Archivio storico dell'arte — 3.1890

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BENEDETTO DA MAJANO ARCHITETTO DEL DUOMO DI FAENZA

Per scioglier ogni equivoco siamo lieti di poter addurre una testimonianza di assoluta evi-
denza ed indubitabilità in un passo di un documento sincrono, il quale, benché sia stato pubbli-
cato da molti anni, non fu mai, a quanto sappiamo, messo a profitto dagli eruditi; poiché altri-
menti la questione circa l'autore del duomo di Faenza sarebbe da lungo definita. Il passo accen-
nalo si trova nella prima delle tre lettere stampate da Carlo Milanesi nel Giornale storico degli
Archivi toscani t. Ili, pag. 233, dalla quale risulta che Anton Giacomo Veniero di Recanati, detto
il cardinale Conchense da Cuenca città di Spagna, dove egli fu vescovo, in data del 1 febrajo 1478,
scriveva a Lorenzo de' Medici pregandolo d'intromettersi presso Giuliano da Majano, affinchè egli,
come aveva promesso, tornasse a Recanati per proseguire la fabbrica del palazzo cominciato a
far costruire dal cardinale col disegno del Majano stesso, probabilmente poco dopo che nel 1473
fosse elevato alla dignità cardinalizia. « Et per che dubitamo (sono queste le parole della lettera)
« che Maestro Giuliano Maiano non sia inviluppato nella opera della chiesa di Faenza, et in altri
« lavori costì (vuol dire a Firenze), vi pregamo et domandamo de singulare gratia, vi piaccia
« mandare per lui, et comandargli che venga qui a noi, per dare determinatone a quanto se ha
« da fare, secondo che eie promesse, senza più dilatione, acciò che non se perda tempo; come
« noi li scriverne. Et se lui dubita delle cose de Faenza, noi alla venuta sua qua gli faremo tal
« favore, che serra ben satifatto (sic) etc. » — Dal confronto dei due documenti qui riprodotti si deduce

SPACCATO DEL DUOMO DI FAENZA

incontestabilmente, che la chiesa de Faenza nominata nel secondo di essi è appunto il Duomo;
che il magister Julianus de florentia del primo non è altro se non Giuliano da Majano; e che
egli, perciò, è indubitabilmente l'autore dell'edilìzio in discorso. Non sappiamo, all'opposto, spiegare
che cosa mai il cardinale abbia voluto intendere sotto il favore promesso a Giuliano e sotto i
dubbi nati in questo circa le « cose de Faenza ».

Si sa, che il 26 maggio 1474, sotto il regno di Carlo Manfredi, si gettò la pietra fondamen-
tale del duomo di Faenza e che nei tre anni seguenti si fabbricarono il presbiterio (eccetto il coro)
e le quattro grandi cappelle della navata trasversale con la cupola. Nei seguenti anni, sotto Ga-
leotto Manfredi (16 nov. 1477 — 31 maggio 1488), si aggiunsero le prime quattro cappelle della
navata principale; dopo la sua morte la fabbrica fu interrotta, poi in fine compiuta negli anni
1511-13. (Montanari, Guida storica di Faenza pag. 44 seg.) E noto pure che la fabbrica del palazzo
del cardinale Conchense a Recanati fu proseguita dall'anno 1473 fino al 1479, data della morte
del cardinale; che all'epoca di quest'ultima non era ancora ridotta all'intiera perfezione, e che
d'allora in poi rimase nello stato in cui si vede ancora oggi (G. Fr. Angelita, Origine della città
di Recanati ecet. Venezia 1601). I lavori di ambedue le costruzioni, il duomo di Faenza e il palazzo
Veniero, si proseguivano, dunque, contemporaneamente, e il nostro maestro, che oltre queste due
opere di lunga lena ne aveva allo stesso tempo assunte altre di poco minore importanza nella sua
città nativa e altrove (vedi il prospetto cronologico della sua vita e delle sue opere in line a
questo articolo) e perciò era costretto a dividere il suo tempo e la sua attività fra le varie sue
imprese, doveva naturalmente pensare a farsi sostituire nella condotta immediata dei lavori dai
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