Archivio storico dell'arte — 3.1890

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DOMENICO (INOLI

La conoscenza (lolle molte opere eseguite in Roma da Mino, e che sono la maggior parte della
sua produzione artistica, se giova a formarsi di lui un concetto più intero e più vero, e a mo-
strarcelo sotto un aspetto nuovo nelle composizioni in bassorilievo, delle quali, fuori di Roma, non
si hanno che le due storie del pergamo di Prato, credo però che nel complesso debba recare piut-
tosto pregiudizio che vantaggio alla sua grande riputazione. Il Vasari, tanto inesatto nelle singole
notizie, lo giudica però giustamente dicendo ch'egli aveva « l'ingegno atto a far quel ch'e' voleva,
(ma) invaghito della maniera di Desiderio da Settignano suo maestro, per la bella grazia che dava
alle teste delle femmine e di putti e d'ogni sua figura, parendogli, al suo giudizio, meglio della
natura, esercitò ed andò dietro a quella, abbandonando e tenendo cosa inutile le naturali: onde fu
piii graziato che fondato nell'arte ». E la notizia del Vasari, che Mino fosse scolaro di Desiderio,
la maniera del quale si vede in tutte le opere sue, e che incominciasse dallo squadrar le pietre
sotto di lui, non mi pare esclusa dal fatto che Mino fosse d'età inferiore al maestro di soli due o
Ire anni. Certo egli, insuperabile nella tecnica, e adoperato probabilmente da Desiderio nella deco-
razione, mancava di sodo fondamento artistico, e nella conoscenza delle proporzioni e delle forme
del corpo umano era inferiore ai mediocri. Che questa opinione avessero di lui anche i contem-
poranei, ce lo dimostra quello che, secondo il Domenichi, pensava di lui Leon Battista Alberti, e
s'intravede anche dal racconto del Vasari, se quel Mino del Reame in lotta con Paolo Romano non è
altri, come io credo, che il nostro Mino. E non solo era incurante di studiare ed osservare la natura,
ma convien credere che avesse un qualche difetto nell'organismo; che non si spiegherebbero senza
questo le rigidità ed angolosità quasi affatto ignote al suo tempo, nò come si ostinasse ad ingran-
dire gli oggetti coli'aumentare della distanza, o a voltare una gamba col piede rivolto in dentro,
come 11011 si vede in alcuna persona di regolare costituzione. Manierato nella figura, sapeva però
ridare a meraviglia il vero nel ritratto, ed era naturalista negli accessori, che ricercava ed ese-
guiva con minuziosa diligenza. Ma la puerilità, che lo accompagnò per tutta la vita, e la femmi-
nilità della sua natura erano pure la sua forza e la sua attrattiva. Artista popolare e superficiale,
se si voglia, egli studiava l'effetto e ricercava il suffragio, non degli intelligenti, ma del gran
pubblico e dei devoti, maravigliati a tanta finezza e verità di particolari, abbagliati dall'oro, di cui
nessuno prima di lui aveva usato così largamente, e commossi dalla devozione delle sue Madonne,
e dalla pietà delle sue storie. Il Giudizio Universale del monumento di Paolo II, ad esempio, di-
fettoso quanto si voglia, con quel diavolo che con un forcone caccia i dannati tra le fiamme, con
quelle anime che con tanto impeto si levano verso Gesù Cristo, e co' suoi vari episodi, commo-
verebbe anche oggi la fantasia delle nostre plebi più che 11011 molte sapienti sculture. Inarrivabile
nella padronanza del marmo, da cui sa trarre tutti gli effetti della pittura, egli possedeva il se-
creto di trasfondere in esso la sua vita. Un sentimento fresco e ingenuo di grazia, che dal volto
delle Madonne si diffonde a tutta la decorazione, di cui aveva il gusto fine e squisito, d-à un'im-
pronta d'originalità a tutte le sue opere. La rigidità e angolosità arcaica della linea nelle figure
pare che divenga amabile pel connubio colla raffinatezza dell'esecuzione e l'eleganza dell'ornato.
Assottigliando cogli anni il suo gusto e perfezionando i suoi tipi, giunse nella vecchiaia a quell'urna
del cardinale Forteguerri, che è un de' monumenti di più squisita eleganza che abbia prodotto la
scultura italiana, e a quella pura idealità di grazia verginale che spira dall'ultime sue Madonne-
Quando oramai l'arte volgeva all'imitazione dell'antico, egli rimane anche in Roma ostinatamente
toscano e popolare, e non piega la sua rigida individualità a nessuna forza esteriore; e non ostante
i difetti bizzarri della sua natura infantile e la mancanza di sodo fondamento nell'arte, rimane,
sotto alcuni rispetti, uno degli artisti più riccamente dotati, più geniali e più originali del nostro
Rinascimento.

D. Gnoli.
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