Antonio, nella zona inferiore, sembra una tarsia del Lendinara.

Di Agnolo e Bartolomeo degli Erri possediamo pochi dati biografici. Nel 1449 Agnolo, per la
compagnia di S. Giovanni, accudiva a miniare un messale scritto da Bartolomeo de' Setti, e vi fece
un frontespizio, il Crocefisso in una pagina, e otto lettere su campo d'oro. 1 Dal 1450 al 1480, e
forse più innanzi, l'uno e l'altro eseguirono gran parte dei lavori di pittura nel nuovo palazzo
eretto da Borso in Sassuolo: Agnolo colorì due sale, sette camere, due loggie ecc.; Bartolomeo fra-
tello di lui, vi dipinse, con altre cose, quattro figure nello studio del Signore. Finalmente lo stesso
Angelo nel 1460 racconciò le pitture di tre camere del castello di Modena. 2 Altri pittori col co-
gnome de lev o del Er vissero in questa città nel quattrocento: Benedetto di cui si ha memorie
dal 1436 al 1453; Pellegrino che fiorì nel periodo 1454-97; Annibale discepolo del Francia e
del Costa.

Contemporaneamente agli Erri, soggiornarono a Modena Cristoforo e Lorenzo da Lendinara,
i quali nel 1465 diedero compimento agli stalli del coro della Cattedrale, e nel 1477 fecero in essa
altri lavori di tarsia. Nel 1479 Cristoforo dipinse una tavola per altare, ed altra nel 1482. Crowe
e Cavalcasene fecero de' due fratelli i capiscuola dell'arte modenese del quattrocento ; ma la Ma-
donna, già esistente nella Cattedrale, ora nella R. Galleria Estense, segnata Crisiophorus | de Len-
denaria j opus 1482 \ dimostra che tra Cristoforo Lendinara e l'arte modenese non vi fu che affi-
nità di origine. L'arte dello Squarcione e di Pier della Francesca è il substrato dell'arte ferrarese
del tempo di Galasso, di Cosmè e del Cossa ; e così fu dell'arte dei Lendinara che a Ferrara pas-
sarono la loro giovinezza nel far tarsie per lo studio di Leonello e di Borso, e a Padova poi ebbero
attinenze con lo Squarcione. I pittori modenesi mostrano una più diretta derivazione dai Ferraresi.
Noi non sappiamo vedere nel pittore che dipinse la Madonna del 1482, una vera tarsia fatta col
pennello, il maestro del Bonascia o il capo stipite della scuola modenese.

Bartolomeo Bonascia dipinse una testa per l'oratorio dell'Ospedal della Morte nel 1468-70, oggi
perduta; ed egual sorte toccò alle molte produzioni di lui, pittore, intarsiatore ed ingegnere. A
saggio della sua lunga vita d' artista, chè egli mori nel 1527 di peste, più non rimane che una
Pietà, a tempera, del 1485, ove si rivela rigido seguace del Cossa. Raffigura Cristo morto, soste-
nuto sul sarcofago da san Giovanni e da Maria. Il sarcofago nasconde la parte inferiore delle
figure, e' ha dipinto nella fronte a chiaroscuro due ippogrifi, imitati da un sarcofago romano. At-
torno si vedono sparsi qua e là gli strumenti della Passione, e nel fondo le tre croci, e Gerusa-
lemme. Fra i due ippogrifi sta l'iscrizione: 1485. HOC OPVS PINXIT BARTHOLOMEVS DE BONA-
SCIIS. (tav. 3). E l'unico quadro che si conservi di quel singolarissimo artista modenese, che pur dovette
lasciare molte opere nelle chiese e nei conventi. E con le opere, purtroppo, anche la memoria di
lui scomparve, tanto che il Tiraboschi confuse Bartolomeo e Cristoforo Bonascia in una sola
persona.

Con Agnolo e Bartolomeo degli Erri e col Bonascia si chiude la generazione modenese pa-
rallela a quella di Cosmè e del Cossa a Ferrara. Non mancarono certo altri rappresentanti; ma i
loro nomi non si leggono più che nel dizionario del Tiraboschi o nelle carte d'archivio, e le loro
pitture disperse pe' musei saranno indicate come opera di questo o di quello scolaro dello Squar-
cione, di Piero della Francesca e d'altri maestri ferraresi. Nella stanza attigua alla sagrestia di
Nonantola si vede una tavola di quel periodo, probabilmente di pittor modenese, della scuola di
Ferrara. Rappresenta il Redentore che sale con braccia aperte al cielo fra una gloria d' angioli,
mentre la Vergine e gli Apostoli stanno inginocchiati sul piano: tutte figure di espressione bur-
bera, con teste aventi allungata la nuca, il volto color rossiccio, l'iride dell'occhio grande e di

1 A. Venturi, op. sudd.

2 Campori, I pittori degli Estensi, op. cit.
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