Archivio storico dell'arte — 4.1891

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G. B. CAVALCASELI^

più nell'opinione espressa che l'altro non fosse opera del maestro, ma la copia d'un suo valente
scolaro od aiuto, e forse di Marco Yecelli.

Fra i dipinti tolti dal magazzino si trovò un altro ritratto di persona attempata, che non
è ancora esposto al pubblico. È dipinto su tela fina stesa sopra terliccio, e rappresenta di pro-
spetto il busto di un vecchio patrizio veneto pieno di vita, che in lui traluce anche dallo sguardo
animato. Porta in capo un berretto nero, di sotto il quale vedonsi cadere sulla fronte i bianchi
capelli, che ai lati della testa scendono fin quasi alle spalle. Ha il mento coperto da corta, ma
folta barba, bianca, come bianche sono le folte sopracciglia. Indossa una larga veste nera con-
giunta nel mezzo, ma in modo da lasciar vedere una piccola parte della fodera sottostante di
pelle. Intorno alle spalle gli gira una sciarpa di tinta forte di color rosso sanguigno. La figura
stacca sopra un fondo giallastro scuro e tiene piegato il braccio destro coli'indice della mano
alcun poco sollevato. Il colorito delle carni, di tinta calda rossiccia, contrasta bellamente con
i capelli e la barba bianca, che alla lor volta spiccano fra lo scuro berretto, la scura veste e il
rosso della sciarpa attorno al collo, e questo contrasto contribuisce nel suo insieme a dare al
ritratto, di grandezza di poco inferiore al naturale, un aspetto dignitoso e severo.

Il dipinto è eseguito in modo da farci subito pensare a Tiziano; vero è però che la tinta
delle carni e la fusione del colorito in generale ci rammentano alquanto quelle del quadro rap-
presentante Il ricco Epulone} capolavoro di Bonifazio, benché tuttavia vi si trovi maggiore
fermezza nei contorni e nella modellatura. Per darne un giudizio più sicuro bisognerebbe che
la tela fosse stesa meglio su nuovo telaio e il dipinto ripulito dalla polvere che l'offusca.

Non esposto al pubblico, in una delle camere degli Uffizi è pure un altro ritratto del quale,
quantunque non sia opera di Tiziano, amiamo qui di far cenno.

E circa in mezza figura di grandezza naturale, e rappresenta un giovane di prospetto, rivolto
però col capo alcun poco alla sua destra: porta un berretto nero sopra i ricciuti capelli castagni,
il mento ò coperto da poca barba. Indossa una veste di colore caldo ed oscuro, con un grande
risvolto di pelle che dagli omeri scende sul davanti, lasciando scoperta la camicia in mezzo al
petto. Tiene colla mano coperta dal guanto il libro posato sul bracciuolo della sedia. Stacca su
fondo scuro. In alto leggesi: MDXIIII AN ETATIS XXII.

I caratteri della pittura indicano questo ritratto quale certa opera di Lorenzo Lotto.

Ila sofferto in più modi ed è inoltre coperto da polvere e da sudiciume.

E dacché siamo a Firenze, ricorderemo pure come da persona degna di fede ci sia stato
Firenze, Galleria affermato che il bel ritratto d'uomo collocato col n. 92 nella Galleria Pitti, e da noi ricordato

Pitti. 7

a p. 415 del secondo volume, rappresenti un Howard dei duchi di Norfolk, del quale trovasi in
Inghilterra un altro ritratto.

R°chi'ipalazz0 Qualche anno fa abbiamo trovato a Poma nel palazzo Chigi un altro ritratto dell'Aretino che
indubbiamente è opera di Tiziano. Dipinto su tela assai fine, esso è un busto di grandezza naturale,
girato alquanto sul lato destro e collo sguardo rivolto innanzi a sé. Ha pochi e corti capelli aderenti
al capo, mentre ha coperto il mento da folta, copiosa e lunga barba, in alcune parti grigia. Indossa
una larga veste damascata di color giallastro, con largo bavero e risvolto di pelle che dalle spalle
scende sul davanti a guisa di stola. Sopra la veste gli pende dagli òmeri una grande catena
d'oro, qua! distintivo dell'ordine di cui il rappresentato era insignito, ed attorno al collo vedesi
una parte del bianco colletto della camicia. Colla mano sinistra coperta dal guanto tien parte
della veste, che aperta nel mezzo lascia vedere la sottoveste gialla, dallo sparato della quale si
scorge la bianca camicia. Ha il destro braccio abbassato ed in parte nascosto dietro il dorso.
Stacca sopra un fondo di tinta giallastra scura dalla parte della luce, e più chiara dalla parte
dell'ombra. La pittura è eseguita con molta maestria ; ma per essere stata, a quel che sembra,
ripulita con qualche sostanza corrosiva, ha perduto gran parte del brio e della vivezza, vigoria e
trasparenza di tinte, che sempre ammiransi nelle opere di Tiziano. Anche la modellatura e le
forme patirono qua e là offesa da parziali restauri. I lineamenti, la forma e l'età che addimostra,
ricordano un altro ritratto dello stesso Aretino dipinto da Tiziano nel 1543 perchè rappresentasse
Pilato nella grande tela dell' Ecce Homo, da lui eseguita in Yenezia per Giovanni d'Anna, la
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