Archivio storico dell'arte — 4.1891

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G. B. CAVALCASELE

quale ora trovasi nella Galleria di Vienna, e di cui esiste una ripetizione del 1574, molto sciupata,
nella sacrestia della chiesa di San Gaetano a Padova, pur essa firmata da Tiziano, ma di cui,
per lo stato in cui trovasi, non possiamo dare un sicuro giudizio. 1
Milano, Ami.ro- Un altro ritratto pure attribuito a Tiziano è quello di Gian Giacomo Medici, marchese di
Marignano e generale di Carlo Y, che trovasi nella Galleria dell'Ambrosiana a Milano. Dipinto
su tela sino ai fianchi e in proporzioni naturali, guarda innanzi a se pur essendo girato sulla
sua destra. La testa ha una forma piuttosto larga e squadrata, come quella che mostra un'os-
satura assai forte; il naso ò aquilino e piuttosto lungo e sulla punta alquanto depresso. La fronte
ò spaziosa, i capelli corti e aderenti al capo e il mento coperto da corta barba, brizzolata nel
mezzo, il collo ha largo e toroso e l'occhio piuttosto grande e vivace, il che insieme coireste
dà alla figura un aspetto di persona vigorosa e robusta. Indossa una specie di giacca di
color rosso-chiaro, congiunta nel mezzo da piccole fettuccie gialle, di sotto la quale escono le

braccia coperte dall' armatura, mentre attorno al collo ò appena indicato il bianco colletto della

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camicia. Colla mano destra tiene il bastone del comando. E un ritratto dipinto di primo getto.
Le carni hanno tinta chiara, calda, rossiccia; le ombre sono giallastre, scure; la barba e i
capelli di colore più chiaro. La tecnica esecuzione mostra veramente la mano del gran Cado-
rino, che tracciava rapidamente i lineamenti, le forme, i toni locali del colorito, e, per cosi dire,
i caratteri fisici e morali dei personaggi, i quali, pur volendo avere il ritratto, nò potendo
dargli tutte le sedute necessarie a condurlo a compimento, obbligavano il pittore a finirlo nel
suo studio sopra i pochi, ma magistrali tratti che egli aveva potuto fermare dal vero. Questo
metodo di lavorare si ebbe occasione di mettere in rilievo quando si fece parola dei ritratti,
che, eseguiti più o meno in tal guisa, furono trovati con altri dipinti alla morte di Tiziano in
casa sua, donde passarono ai Barbarigo, e da essi, per ragione d'eredità, trasmigrarono alla
famiglia Giustiniani, in casa della quale a Padova furono da noi esaminati.2

Ora però questi quadri sono stati tutti venduti, e sappiamo che due di essi, cioè il Fran-
cesco I ed il Filippo II) furono comperati dal celebre pittore ritrattista Lembach, di Monaco.
^self'Fahrè.Mu" Nel Museo Fabre, a Montpellier, vedesi indicato col n. 132 e come opera di Tiziano un
ritratto in tela rappresentante in grandezza naturale il busto di un vecchio. Dipinto di prospetto,
ha la testa oblunga e priva di capelli, se ne togli alcuni pochi alle tempie. Ha la fronte alta
e spaziosa e lo sguardo vivo e penetrante. Teste un abito nero che attorno al collo spicca sul
bianco colletto della camicia: stacca sopra un fondo giallastro scuro, ed è magro di tinta. È però
dipinto con molta bravura; se non che le ombre sembrano ripassate a nuovo.

1 Cfr. la nostra opera citata, II, 22-26. Per un altro
ritratto, ora perduto, dell1 Aretino da giovane, dipinto
dal Tiziano e mandato a Mantova, del quale abbiamo
parlato nella nostra opera citata, I, 287, il Luzio nel
suo libro : Pietro Aretino nei primi suoi anni a Venezia
e la Corte dei Gonzaga (Torino, 1888), fa osservare come
non si possa stabilire l1 identità fra il quadro perduto
e la tela posseduta dal conte Sebastiano Giustiniani a
Padova, in cui abbiamo creduto di ravvisare il primo
studio pel detto ritratto, giacche la didascalia d'un so-
netto dell1 Aretino, riportato dallo stesso Luzio da un
codice Marciano, mostra come il poeta fosse raffigurato
nell'atto di gettare la laurea ghirlanda. Ciò sta bene ;
ma noi possiamo anche pensare che il grande pittore
avesse poi modificato nel quadro l1 atteggiamento del-
1 Aretino, di cui nello studio ricordato aveva ritratto a
grandi linee soltanto le sembianze.

('ir. il voi. 1 a p. 92 pel ritratto di Marco Barba-

rigo; a p. 212 per quello del doge Grimani; a p. 2G9
pel ritratto del doge Gl'itti ; a p. 287 per quello del-
l'Aretino; a p. 357 per il ritratto di Francesco I di
Francia: ed il voi. II, p. 157, pel ritratto di Filippo li.

Avevamo finite queste pagine, quando ci fu riferito
da persona competentissima che, pure a Milano, presso la
contessa Bolognini-Litta, discendente dalla casa Porcia,
esiste un altro ritratto d1 uomo in mezza figura, grande
al vero, rappresentato quasi di prospetto, su tela: ha
la mano sinistra posata su di un basamento, tiene nella
destra i guanti e porta attorno al collo una ricca ca-
tena d' oro. È sui quarant' anni, con barba e capelli neri.
Sopra scorgesi ancora, ma graffiato, lo stemma con sopra
l'iscrizione: ANTONIYS COM. A PORCIA: Tiziano poi
vi appose anche la sua firma. Ci è inoltre riferito che
questo quadro, coperto già da sudiciume e restauri, tu
ora rimesso nel suo antico splendore ed apparisce della
bella epoca del Cadorino.
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