Archivio storico dell'arte — 4.1891

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scritta: te dominvm qvi fecit celvm et terram mare et fontes aqvarvm; l'altra, a destra,
la Vergine col Bambino, la quale, sebbene mostri i caratteri delle sculture già accennate, cioè
il girare dei contorni e delle pieghe proprio dell'arte romanica e non già della bizantina, più
secca e angolosa ed anche più dotta e minuta, mostra tuttavia di essere stata copiata da una
delle solite Madonne greche, di cui conserva anche la scritta MP 0Y (Meter Theou, Madre di Dio).

Dalla minuta descrizione di questo bellissimo atrio e dalle incisioni che presentiamo, appa-
risce chiaramente come esso sia uno dei più importanti e più ben conservati esemplari dello stile
romanico non veramente italiano, ma quale specialmente s'era sviluppato in Francia nei secoli xi
e xii. Le modanature degli archivolti e degli abachi sovrapposti ai capitelli i quali ora sono a
campana, ora a tronco di cono rovesciato; le decorazioni a fogliame convenzionale lobato con costo-
loni e scanalature profondamente incavate e simmetricamente disposte, a mostri ed a figure umane,
a losanghe, a intrecci vari e fantastici di palmette di differenti forme, talvolta ornate di perle;
i dentelli a sega; i rosettoni sporgenti a grandi intervalli da alcune fascie larghe e piane intorno
alle arcate; il rilievo di tutte le decorazioni molto profondo, ma poco morbido e generalmente in-
cavato su d'un solo piano, onde ne nascono linee d'ombra molto trite e taglienti ; lo stile delle
figure che si mostrano ora troppo tozze, ora troppo lunghe, a seconda degli spazi da decorare,
con goffi movimenti, con occhi sbarrati, con barbe prolisse arricciantisi all'estremità, con pieghe
nelle vesti arrotondate, spesse, monotone, con partiti di panneggiamento che si sviluppano sempre
ugualmente a cartoccio ; la stessa forma complessiva della porta maggiore, e, a parte a parte, cia-
scun elemento che la compone; la disposizione finalmente, di tutte queste decorazioni in modo
da ottener masse grandiose e motivi ben determinati, severi e fra loro in perfetta armonia;
son tutti caratteri che più spesso che in Italia noi possiamo osservare nei monumenti della me-
desima epoca nel settentrione d'Europa, e specialmente, come ho detto, nella Francia. Quindi io
credo che l'abbate Leonate, per quegli intimi rapporti ch'esistevano fra le comunità benedettine
di tutti i paesi, abbia piuttosto usato di maestri d'oltr'Alpe che di italiani; maestri che, secondo
abbiamo già veduto, devono aver di poi lavorato per l'ambone del San Pelino di Pentima, ed in
altri luoghi dell'Abruzzo.

Utilissimi confronti può quindi far lo studioso tra la facciata della nostra basilica e quelle,
per esempio, di Jort (Calvados), di Saint-Benoit-sur-Loire (xi secolo), di San Trofimo ad Arles,
di Saint-Gilles nella Linguadoca, ecc.; ove più o meno sviluppati, più o meno similmente di-
sposti troverà gli accennati elementi e caratteri. I quali altro non presentano che una miscela
di motivi greco-romani ed orientali, 1 svoltisi nell'occidente d'Europa alquanto liberamente fin dal

di Castiglione a Casauria e dal Ministèro della pubblica
istruzione, e date a me in consegna, saranno ricollocate
al loro posto, anche le tre mattonelle portanti le iscri-
zioni: Bettorrita, ecc., Lucum Picceri, ecc. e Castellimi
insule.

È poi da notarsi come tutte le formelle furono an-
che spostate e rimesse in disordine.

Secondo il Bindi, op. cit. p. 443, mancherebbe una
mattonella con questa iscrizione:

Hoc opus est actum pi . . . curante Iohe (Toliel V)

Quod protinus factum vita potiatur (ut) omni (? ?)

Sce tua Clemens prece XVS erit tibi clemens !

Nella prima fila di formelle in alto, incominciando da
destra, abbiamo un rosone; un monaco con cappuccio
in capo ; un regnante con corona e con scettro ; una figura
in atto di benedire avente in testa la mitra e nella sini-
stra il pastorale (nell'inquadratura di questa formella si

legge IOIIEL ABBAS); un regnante con corona, lo
scettro nella sinistra e nella destra un rotolo spiegato;
quindi un altro rosone simile al primo.

Delle 72 formelle che decoravano queste porte, non
ne restano che 47, cioè 15 con castelli, 27 con figure
lineari, 4 con figure di personaggi, ed un battente. Ora,
per incarico del Ministero della pubblica istruzione, tutti
i pezzi che rimangono saranno, come ho detto, rimessi
al loro posto.

Con questa disposizione si avrebbero dieci castelli
sulla porta destra, ed altrettanti sulla sinistra.

1 Nel termine di orientali intendo di comprendere,
non solo i caratteri bizantini nel senso ristretto che a
questa parola generalmente si attribuisce, ma anche i
motivi siriaci, persiani, asiatici in generale, che per
mezzo dell'impero bizantino s'erano pure insinuati nel- $

l'arte europea.
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