Archivio storico dell'arte — 3.1890

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GUSTAVO FRIZZONI

non avvi quadro di argomento sacro di mano di Paris Bordone da soddisfare l'osservatore nel suo
complesso quanto la nota sua tela del pescatore che presenta alla Signoria di Venezia l'anello di
san Marco: così ne' suoi ritratti, nei soggetti allegorici e mitologici noi vediamo ch'egli si trova
nell'ambito che meglio s'attaglia al suo talento.

Di tal fatta è il nuovo quadro che rifulge oggi fra altri prodotti dell'arte veneta nelle sale
della Pinacoteca. L'effetto dell'erotico argomento vi apparisce potenziato per così dire non solo
dalla natura florida e dalla sovrabbondanza delle forme nella figura femminile, ma anche dagli
accordi e dai contrasti dei tipi in quanto concerne il colorito. Nulla di più finamente efficace
infatti che la relazione che corre fra il viso quasi olivastro del tentatore, dai capelli e dalla
veste oscura e pur lucente e l'incarnato roseo e delicato e la capigliatura bionda fulva della
donna, che indossa un farsetto bianco, chiuso entro la veste di un verde succoso. Codesta sem-
plice offerta di una collana d'oro insomma, mentre nel modo come la vediamo espressa, porge
occasione all'artista per una manifestazione pittorica di una magìa da rammentare quella ine-
rente ai concetti di Giorgione, si presta a svariate induzioni intorno al reale significato da attri-
buire a ciascuna delle tre figure contenute nel quadro e al momento psicologico nel quale sono colte.

L'opera al postutto è un esempio vivo della schietta libertà e scioltezza colla quale gli artisti
di quel tempo sapevano trattare i più scabrosi soggetti, idealizzando una scena eminentemente
umana col sodio sublime dell'arte.

III.

Un terzo quadro pervenuto contemporaneamente alla galleria milanese come dono dei fratelli
Brambilla è la pala del Borgognone, dalla Direzione della Pinacoteca collocata al posto di una infe-
licissima tavola, fin qui attribuita gratuitamente, a quanto pare, ad Andrea Salaino. 1 Se intorno
al preteso Salaino è giustificato sino il dubbio che sia da considerare per un'opera originale di
scuola milanese, lo stesso non è a dirsi di quella ch'è venuta a sostituirla. Come vi si manifesta
a prima vista lo stile ed il gusto di detta scuola in genere d'intorno il 1500, così in ispecie quello
del suo più schietto rappresentante, il pittore ambrosiano per eccellenza. L'opera si qualifica, e
pel soggetto e per la forma, come un'antica pala d'altare. Dove fosse collocata da principio è
cosa che non ci consta ma che riscontrata potrebbe portar luce sulle circostanze della sua origine.
Le figure, come di consueto nelle produzioni del Borgognone, peccano di eccessiva lunghezza. Tale
difetto apparisce massime nella placida santa Caterina, la di cui testa è sproporzionatamente pic-
cola in confronto della statura. In quella di sant'Ambrogio se non altro si trova il compenso di
un viso nobilmente concepito e bene modellato. Caratteristico e severo poi è il penitente san Gi-
rolamo, inginocchiato nel mezzo davanti una grotta e circondato da tetri accessori, quali il teschio,
il leone, i serpenti ch'escono di sotto i sassi. — Di pietoso sentimento è la sovrapposta lunetta,
dove si rimane gradevolmente impressionati principalmente dalla calma figura del Redentore
davanti al sepolcro, pianto dalla Madonna e da san Giovanni.

Per quanto non sia da noverarsi fra le opere migliori del pittore, pure nel complesso è sempre
un pregevole acquisto quello che la Pinacoteca ha fatto in codesta pala. Il pittore ora v'è rap-
presentato assai più perfettamente di quello che fosse parecchi anni or sono, quando di lui non
possedeva che una mezza figura debole di un Cristo alla colonna e la tarda grande tavola del-
l'Assunta dell'anno 1522. Ora oltre al dono dei frat. Brambilla ne possiede sei altre, fra le quali
si distingue massime la tavola del san Rocco, colla Madonna e i due Putti sulle nubi, pochi anni
or sono passata dalla proprietà della locale Congregazione di Carità nella Pinacoteca. Le altre

1 È tuttora nella stessa sala e vi si vede dipinta la Madonna col Bambino fra i santi Paolo e Pietro. Vedi
il n. 88 del catalogo.
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