Archivio storico dell'arte — 3.1890

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GIULIANO DA MAJANO

ARCHITETTO DEL DUOMO DI FAENZA

l monumento ragguardevole il cui nome si legge nel titolo
di questo articolo, è stato restituito, soltanto da poco tempo,
al suo vero autore. Gli storiografi della città di Faenza e
della sua Cattedrale, cominciando dal Tonduzzi (Storie di
Faenza. Ivi 1075) fino allo Strocchi (Memorie storiche del
duomo di Faenza. Ivi 1838), e perfino al Montanari, autore
della recentissima Guida storica di Faenza (1882), tutti
quanti, con rara concordanza e unanimità, l'ascrissero al
sommo Bramante, mossi dalla tradizione, però non avvalo-
rata finora da nessuna testimonianza di documenti, che gli
attribuisce un'attività artistica di parecchi anni nelle Marche
e nella Romagna prima ch'egli, trasferendosi nel 1472 o
1474 alla corte di Giangaleazzo Sforza, lasciasse per sempre
il luogo natio e la patria provincia. Il marchese A. Ricci è l'unico scrittore che nella sua Storia
dell' Architettura (voi. Ili pag. 182) additasse il vero autore del monumento in questione nella persona
del noto intagliatore ed architetto fiorentino Giuliano da Majano. Ma siccome egli non indicò la fonte
da cui aveva tratto la sua attribuzione, sempre si potè esitare a credere alla di lui asserzione, finché
essa, poco tempo fa, venne avvalorata dalla testimonianza di 1111 documento del 18 maggio 1481,
ritrovato dal canonico Biasoli di Faenza nelle manoscritte Memorie storiche di Faenza di G. M.
Valgimìglia (Voi. XI pag. 131) e pubblicato per la prima volta dal Rev. Padre I. Graus nella rivista
Ber Kirchensclimuch (anno XIX 11. 7), e da questa poi riprodotto pure nell'Archivio Storico del-
l'Arte (Anno I pag. 285 nota 1). Ne ripetiamo il passo più importante correggendo alcuni errori
di stampa occorsi nella riproduzione citata:

« Congregati convocati et coadunati domini Canonici Capituli ecclesie Cathedralis s. Petri de
« Faventia unanimiter et coneorditer nomine ipsorum discrepante deliberaverunt, quod prout aL'as
« in dicto eorum capitulo deliberatimi fuit, non laborare circa fabricam s. Petri nisi in compiendo
« primam partem jam inceptam et quod magister Julianus de florenlia qui fuit et est hedificator
« et magister dicti hedificii [et quod] non laboret et per mag. mariottum ultra dictam partem jam
« inceptam donec dieta pars fuerit finita. Et quod dictus mag. Mariottus, si volet laborare circha
« dictam ecclesiam, debeat laborare sub .Juliano et usque quod (? quoad) ipse mag. Julianus du-
« xerit laborandum etc. »

Ora, fatta astrazione dall'asserzione del Ricci, sempre poteva sussister qualche dubbio, se il
magister Julianus de Florenlia, ricordato nel nostro documento fosse infatti il Majano e non un
altro maestro coetaneo, dello stesso cognome e della stessa patria, per esempio — per non indicare
che il più noto di essi — Giuliano da Sangallo (1445-1510) di cui si sapeva già che in un'epoca
posteriore si adoperò pure in quelle parti d'Italia, cioè nel voltar la cupola di S. Maria in Loreto
(1490 e 1500).

Archivio storico dell'Arte. - Anno iii. Fase. xi-xii.

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