Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCELLANEA

settecentistico. L'uno rappresenta il martirio di non so
che santo, il quale è atteggiato con molta vivacità, e
nel cui corpo ignudo v'è un primo barlume di scienza
di anatomia; dell'altro rimangono due figure, una delle
quali è coronata. L'una e l'altra sono viste di faccia e
coperte di pallio, le cui pieghe, disposte con un senso
abbastanza sviluppato del decoro, discendono oblique
dalle braccia lungo la persona, nel cui asse centrale si
congiungono con lieve curva.

Rimpetto a questi affreschi si vede una Madonna
col putto, sedata tra due angeli. Sorge austera alla sua
destra una figura muliebre incoronata, che raccoglie
la destra al petto e solleva la sinistra ammirando. Nella
sua veste gialla sono intessute crocelline rosse, delle
quali ogni asta termina graziosamente a guisa di fiore
trilobato.

Ma più meritevoli di attenzione, benché rovinati in
gran parte dall'umidità, sono gli affreschi che decorano
la parete della navata destra. In uno troneggia Cristo,
recinto da mandorla di luce, in atto imperioso. Alla
sua destra sta ritta una figura, che ormai mal si di-
stingue, e sotto questa, rappresentate in piccolissime
proporzioni, stanno le anime elette, che sollevano verso
Cristo le braccia, mentre a sinistra Michele minaccia
i dannati, piccoli anch'essi, divincolantisi e stridenti.
Eletti e dannati sono serrati entro lunghe urne che
rappresentano le loro tombe. Altre figure allineate si
intravvedono dopo quella di Michele, ma di questo af-
fresco, eha certo raffigura il Giudizio, non si può dire
di più, perchè il grande deperimento proibisce una ben
fatta investigazione.

Quivi presso è rappresentata in modo insolito una
Sacra famiglia. Maria è distesa come in un letto, e ap-
pena un poco erge il tronco per porgere un frutto al
bambino, che lì daccanto giace nella culla e stende i
braccìni per ricevere il dono. S. Giuseppe siede sul
primo piano del dipinto, e l'estremo delle sue gambe
(strana audacia in un pittore di quel tempo) rompe la

fascia azzurra che incornicia tutto 1' affresco, uscendo,
come si dice, dal quadro. Egli si rivolge animatissimo
verso alcuni angeli che reggono un padiglione al di
sopra della Madonna.

Segue un affresco assai guasto, rappresentante Cristo
caduto sotto la croce. La scena è tumultuaria, conci-
tata, efficace. Poi viene un altro affresco pregevole
anch'esso per ardimento e fuoco di concezione. Dire;
che rappresenta l'Ecce homo, se Cristo fosse denudato
e legato; tuttavia dagli atti di coloro che lo circondano
pare indubitabile che l'artista abbia voluto metterlo in
mezzo di gente che lo svillaneggia..

C'è poi una serie di alcuni santi, tra i quali è San
Francesco, come ho scritto. Ed altri frammenti dello
stesso pennello romanico appaiono qua e là nelle bianche
pareti della vecchissima chiesa, come naufraghi spar-
pagliati dopo la burrasca, ma sarebbe difficile darne
idea a chi non li vede. Essi restano testimoni che l'in-
terno della chiesa era dipinto tutto; anzi traccie di
colossali figure, opera indubitabilmente della stessa
mano, si vedono anche nel fianco meridionale esterno
della chiesa. Chi può sapere quando questi dipinti fu-
rono coperti? Nessuna memoria potemmo rinvenire
relativa alla loro esistenza ed al loro occultamento.
Vedendo alcune lettere semigotiche sotto l'affresco della
Madonna col putto, ebbi la speranza di leggere una
data ed un nome; ma, dopo aver molto guardato e
meditato, non riuscii a sciogliere l'enigma. Le lettere
sono queste: op vat (il t è semidistrutto da una scro-
statura che viene appresso, larga circa cinque centi-
metri), i(?) tn (?). Seguono traccie di lettere quasi af-
fatto cancellate, e da ultimo si legge iviap. Che co-
strutto può cavarsene?

Questi affreschi furono tutti scoperti durante il 1890,
a spese del Ministero dell'istruzione, per cura del signor
Giulio Gabrielli, ispettore dei monumenti in Ascoli
Piceno.

G. Cantalamessa
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