Archivio storico dell'arte — 4.1891

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L'ABBAZIA DI SAN CLEMENTE A CASAUIUA

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fa sepolta nel muro con cui il loggiato stesso fu chiuso; poiché in tempi relativamente recenti tutto
fu qui manomesso e dal locale si vollero ricavare quattro celle, alle quali si accede per un piccolo
corridoio. Le celle prendono luce da quattro bifore, due delle quali ad arco acuto, le altre con
architrave decorato di fogliami che mostrano lo stile del secolo xii, come lo mostrano pure le colon-
nine di mezzo adorne di vaghi capitelli. La costruzione però del muro, anche esternamente, parte a
conci di pietra, parte a rozzo materiale di tufo; la stessa mancanza d'ornamenti negli stipiti delle
due ultime finestre a sinistra; come pure la brutta disposizione delle bifore a due a due nella loro
diversa forma, mi fanno con tutta ragione supporre che, caduto, pel terremoto del 1343, l'antico
fabbricato incominciato dall'abbate Leonate, se ne sia sostituito l'attuale con materiali raccogliticci.

PARTICOLARE DEL PILASTRO, A SINISTRA, DELL'ARCATA DI MEZZO DELL'ATRIO.

Ritornando al porticato, esso consta di tre bellissime arcate : quella di mezzo più larga, a
tutto sesto ; le due laterali a sesto acuto non tuttavia troppo accennato. Esse sono sostenute da
massicci pilastri di figura rettangolare, sulle faccie liscie dei quali spiccano le eleganti colonne senza
rastremazione, aventi una base propria e sostenenti capitelli tutti differenti fra loro di forma e
d'ornamentazione, tutti fantastici e molto finemente lavorati.

Le colonne sul davanti dei due pilastri di mezzo sono sovrapposte ciascuna ad un leone. 1
All'abaco a tronco di piramide rovesciata, con dado di coronamento, che sta sopra il capitello di
ciascuna colonna, corrisponde la cornice del pilastro, la quale però, pur mantenendo sagome uguali,
mostra diversa ornamentazione.

Ricchi di sagome e di fregi si presentano gli archivolti: quello di mezzo, il più decorato,

1 Quella a sinistra di chi guarda fu, insieme col pi-
lastro a cui sta dinanzi, vandalicamente rinnovata dal
Genio civile di Teramo, il quale non tenne neppur conto
del frammento (die ancor rimaneva del leone su cui essa
posava, e lo sostituì con un semplice dado: negli stessi

barbari restauri furono levati e rinnovati a metà la co-
lonna e il piedritto a destra, e, per tacer d'altro, molte
lapidi e frammenti architettonici antichi furono usati pel
pavimento della chiesa.
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