Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCELLANEA

Una Pietà di Gaudenzio Ferrari e la sup-
posta Madonna di Casalmaggiore del Cor-
reggio. — L'annunzio ricavato dalla Gazzetta di Fran-
coforte e comunicato a questo periodico (fascic. Maggio-
Giugno 1890) dal quale risulterebbe che la Pinacoteca
di quella città in occasione della vendita della raccolta
Bianco fosse entrata in possesso di un'opera genuina
del Correggio ci richiama alla mente l'acquisto fatto
alla stessa asta da un Mecenate milanese.

Poiché il presente fortunato proprietario dell'opera,
il Sig. Benigno Crespi, si è compiaciuto di comunicarci
una fotografia del quadro, che ora serve di ornamento
alla sua suntuosa dimora, ci è grato di potere porgere
({ui unita la riproduzione, colla quale meglio che colle
parole ciascuno può farsi un concetto abbastanza pre-
ciso della composizione. Trattasi come si vede di una
Pietà, ossia di un Cristo morto seduto sul sepolcro e
pianto dalle pie Donne, da san Giovanni, da Nicodemo,
e da Giuseppe d'Arimatia. Il dipinto, eseguito sulla ta-
vola, alta m. 1,18 e larga 0,90, è opera di Gaudenzio
Ferrari, del (piale rivela tutti i tratti caratteristici, sia
nei tipi, sia nei particolari del disegno, sia nel colorito.
Già da tempo d'altronde era conosciuto per tale a Torino,
ove era posseduto parecchi anni or sono dal pittore Rossi.
Di là passò nella ga'leria del banchiere Bianco, che andò
dispersa in occasione dell'asta tenutasi in Milano nel no-
vembre dello scorso anno per opera dell'impresa di ven-
dita Sambon. L'e sposizione della medesima negli ambienti
dell'Impresa durò parecchi giorni e corroborò la persua-
sione generale che la tavola di Gaudenzio fosse da con-
siderarsi la perla della raccolta. Tuttavia non fu se non
dopo avere subito una opportuna pulitura che il dipinto
venne a mostrarsi in tutto il suo splendore.

Per chi l'avesse eseguito in origine l'artista e dove
si fosse trovato a'suoi tempi non consta: probabilmente
in qualche luogo del Piemonte. A Vercelli infatti si
vedono altri dipinti di lui parte murali, parte sulla
tavola, che pel calore delle tinte e le maestrevoli sfu-
mature ci richiamano quanto si osserva nella Pietà ora
appartenente al Sig. Crespi. Sono opere del suo pieno
sviluppo, verso gli anni 1530-1535, nelle quali egli ci si
presenta (piale pittore per eccellenza, esperto dei più
maravigliosi effetti nell'arte sua.

Tutti gli altri quadri venduti nell'asta suindicata
furono giudicati di valore molto inferiore a quello di

Gaudenzio; né fu piccola quindi la sorpresa quando
alquanto tempo più tardi si venne a sapere che una
pubblica galleria estera era stata quella che vi aveva
fatto l'acquisto, per una somma non inferiore alle 12
mila lire, di un' opera del Correggio. 1 Davanti a un
fatto di t ile natura non c'era da sottrarsi al seguente
dilemma: o i conoscitori milanesi avevano dato prova
di una cecità inqualificabile lasciando passare senza
dargli importanza un dipinto di tanto autore, o gl'in-
caricati della pinacoteca estera erano stati vittime di
una grave illusione prendendo per originale una tela
ch'era stata giudicata null'altro che una copia mediocre
o una falsificazione.

La Direzione della Galleria di Francoforte intanto
volle illustrare il nuovo acquisto con argomenti storici
e critici, giungendo alla conclusione che il quadro, nuo-
vamente incorporato alla pubblica raccolta, dalla sua
derivazione poteva essere chiamato colla denominazione
della Madonna di Casalmaggiore e che le qualità sue
permettevano di riconoscervi un'opera dell'età giovanile
dell'Allegri, soggiungendo che ben si accordava col
quadro di lui noto coll'appellativo della Madonna del
San Sebastiano, appartenente alla Galleria di Dresda.

Ora da quest' ultimo enunciato scaturisce un nuovo
dilemma, che si risolve nei termini seguenti: o il critico
s'è ingannato, volendo riferirsi invece alla Madonna del
S. Francesco, ch'è l'unico quadro giovanile del Correggio
in Dresda, o la Madonna di Francoforte equiparata con
quella del San Sebastiano, come quest'ultimo dipinto e la
sua storia insegnano, non può punto essere tenuta per
un'opera giovanile. Nel primo caso l'errore è manifesto
perchè il nuovo quadro accenna a tipi correggeschi
della maniera sua sviluppata (quali vedonsi in ispecie
nella Madonna della Scodella) nel secondo avvi pure
un'asserzione insostenibile, poiché la tavola del San Se-
bastiano non fu eseguita dall'artista prima del suo tren-
taduesimo anno di vita.

Il peggio si è che un esame particolareggiato del-
l'opera, male intesa nelle forme e priva delle peculiarità
di vivissimo sentimento individuale, quale suole rivelarsi
in ogni parte delle membra umane, secondo il modo

1 È una Madonna col Bambino Gesù e il san Giovannino in
aperta campagna: tela alta centiin. 90 e larga 70, che portava
il n. 73 nel catalogo, Tav. 15 in fototipia.
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