Archivio storico dell'arte — 3.1890

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t NUOVI ACQUISTI DÈI MUSEt DEL PALAZZO DI BRERA IN MILANO

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a certa distanza, sopra l'aitar maggiore. L'altro invece, come tavola da cavalletto (forse per qualche
privato) è condotta con un'accuratezza e con un amore che dimostrano quanto ne dovesse stare a
cuore la riescita all' autore. Dispensandoci di parlare della disposizione delle linee, che già appa-
riscono nell'unita tavola, osserveremo invece che il quadro è di un effetto sorprendente massime
per la forza e la delicatezza del colorito. Il morbido ed acceso incarnato viene ad essere dominato
armonicamente dalla tinta calda della capigliatura, trattata con artistica raffinatezza. La veste
della Madonna è di un colore rosso lucente, turchino il manto col rovescio verde, leggermente;
ornato in oro. I veli, l'ornato finitissimo della camicia che cinge il collo di lei, le cortine a broc-
cato con fiorame bruno sopra un fondo in cui s'intrecciano i fili d'oro, tutto concorre ad imprimere
una nobiltà straordinaria all'opera prelibata.

Un quesito che si affaccia spontaneamente davanti a tanto apparato di terrestre splendore si
è quello che scaturisce dalla considerazione del contrasto sensibile fra il concetto ideale per se
stesso ed il modo realistico con cui è reso dall'artista, sino a volere la mano destra della Vergine
ornata di due anelli, uno al mignolo, l'altro all'anulare.

Nulla essendoci noto delle circostanze che diedero origine al quadro anteriormente alla sua
esistenza in casa Prinetti, (da dove passò a Brera) non ci rimane se non di congetturare che
l'autore vi abbia spiegato tanta compiacenza nella esecuzione d'ogni particolare e tanta rego-
larità nelle fattezze del volto per una diretta ispirazione ricavata da qualche tipo prediletto di
avvenente donna della Val Sesia. E ci rafforza in questa congettura il fatto, che sembianze simili
appariscono altre volte nei suoi dipinti in quella vallata, come dimostra fra altri il volto analogo
che si riscontra nella bella Madonna di lui che viene conservata nella parrocchiale di Quarona a
pochi chilometri da Varallo.

II.

Al sommo fra i coloristi lombardi fa riscontro uno dei più insigni di scuola veneta, Paris
Bordone, colla sua tela intitolata la Seduzione, che per un errore di svista certamente nel primo
annunzio dato da questo periodico fu qualificato per la Tentazione di sant"Antonio, laddove in
realtà, nè il soggetto nè le figure saprebbero prestarsi a simile interpretazione.

Anche il Bordone a dir vero era già rappresentato nella Pinacoteca di Brera con quattro
dipinti, anzi con cinque stando alle indicazioni del catalogo. Astrazion fatta dal ritratto d'uomo
in abito di pellegrino (n- 252) nel quale non ci riesce di ravvisare la sua mano, gli altri sono
soggetti sacri, cioè la Discesa dello Spirito Santo, il Battesimo di N. S., la Presentazione di san
Domenico al Redentore e una Santa Conversazione. Notevole per l'argentino fulgore delle tinte è
massime la pala maggiore, quella della Pentecoste. In essa per questo rispetto egli rivela propria-
mente le sue disposizioni da pittore trevisano, certe intonazioni vivide p. es. analoghe a quelle dei
suoi compaesani Catena e Lotto.

Mentre la freschezza del colorito e la precisione del disegno la qualifica per un'opera della
sua migliore età, è pure importante quella del Battesimo appartenente ad un periodo più progre-
dito, dove l'artista sfoggia un esteso e pittoresco paese ed un modo d'intendere il nudo nella figura,
notevole per la consueta complicazione nella indicazione dei muscoli. Se è poco felice nella compo-
sizione il terzo dei quadri nominati, quello che abbiamo accennato come una Santa Conversazione
e che in altri termini ci porge un'accolta di santi attorno alla Madonna ed al Bambino, si distingue
per vivezza di tipi e per armonia di accordi.

Per un altro verso tuttavia è innegabile che il Bordone al pari della maggior parte de' suoi
compaesani non avevano dalla natura sortito le disposizioni più propizie per trattare la pittura
di genere religioso. La loro preoccupazione per gli effetti dello splendore esterno li richiamava
di per sè alle attrattive mondane, li rendeva quindi vieppiù atti ad estrinsecare i soggetti profani,
interpretandone il lato ideale colla potenza della fantasia. Così si vorrà convenire da tutti che
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