Archivio storico dell'arte — 3.1890

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GUSTAVO FRIZZO NI

I.

Di Gaudenzio Ferrari infatti, del pittore che per eccellenza segna l'apogèo della sua arte
nell'antica Lombardia, o Ducato di Milano che dir si voglia, la R. Galleria della metropoli lom-
barda non possedeva sinora se non opere de'suoi tardi anni, nei quali, com'è noto, egli era venuto
a stabilirsi in codesta città.

Sono in prima una serie di dipinti murali, illustranti varii episodi dei Vangeli, da tempo tra-
sportati dalla chiesa di S. Maria della Pace nella galleria degli affreschi all'ingresso della Pina-
coteca; poi l'importante tavola che figura nella sala grande della scuola lombarda, dove il pittore
rappresentò, in un modo tutto suo, il martirio di santa Caterina. Appartengono tutti, come è pro-
vato da documenti, all'ultimo decennio della vita di Gaudenzio, da lui trascorso principalmente a
Milano, e impiegato con un'attività prodigiosa nella creazione di opere grandiose. E davvero ne
fanno testimonianza le numerose pitture da lui eseguite in quel tempo e in gran parte giunte sino
a noi, come sono: certi complementi agli affreschi della cupola di Saronno, quelli ora in parte
consumati dall'umido in una cappella delle Grazie, e in fatto di tavole la pala in S. Maria in
Piazza a Busto Arsizio, quelle del san Paolo, già alle Grazie, di poi passata al Museo del Louvre,
del Cenacolo in S. Maria della Passione, del Battesimo di Cristo in San Celso, del san Gerolamo
penitente in S. Giorgio in Palazzo, quella delle monache di santa Chiara (di che si è discorso
nella illustrazione del Museo Borromeo), della chiesa di Maggianico presso Lecco e via dicendo. 1

In tutte codeste opere Gaudenzio manifesta una virtuosità ed una scioltezza di mano grandis-
sima; nel raggiungimento degli effetti pittorici è giunto al colmo di quanto si può imaginare, sì
da poter reggere al confronto dei più rinomati coloritori delle scuole venete; ma la soavità e la
compostezza che distingue le opere de'suoi anni anteriori in genere gli è venuta meno; troppo
spesso insomma l'artificioso, il ricercato sono venuti a sostitursi alla grazia semplice e naturale.
Per quanto non vogliamo disconoscere quella che tuttora apparisce nei gruppi magistrali de' suoi
angeli che riempiono il tiburio della cupola del Santuario di Saronno, creazioni per verità ante-
riori al tempo della sua stabile dimora in Milano, per quanto non dissentiamo dalla profonda am-
mirazione che suscita in ogni amante del bello naturale e dell'ideale insieme la nota impareggiabile
figura della santa Caterina fra le ruote nel quadro di Brera già rammentato, chi non s'avvedrebbe
della sua trasformazione come artista dal tempo del suo primo capolavoro fra le pale d'altare,
quello cioè a dire della parocchiale di Arona, al periodo della sua dimora in Milano?

Ora la nuova Madonna della Pinacoteca è venuta ad interporsi in sì vasta lacuna; essa ci dà
il mezzo di gustare i pregi dell'autore quali si manifestano in una fase sua più fresca, più tempe-
rata, se ci è lecito dire così. A confronti fatti non è difficile di stabilire il tempo della origine sua,
almeno in modo approssimativo. È indubbiamente quello dal pittore trascorso per la seconda volta
nella nativa Val Sesia, dopo adempito il suo impegno assunto colla chiesa di San Gaudenzio a
Novara nel 1514, concernente l'esecuzione della grande pala che vedesi sempre al suo posto. Quella
ch'egli ebbe a dipingere di seguito per altra chiesa dello stesso titolare nella piccola città di
Varallo, e il cui soggetto principale è l'atto dello Sposalizio di santa Caterina, non differisce di
molto nel modo dell'esecuzione dall'anzidetta, tanto che è lecito argomentare abbia avuto origine
fra il 1515 e il 1520. Periodo codesto che ben s'attaglia anche alla nuova Madonna di Brera,
la quale trova la più stretta corrispondenza sia di tipo che di fattura col gruppo della Vergine e
il Putto nella parte centrale del quadro di Varallo; colla differenza però che in quest'ultimo gli
accessorii sono trattali più sommariamente, come si conveniva ad opera più complessa e da figurare

1 Nel novero indicato si vorrà pure collocare una coso di Gaudenzio Ferrari, dal Commendatore Giu-
tavoletta colla Madonna che allatta il Bambino messa seppe Hertini acquistato ultimamente pel Museo Poldi
in mezzo a due angioli devoti; dipinto vivace e sue- Pezzoli,
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