Archivio storico dell'arte — 4.1891

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stesso, e l'altro maestro Martino. Ma quello di Martino non era da stare a paragone del primo,
notandosi il fogliame troppo trito; e fu dato a correggere. 1 Fu cominciata a fondare la cappella
nel maggio 1464. Chi la diceva troppo vicino alla porta; chi invece l'approvava. Ser Neri di
Giacomo, uno dei commissari, gridava più di tutti, e faceva notare che l'entrata della porta era
in quel modo impedita, e bisognava accostare la cappella più verso la colonna della chiesa. Il
camerlengo convocò l'adunanza generale. Gaspare di Andrea Buzi consigliò di levar Aia ciò che
era stato murato, perchè a suo vedere non stava bene e impediva la bellezza della chiesa in sul-
l'entrata: diceva di togliere il piedistallo o basamento della colonna della nave e d'incastrarvi
la colonna rossa che era già fatta, impiombandovela per farla meglio aderire. La mutazione fu
approvata ed eseguita. 2 Nell'ottobre 1464 le colonne erano impiombate, e sopra ad esse già vi
si vedeva posato un angelo. 3 Un maestro forestiere si esibì con alcuni disegni per porre le grate
di ferro innanzi alla cappella; ma fu rimandato con buona speranza. Si doveva pensare nel-
l'estate 1465 a voltare la cappella. Anche qui le opinioni erano diverse. Ad alcuni piaceva piana
con certe rose scolpite e dorate; ad altri piaceva a ciborio, perchè anche tutti i disegni degli
architetti recavano il ciborio. Il camerlengo sollecitava una decisione, perchè era venuto il tempo
opportuno di preparare il pietrame nella valle del Cerio, dove allora si avrebbero avuti operai
sufficienti. Non si risolvette nulla, fra tanti pareri, sebbene prevalesse la volta a ciborio; ma si
dubitava che gli architravi non avessero a sostenerla. Furono allora dati a lavorare gli architravi
a fregio, di marmo di Carrara venuto da Corneto e a squadroni di marmo rosso, secondo il di-
segno di maestro Giovannino, adorni di stemmi, due del Monaldeschi e tre della Fabbrica; ma
gli squadroni non essendo trovati schietti, per timore di fenditure, si convertirono di marmo in
macinello, dipinto poi a rosso. 4 Per coprire la cappella, nel 1480, si fece il cielo e il sopra-
cielo di tavoloni di oppio e di abete da Pietro teutonico, il quale, come carpentiere subtilissimus,
tolse a lavorare di quadro a cornici rilevate, degnissime, intagliate e condotte con una rosa egre-
giamente operata nel mezzo, come nel disegno in carta che era in mano del camerlengo. 5 E
così prevalse il gusto dei tempi nuovi, e dopo le incertezze di dieci anni fu dato il bando al ciborio,
sostituito dalla soffitta piana, che ancora non era accettata nell'uso comune per gli edifizi pub-
* blici e più nobili. Il tetto si coprì nel 1492. 6 La pila per l'acqua benedetta fu scolpita su marmo
di Prodo. Le pitture della cappella, condotte da un maestro Pietro pittore, che dipingeva anche
la cappella nuova (da non prendersi per Pietro Perugino, che venne molti anni dopo), e dai pit-
tori Cola e Matteo o Piermatteo, furono fra le ultime opere. L'immagine riposta sotto un taber-
nacolo dipinto d'azzurro e oro fino, frale due figure di san Brizio e di san Costanzo, colorite da
Pietro di Nicola nel 1464, fu ornata di pietre preziose, coronata e coperta di un velo appeso su
magliette di ottone intorno intorno circondato da fregio fatto a colori, oro e vernice da Guglielmo
di Spagna. Un Crocifisso eravi presso di così grandi proporzioni, che per la tenda dinanzi ci
vollero ben dodici braccia e un terzo di tela nera di Costanza. Ivi vicino, sotto un tabernacolo
dipinto, era riposta la statua dell'Assunta, come anche più sopra fu accennato.

Non sappiamo in modo preciso quando la cappella si demolisse. Ma nel secolo xvn non po-
tendo convenientemente tenere l'immagine della Madonna della Tavola come la vollero gli an-
tichi, levatala da piedi alla chiesa, la collocarono nella cappella nuova (1622).

Alcuni frammenti di marmo scolpito a busti di santi e stemmi dell' Opera, rinvenuti dopo
demoliti gli altari nel luogo ove era stata la cappella, mi hanno indotto a crederli avanzi degli
ornati di essa. Ma nulla di certo ; e null'altro rimane di quest'opera, che il ricordo pervenutoci dai
documenti.

L. Fumi.

1 Arch. detto, Rif. c. 230 t.

2 Arch. detto, ivi, c. 237.

3 Arch. detto, Cam. 1460-1469.

Archivio storico dell'Arte - Anno IY, Fase. I.

4 Arch. detto, Rif. ad an. c. 277, 390, 418.

5 Arch. detto, Rif. 1458-1488, c. 597.

6 Arch. detto, Cara. 1490-1498.

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