Archivio storico dell'arte — 3.1890

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di monete d'oro, delle quali ahimè! egli non avrebbe
avuto che miserissima parte.

Viene assicurato che a questi strepitosi acquisti del
sig. Chauchard non sia estranea la speculazione: co-
munque siasi, speriamo che con questa ultima sua pere-
grinazione VAngelus abbia finito di far parlar tanto di sé.

— Il signor Guillaume, architetto del Louvre, nel-
l'esplorare il vano di una scala in costruzione, rimasto
murato ai tempi della Comune, vi ha scoperti, ancora
imballati e protetti da robuste gabbie di legno, diversi
antichi mosaici, che a quanto pare, Napoleone III aveva
acquistati per decorarne una sala da bagno. Non si sa
nè d'onde provengano né che cosa rappresentino. Gli
studi fatti negli archivi delle ferrovie per scoprire come
e (piando siano stati trasportati a Parigi, non han dato
alcun frutto: gli impiegati più vecchi del museo non
sanno alcun che di positivo: credon solo di rammen-
tarsi che fossero trasportati dalla ferrovia di Lione.
L'insieme di questi mosaici si compone di una cinquan-
tina di colli, lunghi circa un metro e venti centimetri,
e un metro larghi, del peso di un quintale circa cia-
scuno. Erano stati nascosti in quel sito per porli al
sicuro dai danni dell' assedio, e adesso non possono
esserne estratti e visitati che quando i locali ove si
trovano saranno stati messi dal Ministero a libera di-
sposizione dell'amministrazione del museo del Louvre.
Aspettiamoci dunque fra non molto a qualche curiosa
scoperta.

— Si agita da qualche tempo in Assisi una que-
stione artistica piuttosto grave, e che ha appassionato
la popolazione di quella città. Fino dal 1873, deside-
randosi restituire al suo primitivo e severo carattere
la monumentale basilica di S. Francesco d'Assisi, ne
venne remosso, e trasportato in una sala interna del-
l'annesso antico convento, un coro di legno intagliato,
opera del xvi secolo, compiuta dal Maestro Domenico
da S. Severino, che è uno dei più splendidi lavori di
intaglio e di tarsia che vanti il nostro paese.

La remozione di questo coro ebbe naturalmente con-
trari tutti quelli che stanno tenacemente attaccati al-
l'antico, e più coloro che vedono con gran dolore lo
Stato ingerirsi di cose alle quali, secondo essi, dovrebbe
assolutamente rimanere estraneo. Quindi sorse una po-
lemica ardente, nella quale le ragioni dell'arte non
sempre prevalsero ai pregiudizi e all'ire partigiane e
locali. Si ritenne non necessaria la remozione del coro
pel ricollocamento del grande altare nel centro della
crociera; si volle anzi che questo fosse un annesso ne-
cessario della grande basilica, e mille altre ragioni più
o meno valide si misero in campo per reclamare la re-
stituzione del coro al primitivo suo posto.

Desideroso il Governo di veder terminata una tale
questione ha nominata ultimamente una Commissione
di egregi artisti, alla quale è stato dato incarico di stu-
diare la questione e proporre i temperamenti più adatti
a risolverla nell'interesse dell'arte, e tenendo conto delle
aspirazioni di tutti.

Questa Commissione è stata composta con gli ar-
chitetti Boito, Calderini, d'Andrade, Del Moro e Sac-
coni, no ni tutti che sono sicura guarentigia del mi-
gliore accomodamento della nata vertenza.

— La domenica 9 del corrente novembre fu inaugu-
rata a Napoli la nuova e splendida galleria Umberto I,
nella quale si é voluto installare la Mostra del lavoro,
mettendone l'ingresso a pagamento. Non è mio com-
pito l'indagare quanto sia stato conveniente il riunire
in una queste due solennità tanto diverse.

Questa galleria, alla quale molti artisti romani han
portato il contingente della loro operosità e del loro va-
lore, si mostra splendida per fregi ed ornati ricchissimi.
Gruppi di figure allegoriche, candeliere raffaellesche
stupende, bassorilievi bellissimi e di grande effetto con-
corrono a render questa galleria una delle più belle
d'Europa.

E ammiratissimo il bassorilievo dell'ingresso princi-
pale di fronte al teatro S. Carlo, ove sono effigiati gli
Dei dell'Olimpo, composizione perfettamente disegnata
e stupendamente eseguita. Anche la cupola centrale di
cristallo, con la sua maestosa struttura, e coi quattro
enormi angeli di rame ad ali spiegate che decorano
i piloni che la sostengono, forma l'ammirazione di tutti.

L'ing. De Mauro può vantarsi con quest'opera di
aver dotato Napoli di una fabbrica veramente artistica
e degna di figurare fra le altre incantevoli bellezze e
splendidi monumenti della grande città.

— Alla prima esposizione italiana d'architettura che si
è aperta a Torino, le città che meglio vi sono state rap-
presentate sono, oltre Torino stessa, Roma e Milano.

Di Roma si ammirano le mostre degli architetti Pi-
strucci, De Angelis, Settimi, Koch, coi palazzi Massimo
a Termini, Bocconi a Piazza Colonna, Giustiniani-Ban-
dini nel Corso V. E., della Banca Nazionale nella via
omonima, ed altri che troppo lungo sarebbe qui il ri-
cordare.

Di Torino è notevole il progetto di un ponte sul Po
dell'ing. Ferria, il Tempio israelitico dell'architetto Po-
titi, il tempio simile in Vercelli dell'architetto Locami,
la mole maravigliosa dell'illustre Antonelli, che da lui
pronde nome.

Di Milano si ammira l'edificio Bocconi dell'architetto
Giachi, gli studi per la facciata del Duomo dell'archi-
tetto Moretti, l'interno del Famedio dell'arch. Maciachini
e poi altri ed altri bellissimi lavori di Terzaghi, Bignami
e Bottelli, e sopra tutti notevoli quelli del compianto
Brentano.

Di Firenze poi sembrano bellissimi diversi palazzi
dell'architetto Del Moro, le case economiche del Berti
e il nuovo Manicomio del Fabbri.

Di Venezia, Franco, Berchet e D'Aronco espongono
magnifici lavori: ed altri degni di andar loro del pari
ne espongono artisti esimi di Brescia, Bologna, Vicenza,
Perugia, Carrara, Livorno e d'altre città non poche.

Anche le Amministrazioni dipendenti dallo Stato e i
Ministeri hanno esposto lavori stupendi ; tra i quali ci-
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