Archivio storico dell'arte — 4.1891

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OPERE DI MAESTRI ITALIANI NEL MUSEO DI CHAMBÉRY

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teri che si addicono alla scuola toscana ed alla lombarda : purezza di linee, genialità, profondità
di sentimento e di espressione con un giusto senso del vero ; tutto slanciato, sottile ; nulla di
rotondo, di tozzo e pesante.

Sembrami quindi che la serie delle opere certe del Laurana non possa fondersi con questo
nuovo gruppo di opere. Il fatto della provenienza od esistenza nelle stesse località della Francia
e dell' Italia meridionale non basta neppure per tener salda la compagine d'origine delle varie
opere di questo gruppo, non basta a provare che provengano proprio tutte tutte dalla stessa
bottega. È una gran questione quella della provenienza di un oggetto d' arte, il cui spostamento
e trasporto non presenta difficoltà; a mala pena posson servire di guida per chiarirla i testi
antichi e gli inventari. Le maschere in marmo, piccole di volume, saranno state sbalestrate per
l'Italia ed avranno passato il confine; la sagacia del Courajod ne scoperse cinque in Francia, e
la sagacia del Bode, due in Italia ; può darsi che altre se ne rinvengano, potrebbe anche darsi
di no: nei secoli xvn e xviii e nel principio del nostro avranno dato poca importanza a questi
pregevoli frammenti, appunto perchè frammenti. Intanto la maschera del Museo di Chambéry fu acqui-
stata in Italia e non in Francia, come potrebbe lasciarlo supporre la circostanza che il barone Garriod
era savoiardo ; la maschera del Museo di Berlino proviene da Firenze. Il busto di giovane gentildonna
della Galleria Ambras a Menna vi è qualificato di scuola lombarda e forse a questa attribuzione
concorse probabilmente la provenienza dell' opera. Mi si opporrà che le altre cinque maschere esi-
stono in raccolte pubbliche o private francesi. Ciò non basterà per la identità di origine delle
maschere e dei busti assieme. Inoltre bisogna, anche a proposito delle maschere, premunirsi
della impressione di forte analogia che possono lasciare opere consistenti in teste tutte mancanti
dei capelli, delle orecchie, tagliate in modo identico e interrotte, quale più, quale meno, sotto
la regione del collo.

A questo proposito non puossi lasciare in dimenticanza una circostanza molto importante, sulla
quale ha richiamato la mia attenzione il signor senatore Morelli, al quale parlai di questa maschera
di Chambéry. Appunto nei tempi a cui appartiene la maschera, in Italia e sovratutto in Toscana,
come ne lasciò memoria il Yasari in un passo della vita del Yerrocchio, era frequentissima
l'usanza di trarre in cera la maschera di nobili o ricche persone che la morte rapiva. Coll'aiuto di
queste maschere conducevano le loro pitture di ritratti i pittori e le loro maschere e busti in
marmo gli scultori, e questa sarebbe la chiave della causa dello sguardo basso, delle palpebre
semichiuse di molti busti e di molti ritratti. Ed invero cogli occhi bassi troviamo non solo ritratti
femminili ma anche ritratti maschili; quindi non sarebbe sufficiente la spiegazione data da E. Piot:
« le regard voile par des paupières constamment baissées était la contenance generale des jeunes
femmes du xv siècle ». 1 Tra i ritratti che hanno evidentissima questa caratteristica, basterà
ricordare quello di Giuliano de' Medici del Botticelli. Or bene, tanto nelle maschere più volte
ricordate dei Musei francesi e del Museo di Berlino, quanto nel busto della Galleria Ambras di
Tienila, in quello di giovine donna del Louvre, nel busto di Beatrice d'Aragona della collezione
Dreyfus, in quello di Battista Sforza del Museo del Bargello, i caratteri di identità sinora messi
innanzi non sono che caratteri comuni a tutte le maschere che furono prese materialmente con
la impronta sul cadavere o modellate da uno scultore, presente cadavere : palpebre semichiuse,
naso affilato, narici depresse, bocca rigidamente chiusa e per causa di questa chiusura forzata
il labbro superiore reso rigido ed allungato, ed infine depressi i muscoli nelle regioni in cui le
ossa fanno minore sporgenza e che di solito sono rigonfiate nelle giovani persone soltanto dal
tessuto fibroso (così segnatamente nella parte della guancia che dallo zigomo scende obliquamente
a lambire le narici e le labbra) ; tutti caratteri codesti più o meno comuni ai cadaveri. Osservate
il busto di Battista Sforza del Museo del Bargello a Firenze : non vi dà forse una impressione
cadaverica? Ora, nel caso della maschera di Chambéry convien tener presente che essa è grande
al vero (misura venticinque centimetri in altezza) e quindi si hanno tutte le presunzioni che sia
una ripetizione in marmo di una maschera presa sul cadavere. Riassumendo, credo poter dire

1 L'art ancien à l'Exposition du 1878. — La sculpture au Trocadéro. Paris, Quantin.

Archivio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. I. 6
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