Archivio storico dell'arte — 4.1891

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L'ABBAZIA PI SAN CLEMENTE A CASAURIA U

Noi certo non ci fermeremo sui fatti che hanno un interesse puramente storico; anzi, da
questo lato ci accontenteremo soltanto di far notare che al cronista medievale, oltre a' suoi monaci
ed ai beni del monastero, di nuli'altro importava: gl'imperatori, i papi, i grandi feudatari intorno
all'abbazia, non esistevano che pei rapporti con essa, e pei danni e i vantaggi che da loro ne
erano provenuti; onde gli uomini vi son giudicati, come al solito in quell'età, a seconda di queste
speciali azioni; ed i fatti d'interesse generale, quelli che mutavano le sorti d'un intero paese,
d'intere popolazioni, sono nel Chronicon accennati alla sfuggita e solo perchè il monastero ne
doveva sentir l'influenza.

A noi interessa la storia del monumento, e soltanto per questo siamo andati spigolando e
ricopiando coscienziosamente le notizie sparse tra i fogli del nostro codice, che abbiamo avuto
la fortuna di poter esaminare e studiar per intero.

il monastero di San Clemente a Casauria, nel territorio di Penne, fu fatto innalzare dal-
l'imperatore Lodovico II presso la chiesa dedicata alla SS. Trinità, ov'era sepolto il corpo di
san Clemente. Già nell'anno 871 Lodovico II aveva comperato l'isola detta di Casauria, e si sa
dalla carta dell'anno 872, che Auderado cedeva molti suoi beni a vantaggio dei monaci della
SS. Trinità, pei quali, come è detto, Monasterium aedificatum esse debet, et Romanus abbas prae-
esse videtur. Il placito poi del conte Eribaldo dei 24 di decembre dell'anno 874 comincia così:
« Dum Domnus Ludouuicus gloriosus Imperator de partibus Beneuenti reuerteretur, et uenisset
ad Monasterium Sanctae Trinitatis, quod est constructum in Insula, quae dicitur Casa-aurea, quod
ipso Augustus a fundamentis aedificare disposuit in finibus Pinnensibus, etc. ».J Scorrendo la
cronaca di frate Berardo si trova che circa l'anno 920, essendo abbate Ittone, il monastero è
spogliato dagli Agareni (Arabi), gente videlicet pagana et crudeli. I monaci, ridotti nella povertà
e senza abbate, ricorrono a Berengario che concede loro, oltre i beni che prima avevano, anche
la facoltà di eleggersi l'abbate; ond'essi scelgono Alpario e pensano alla ricostruzione del mona-
stero;- la quale però procedette dapprima assai lentamente, ma ebbe poscia più forte impulso
dall'abbate Ilderico (successo ad Alpario nel 951), sicché alla sua morte verso il 970 essa era,
a quanto pare, compiuta.3 Intorno al 1025 l'abbate Guido, uno dei migliori della serie, scelto
dall'imperatore Enrico tra i monaci di Farfa, trovava l'abbazia in deplorevole stato.4

Guido prestò efficacemente l'opera sua per l'incremento del monastero ed ottenne dall' im-
peratore Corrado e da Ugo, duca e marchese, il ricupero dei beni perduti e molti privilegi e
concessioni. Durante la reggenza di questo abbate è un continuo succedersi di contese contro

tentrione. Il Chronicon Casauriense fu pubblicato per in-
tero dal Muratori, Rerum italic. script, t. II, parte II:
ultimamente lo esaminò e ne diede una notizia som-
maria, e non sempre esatta, il Brani, op. cit.

1 Cfr. per tutto ciò il Muratori, op. cit. t. II, parte II,
pp. 802, 804, 932, 934, 942. Il monaco Berardo scrive
così nella sua crouaca (trascrivo il brano dal Ms. origi-
nale, fol. 70 r, a margine): « Cepit (sic) igitur et creatum
est piscariense monasterium tempore quo papa glorio-
sissimus Nycolaus romanum gerebat pontifìcatuni, et
Michael constantinopolitanum regebat imperium, Supra-
dicto cesare Ludouico augusti lotharii fìlio in honore
sancte et indiuidue trinitatis illud fundante et con-
struente. Sicque celesti predest'.natione seu dispositione
factum est ut uno eodemque tempore fieret et corporis
lieati dementis inuentio et sancte piscariensis eccle-
sie constructio.... ». 11 cronista della fine del xii secolo
vorrà con quella parola constructio significare piuttosto
ricostruzione, o meglio ampliamento, modificazione, giac-
che dagli atti ch'egli stesso riporta apparisce come an-

che prima della fondazione del monastero esistesse una
chiesa in onore della SS. Trinità, ov' era, coni1 è ricor-
dato, sepolto il corpo di san Clemente.

2 Cfr. fol. 124 r e segg., quindi 129 r e v; cfr. anche
Muratori, Rerum ital. script, t. II, parte II, pp. 822
ed 824.

3 Cfr. fol. 132 r: « His ita peractis idem abbas (11-
dericus) intentus ad restaurationem monasteri! cum ad

perfectum eiusdem noctuque dieque desudaret , finitis

decem et nouem annis in regimine migrauit ex corpore ».
Cfr. Muratori, Rerum ital. script, t. II, parte li, 820.

4 Cfr. fol. 181 v: « traditus (Wido) itaque fratribus
et cum grandi honore et iussu imperatoris ad mona-
sterium usque perductus, cum uideret ruinam parietum,
fracturas domorum, pane et uino penum uacuum, nu-
dos fratres, destructum monasterium, paucis diebus ibi
comorans, sumptis priuilegiis et cartis reuertebatur ad
imperatorem, sed antequam ueniret ad eum audiuit de
morte eius ». Cfr. Muratori, op. cit. p. 843.
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