Archivio storico dell'arte — 4.1891

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P. L. CALORE

sulla stessa base uno nuovo: vi si incastrò una colonna della pietra di Pesco Sansonesco, cui
sta sopra un capitello elegantissimo con fogliame gotico, sull' abaco del quale, ornato d'una fascia
a mosaico, si alza un prisma esagonale, coronato da sei colonnine a spirale in corrispondenza agli
spigoli del prisma stesso, con basi e capitelli per ciascuna, il fogliame seghettato de' quali ricorre
ugualmente nel fregio che le riunisce : le faccie poi del prisma sono decorate da fascie di mosaico
girate in vari modi, secondo la maniera cosiddetta cosmatesca. Sopra del prisma sta pure una specie
di capitello scolpito a intrecci di fogliame, che serve di base ad un altro prisma di dimensioni mi-
nori del primo ed a cui manca il coronamento delle colonnine, non però gli ornati con un accenno
agli spigoli, di basi e di capitelli, nò le fascie a mosaico sulle sue faccie. È un candelabro curioso
ed originale, eseguito certo da un artista ritardatario e seguace ancora della maniera detta cosma-
tesca, la quale, come si sa, era diffusa dovunque fin dal secolo xn, oltre che in Roma e ne' din-
torni, anche nei paesi meridionali d'Italia. A Santa Maria d'Ara Bona trovasi un altro candelabro
dello stesso tipo di quello del San Clemente, ma più tardo, e non ne ricordo altri di simili.

Di fronte, nella stessa navata maggiore della chiesa, tra il terzo ed il quarto pilastro a destra
di chi entra, si alza l'ambone, sostenuto da quattro colonne con architravi e davanzali tutti
scolpiti a rosoni molto rilevati ed a fregi di fogliame seghettato e convenzionale secondo il
carattere della fine del secolo xn. Sul davanzale di prospetto è rappresentata, come usavano i
marmorari romani nei loro amboni, un'aquila ad altissimo rilievo, la quale tiene fra gli artigli
un libro aperto che posa sulla schiena d'un leone alato accovacciato e ruggente, con un volume
nelle zampe anteriori. Lo scultore, secondo l'iscrizione che gira al basso dei davanzali, sull'in-
quadratura, 1 fu un certo frate Giacomo, il quale, giudicando dallo stile, dovrebbe aver lavo-
rato anche intorno agli ornati della facciata là dove si riscontra in essi minor larghezza di linee,
minor morbidezza e fantasia.

Abbiamo già accennato come, nel rinnovamento fatto alla basilica dall' abbate Leonate, il
presbiterio dell' antica chiesa fosse stato allargato essendone stati portati più indietro il muro po-
steriore e l'abside stessa, e come di quest'opera soltanto ora ce ne siam potuti accorgere dopo lo
scoprimento della cripta antica alla quale son rimasti, pure col nuovo alzato di Leonate, gli antichi
muri perimetrali, dimodoché essa dovette ricever luce indiretta dal vano chiuso dagli alzati delle
due absidi, illuminato da cinque finestre ad arco tondo aperte sulla nuova costruzione del secolo xn,
quali si vedono nella figura in eliotipia dell'esterno dell'abside che presentiamo al lettore.

Non sappiamo se l'abbate Leonate abbia prolungato la basilica anche dinanzi ; certo vi
fabbricò per intero il porticato. Essa è a croce latina con tre navate, lunga metri 48.10, larga
nella crociera metri 20.53, nel braccio maggiore metri 16.15. Le tre navi sono formate da doppia
fila di otto arcate ogivali, sostenute da pilastri non tutti della stessa forma e dimensione: quelli
delle prime quattro arcate, coronati da una fascia con fregio, oppure ornati di colonne con capitelli.

anima del defunto) ed un' altra barbata (probabilmente
san Pietro). Yi si riscontrano ancora lo stile e le buone
proporzioni dell' arte classica, quantunque l'esecuzione
sia alquanto rozza, come in genere negli altri sarcofagi
cristiani della fine del iv ed anche del principio del v se-
colo. Il sarcofago è inedito: io gli levai lo strato di ce-
mento ond' era stato imbrattato superiormente in modo
da nascondere anche parte delle figure.

1 L'iscrizione in versi leonini ed a lettere maiuscole
di carattere semigotico, è la seguente : f hig qvi magna

canis, fac ne tva vox sit inanis : mvltvm se fallit mala qvi
facit et bona psallit, est doctrina bona cv (sic) facco
(Sic) digna corona : vox qva clamatvr, operis virtvte
ivvatvr : serva qveqve legis precepta salvbria legis : vita
svblimis esto svblatvs ab imis : sit tibi virtvti ascensvs
et iste salvtis : a popvlo distas, uic qvi sacra verba mi-

nistras : sic distes vita, vite contraria vite. frater ego

iacobvs ti(bi) martir svpplico clemens, istvd opvs recipe

tvqve sis Mini clemens. f a pop TF : od . L' architrave della
parte posteriore con fregio a fogliami e viticci intrecciati
del medesimo carattere che abbiamo sopra notato, essen-
dosi spaccato a metà, fu levato e sostituito da un altro
privo d' ornamenti : ora si vede in terra presso l1 ambone.
Il quale, mentre ha lo stesso tipo di altri esistenti nel-
F Abruzzo, come quello, per esempio, di San Pelino a
Pentima (di cui diamo un' incisione) scolpito molto pro-
babilmente da uno degli artisti che lavorarono intorno
alla facciata del San Clemente, ed in cui si trovano gli
stessi motivi ornamentali e la tecnica stessa, non rasso-
miglia per nulla agli amboni eseguiti contemporanea-
mente a Roma ed in altri luoghi, nello stile cosiddetto
cosmatesco.
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