Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LUDOVICO MAZZOLINO

i

igure .senili con largo cranio, da cui escono talora ciocche di capelli,
simili a fasci di fibrille; o teste con folte chiome, svolazzanti, ora
corvine, ora con tinte verdi, generalmente rossiccie. Teste muliebri
tonde, color di cera, con occhi spesso socchiusi, occhi e guance
rosseggianti come per pianto. Fanciulli con enormi coscie, con braccia
in arco. Santi con nimbi a pagliuzze d'oro. Colore di carne infocata,
di rame negli uomini: vesti rosse, azzurre, aranciate, verdi, bianche
con ombre violette, talora lumeggiate d'oro. Occhi tondi, di gufo,
come offesi da luce, nascosti sotto le sopracciglia; sguardi con espres-
sione energica, ma senza direzione precisa, divergenti dal centro
- dell'azione. Forme tondeggianti con pieghe alla fiamminga, con
segni e contorni che sono tutto un sistema di curve: da lontano lasciano l'impressione di cataste
di palle variopinte. Dietro alle figure, ora una capanna primitiva, o una grotta che s'apre fra
una folta e densa selva, o la base di una torre su cui si arrampica la vite, germogliano muschi
di tra i crepacci, e arrestano il volo rondini e colombe. E nel lontano, monti azzurrini, illuminati
da luce di tramonto, aventi ai piedi e lungo il pendio case o templi, tra le cui finestre s'intravvede
l'azzurro de' monti, sì da sembrare edifici trasparenti, di alabastro e di cristallo, od anche cascate
d'acqua illuminale da luce lunare. Ma, generalmente, un edificio chiude le composizioni, a guisa
di ricco portale, coronato da un medaglione recante scritte ebraiche, e con figure di spettatori,
che guardano all'ingiù, dal cornicione. Gli ornati sottili, fini, di miniatore, cenerognoli nelle parti
architettoniche, dorati negli intagli e nelle tarsie dei mobili e in molti particolari, finanche nelle
calze del pastore che adora il bambino Gesù.

Tali caratteri ricorrono alla mente di chiunque abbia considerato le pitture di quel singola-
rissimo artista che fu Ludovico Mazzolino, il quale, nonostante quelle sue figure color di gambero
cotto e quel rotondeggiare di forme, attrae per una certa paesana semplicità e per la finitezza
de' suoi dipinti.

Vuoisi che il Mazzolino sia nato a Ferrara intorno al 1481; ed è probabile, poi che, nei primi
anni del cinquecento, egli si ritrova a fianco di Ercole Grandi, di Nicola Pisano e di altri giovani
pittori nella corte ferrarese. Per commissione del Duca, nel 1504 dipingeva a Santa Maria degli
Angioli in Ferrara, 1 e, negli anni seguenti (1505-1507), nei camerini della duchessa Lucrezia
Borgia nel Castello, e nella guardaroba estense. 2 Ora venne chiamato Bìgo manzulin, ora Bigo

1 Arch. di Stato in Modena. — Libro delle partide,
1502, a. c. 171: « 1504, 20 maggio, per S.ta Maria da
li angeli. A Higo manzulin depintore, — L. 4. 16. ».

J Arch. sudd. — Libro delle partide, 1505, a. c.

26, 28, 30, 31, 34, 43, 45, 49, 53, 54, 102, 104, 106
107, 109, 111, 117, 136, 141, 155, 159, 161, 174, 181,
182, 185, (Date: 13 giugno 1505 — 19 settembre
1507).
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