Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE

IN ROMA 1

y.

1474-1480. — Monumento del card. Pietro Riario a SS. Apostoli — Monumento del card. Gia-
como Ammanitati a sant'Agostino — Madonna nel monumento del card. Cristoforo della
Rovere a Santa Maria del Popolo — e del card. Ferrici alla Minerva — Madonna presso
l'ospedale di san Giovanni in Laterano — Monumento di Francesco Tornalmoni alla Minerva
— 1464 (?) Tabernacolo per 1' Eucarestia a Santa Maria in Trastevere.

opo il monumento del cardinal Forteguerri, morto noi 1473,
ritroviamo l'opera di Mino, o solo o in collaborazione con
altri, in parecchi monumenti sepolcrali, de' quali discorrerò,
quando non ci sieno ragioni in contrario, nell'ordine crono-
logico della morte di quelli a cui turono eretti, la quale ci
fornisce una cronologia, se non sicura, probabile almeno di
questi lavori di Mino.

Il monumento del famoso libertino e scialacquatore il
cardinal di San Sisto, Pietro Riario, (f 1474), nella chiesa
de' SS. Apostoli, è uno de' più ricchi ed eleganti di quell'età.
Mino, che vi ebbe gran parte, vi apparisce però associato ad
altri artisti; e non posso convenire col giudizio espresso dal
eh. sig. Tschudi nel Cicero, che cioè il disegno del monu-
mento appartenga a Mino. 2 Conosciuta la natura del nostro
scultore, che tutto chiuso in se stesso non subiva quasi affatto
influenze esterne, che mantenendosi prettamente toscano in mezzo all'arte romana, non faceva che'ripe-
tere e svolgere gradatamente i suoi vecchi motivi, non credo possibile attribuirgli, specialmente nella
sua età senile, il concetto d'un monumento che si distacca affatto, nelle linee generali e ne' particolari
più caratteristici, da tutti i suoi precedenti. Il suo concetto del grande monumento sepolcrale era, in
questo stesso periodo della sua vita, quello ch'egli aveva ereditato da Desiderio da Settignano, e che tro-
viamo espresso nei monumenti del card. Forteguerri e del conte Ugo. Questo del card. Riario invece.

1 Nella nota prima di questo volume, a p. 260, dissi
che lo Tschudi, a causa della pessima luce, non aveva ri-
conosciuto la mano del Dalmata nel tabernacolo dell'Euca-
restia in san Marco. Debbo correggermi. Egli ve l'ha ben

riconosciuta, come può vedersi nel suo studio su Giovanni

Dalmata, jahrbucli der k. pr. Kunst., IV, pagina 186.

2 « Das Grab des Pietro Riario in SS. Apostoli,
dessert Entiourf ihm loohl alleili gebuhrt ». I Burck-
hardt's Cicerone, fùnfte Auflage, bearbeitet von Dott.
W. Bode, Leipzig, 1884. II Theil, Zweiter Band. p. 397.
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