Archivio storico dell'arte — 4.1891

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a. CAROTTE

essere presumibile che dalle maschere prese dal cadavere derivarono ad un tempo e le maschere
in marmo e i busti interi ; le maschere in marmo valevano a conservare una fedele immagine,
valevano quale modello pei busti e potevano altresì servire (come è ragionevole inferire dal modo
con cui sono tagliate sopratutto sotto al collo) per monumenti, venendo incastonate in altre parti
scolpite in materiale diverso, meno costoso e magari policromo. Nei busti poi, nelle opere di vera
creazione plastica, l'uso di un modello consistente in una maschera presa dal cadavere rimase
manifesto e ciò spiega il carattere di questi busti. Una prova di questo fenomeno materiale ma
incosciente della influenza che il modello di una maschera esercita sull'artista che la traduce in
un busto, in un'opera plastica, io l'ebbi mesi sono in occasione di un concorso ad una pensione
artistica.

Gli studiosi della paletnologia, delle età dette preistoriche, chiariscono l'uso degli oggetti
delle età della pietra e del bronzo, studiando le usanze, la vita degli odierni selvaggi. L'uma-
nità si ripete sempre. Per bene studiare e comprendere i fenomeni artistici del passato, importa
tener conto dei fenomeni odierni dell'arte, delle attitudini e vicissitudini degli artisti odierni.
Dunque, in occasione d'un recente concorso, capitò questo caso: il tema dato ai concorrenti era
lo sviluppo della testa di Lazzaro risuscitato; uno di essi portò clandestinamente nella sua
cella una maschera in gesso tratta dal cadavere di Giuseppe Bossi, valente pittore e critico
d'arte del principio di questo secolo; col sussidio di questa maschera, il giovane sperava di
aiutarsi per dare al suo Lazzaro un aspetto cadaverico, ma doveva combinare questo aspetto
colla espressione di chi ritorna alla vita. La gherminella fu scoperta e il giovane fu dichiarato
fuori concorso, perchè non era concesso valersi di espedienti ed aiuti senza renderli ostensibili
ed a disposizione degli altri concorrenti. La Commissione giudicatrice però, dando un'occhiata al
lavoro di quel concorrente, trovò che egli aveva fatto proprio una testa cadaverica, ma soltanto
cadaverica ; per quanti sforzi egli avesse tentato, non era riuscito a superare la profonda impres-
sione di morte ed a sprigionare dalla testa che aveva plasmato anche una espressione di ritorno
ai sensi della vita, di un risveglio. E che la traccia poi del modello imitato sia sempre così pro-
fonda da lasciar caratteri evidenti, apparve pure in quella circostanza, giacche uno dei commis-
sari, un vecchio scultore, che per la prima volta vedeva quella maschera, corpo del delitto, ed
ignorava trattarsi di quella del Bossi, faceva avvertire come essa avesse fortissime analogie col
busto in marmo in cui il Cacciatori ci conservò l'effigie di Giuseppe Bossi!

Accertata la permanenza di caratteri cadaverici nelle maschere in marmo ed in molti busti
del rinascimento, il difficilissimo confronto tra queste opere con le altre opere d'arte dovrà per-
tanto essere limitato: 1° a certi soli caratteri, ad esempio alla forma del cranio, alle linee ge-
nerali del viso, all'ossatura del mento; 2° ai caratteri puramente stilistici, caratteri che è tut-
t'altro che facile il discernere nei busti del rinascimento, perchè, come ben avvertiva il Piot,
nello studio citato innanzi, i busti del xv secolo, che per loro natura debbono essere copie fe-
deli della persona effigiata, sono (massime quando consistono nella sola testa) ancor più sprovvisti
delle altre opere plastiche di quel periodo, di caratteri distintivi della personalità artistica dello
scultore. Pochi maestri hanno il glorioso privilegio di far conoscere l'ongle chi lion in qualunque
frammento uscito dalle loro mani!

Studiata con questi criteri, la maschera di Chambéry rimane strettamente analoga soltanto
a quella di Berlino ed al busto di donna della Galleria Ambras di Vienna e con qualche lontana
risonanza al busto di Beatrice d'Aragona della collezione Dreyfus. Lo studio di confronto col busto
di A ienna può esser fatto mediante l'eccellente fotografia che ne fece F. Lowy 1 (V. fig. 3).
Sarà bene intagliare in un foglietto di carta un buco della precisa dimensione del viso di questa
fotografia, ed applicandolo sopra in modo che non si vegga uè la cuffia, nò la capigliatura, si
avrà modo di paragonare con maggior facilità i lineamenti ed i caratteri stilistici di questo busto
e della maschera di Chambéry. L'identità, del resto, già accennata dal Courajod nel suo studio

1 Photographie von F. Lovy, K. K. Hofphotograph, A. H. Kaiserhauses. — Madohenbiiste von Marmor und
W ien. — II. Gruppe der Kunsthist. Sammlungen des bemalt, Lombard Schule. 2. Halfte des 15 Jahrhundert.
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