Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCELLANEA

que' lavori che saranno i più opportuni alla conserva-
zione di esse, mantenendovi intatto tutto ciò che vi resta
ancor dell'antico.

N. B.

Cimitile presso Nola. Basilica di S. Fe-
lice. Riparazioni. — Il compianto Raffaele Cattaneo
parlando nel suo libro <c l'Architettura in Italia dal se-
colo vx al mille circa » degli antichi marmi frammentarli
e dei mosaici pur frammentarli della Basilica di S. Fe-
lice a Cimitile presso Nola, s'esprime così in una nota
(pag. 77): «È impossibile descrivere lo stato miserando
e indegno in cui sono ridotti e tenuti questi preziosi
edifici di Cimitile. Dai muri coperti di muffa, neri e
gonfi per l'umidità, si staccano le antiche pitture e i
venerandi mosaici; i pavimenti sono sepolti sotto mucchi
di fango e sassi; i bassorilievi giacciono ammonticchiati
alla rinfusa in questo o in quel cantone fra le immon-
dizie e gli scorpioni; non luce, non aria.... ». Il Cattaneo
aveva pur troppo ragione.

Il mosaico che corre sugli archi sostenuti da co-
lonne (ch'erano prima servite ad un tempio pagano),
intorno all'altare di S. Felice, è ormai ridotto a metà,
sia per l'incuria, sia per isfregi patiti in più tempi ed
in più modi; e questa metà non si poteva neppur ve-
dere perché coperta da uno spesso strato di sudiciume.

Fu fatto eseguire nel v secolo da san Paolino da Nola,
ed oltre a fogliami composti di tesere, di smalto d'oro,
i quali diramandosi dai peducci degli angoli andavano
ad ornare, sempre su fondo nero, i peducci delle altre
arcate; oltre alla decorazione in rosso e verde nella
grossezza degli archi, mostrava sulle pareti sopra le
arcate stesse, in doppia fila di grandi lettere di carat-
tere damasiano, rilucente d'oro su fondo nero, la seguente
iscrizione composta da san Paolino :

Pàrvus erat loeus sacri* angustus agendis

Supplicibusque negans panciere posse manus
Nune populo spatiosa piis aitarla praebet

Ofjleiis merito martrjris in gremio
Cuncta Deo renovata placent novat omnia semper

Christus et in cumulum luminis amplificai
Haec ut dilecti solium Felicis lionorans

Et splendore sirnul protulit et spatio
Felicis penetrai prisco venerabile calta

Lux nova diffusis nune operit spatiis
Angusti memores solii gaudete videntes

Praesulis ad laudem quam nitet hoc solium.

(Cfr. Remondini : Della Nolana Ecclesiastica Istoria,
Voi. I, pag. 103, Napoli 1447).

Dopo la riparazione e la ripulitura eseguita con sem-
plici mezzi meccanici, j)er cura del Governo, dal coscen-
zioso ed abile artista Camillo Ciavarri, ricomparvero
finalmente, fuorché i due ultimi, tutti i distici, alcuni
quasi interamente, altri più o meno frammentariamente,
nel prezioso mosaico del v secolo che si credeva ormai
perduto, e ricomparvero insieme a parte di quelle deco-
razioni a cui abbiamo accennato.

Nella stessa basilica di San Felice doveva esistere
un coro coi relativi amboni, simile a quello del secolo

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settimo nella Basilica di S. Clemente a Roma, e doveva
molto probabilmente essere stato eseguito nel principio
dell'ottavo secolo da quello stesso vescovo Leone III,
che è ricordato dall'iscrizione « ^ LEO • TERTIVS
— EPISCOPVS FECIT » incisa nei duo mensoloni del
protiro della Basilica de' Santi Martiri, che sta vicino a
quella di S. Felice.

Esistono infatti ancora molti pilastrini con belle in-
trecciature alla greca, con rosoni e fogliami simili a
quelli che troviamo già nel secolo vii anche in Siria,
derivati da motivi dell'antica arte caldaico-assira; esi-
stono parecchi plutei con bassorilievi, naturalmente
piatti e barbarici, ma, relativamente all'epoca, abba-
stanza bene eseguiti e con sentimento decorativo non
ispregevole, rappresentanti, o due grifi che fiancheg-
giano un vaso, in mezzo a rami con foglie, od un leone
ed un toro pure fra rami, o un'aquila ed un leone so-
stenenti un libro, simbolo di due evangelisti, ai lati di
un agnello entro un disco (quest' ultimo pezzo è un
frontispizio con inquadratura, tagliato in modo da for-
mare un arco a tutto sesto: mi pare eziandio che sia
d'epoca più tarda) o semplici ornati dello stesso stile
di quelli dei pilastrini, ecc. ecc. Per tutti questi basso-
rilievi furono adoperati marmi antichi, uno dei quali
conserva nella parte posteriore una bellissima iscrizione
romana..

Il Coro deve essere stato al principio del ix secolo
rimaneggiato e reso più ampio dal vescovo Lupino: ho
infatti ritrovato due frammenti di plutei, l'uno con una
semplice inquadratura formata da una fascia e da una
gola, l'altro con inquadratura e, nel mezzo, alcune fi-
gure di pesci; questo porta l'iscrizione:

HOC OPVS LVPINVS EPS RENO(muiO>
quello :

(eomp)SIT ET ORNAVIT

E del medesimo tempo del vescovo Lupino devono
essere altri plutei a fori o romboidali, o formati dall' in-
treccio di fascie a semicerchio, come lo attesta anche
il carettere delle iscrizioni con sentenze bibliche, incise
nell' inquadratura.

Posteriormente il Coro fu levato e parte de' suoi
marmi, alcuni de' quali furono barbaramente mutilati,
servì per un grande ambone, che subì anch'esso varie
vicende (V. Remondini, op. cit.), finché fu sfasciato, ed
i marmi furono qua e colà dispersi ; ed alcuni hanno
servito per gradini, altri per ornamento della porta,
altri per il pavimento, ecc.; molti furono tenuti am-
monticchiati dentro la basilica, molti perduti.

Sappiamo che il li. Governo s'è preso cura di queste
preziose reliquie, e se non potrà ricomporre con esse
il coro antico, certo le manterrà dentro la basilica col
rispetto che loro è dovuto, raccolte e disposte in bel
modo. Intanto si sta pur dando mano ai lavori neces-
sari per mettere in buone condizioni la Basilica stossa.

N. B.
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