Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE IN ROMA

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sullo stemma, (ine ed elefanti figure, specialmente quello a sinistra: la modellazione del corpo e
l'atteggiamento escludono assolutamente che sieno lavori di Mino. Tutte le sculture del monumento
hanno carattere omogeneo e legano armonicamente fra loro, eccetto i due gruppi ai lati della
Vergine, che sono non pur di mano, ma di scuola diversa.

Il cardinal Giacomo Ammannati o Piccolomini, nolo per le Lettere e i Commentari sotto il
nome di cardinal di Pavia, amatissimo da Pio II, che gli concesse il cognome e lo stemma della
propria famiglia, morì a San Lorenzo presso Bolsena ai 10 settembre del 1479, e il suo corpo fu
trasportato a Roma. In un testamento senza data trovato fra le sue carte, egli disponeva d'esser
sepolto a san Pietro, dietro l'altare di san Gregorio, a destra del sepolcro di Pio II, senza alcun
monumento, per rispetto al Papa suo signore; solamente, su d'una pietra sorgente da terra sulla
parete, doveva essere scolpito un epitaffio di quattro distici dettato da lui stesso. 1 Mortagli poi nel
1477 la madre, Gostanza, che, vedova, aveva vestito l'abito di sant'Agostino, egli scriveva a G. Lollio:
« faciundum nunc curo ejus seputchrum, breveque epitaphium jam cor/itavi, quod mitto od
te etc. » 2 Abbiamo infatti nel chiostro di sant'Agostino quel sepolcro, coll'iscrizione dettata dal car-
dinale; ed ivi pure si trova quello del cardinale stesso; simile al primo nelle linee architettoniche,
e destinato a stargli a riscontro. Mi sembra perciò assai credibile ch'egli allora mutasse propo-
sito, e che contemporaneamente a quello della madre erigesse il monumento proprio: il che è reso
più probabile dal fatto che la data ed altre notizie intorno alla sua morte si trovano scolpite a
piccoli caratteri presso a terra nello zoccolo assai basso del monumento, in luogo non certo de-
stinato a quest'uso: 3 il che induce a credere che il monumento fosse già compiuto alla morte del
cardinale, e che non essendovi altro spazio, si scolpissero lì sotto quelle notizie.

I due monumenti collocati ora nel chiostro di sant'Agostino (Ministero della marina) erano un
tempo nell'andito della sacrestia, e sono anteriori alla riedificazione della chiesa fatta per opera
del cardinale D'Estouteville. Hanno questo di singolare che servono, per così dire, a doppio uso, di
sepoltura cioè e di ciborio; ossia, sono due cibori sostenuti dalle sepolture, e che formano un sol tutto
con esse. Non mi par da dubitare che, in origine, le due sepolture si limitassero alla parte infe-
riore, come ce n'è altre simili nella chiesa di Monserrato e altrove; poi, certo a breve distanza di
tempo, si pensò di collocare sopra a quella della madre un ciborio per l'eucarestia, già preesistente,
prolungandolo a'due lati con nicchie e pilastri tanto da raggiungere la larghezza della sepoltura e
collegarlo con quella. Sulla sepoltura poi del cardinale si fece un altro ciborio per l'olio santo, in
modo che nelle linee generali, a un dipresso, corrispondesse all'altro monumento, e così ne nacque
Io strano connubio tra i cibori e le sepolture: ma i pilastri di mezzo posati sul vuoto, i laterali
che non cadono esattamente sui piedistalli, le differenze a fatica simulate fra i due monumenti (i
pilastri nel sepolcro «Iella madre più corti) e le mani diverse degli artisti dalle parti inferiori alle
superiori, tradiscono facilmente la sovrapposizione e il raffazzonamento.

Anche nella chiesa di Santa Maria del Popolo abbiamo due cibori, l'uno per l'eucarestia e l'altro
per l'olio santo, che si fanno riscontro, sorgenti da terra e ornati di statue, senza però sepolture.
Ma questo de' cibori o tabernacoli accoppiati è un costume che pare non abbia avuto molto seguito.

Nel monumento della madre, Mino non ha avuto alcuna parte; e in questo del cardinale è sua

1 Cav. 335 v. Epistolae et Commentarti jacobi Picco-
lomini Cardinali* Papiensis. Impressimi Mediolani apud
Alex. Minutianum, anno Domini MI)VI, die XXVIII
Mariti.

2 Ivi, car. 527 v.

3 L'iscrizione scolpita nello zoccolo è la seguente:
Obiit apud Laurent. Vulsiniensem anno salutin
MCDLXXIX, X septembris, in urbem relatus, pia familia
domestica proseguente, hic conditus Xisti Quarti pont.
max. beneficio. Vixit annos LXVII, menses VI. die* II.
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