Archivio storico dell'arte — 4.1891

Seite: 56
DOI Heft: 10.11588/diglit.18090.3
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18090.8
DOI Seite: 10.11588/diglit.18090#0088
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1891/0088
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
56

NUOVI DOCUMENTI

XXY.

1492.

(Arch. detto, Cam. 1490-1498).

Ad faciendum pontem et coperiendum tectum

super cappellani majestatis tabule — lib. vj.

XXYI.

1493, novembre 10.

(Ivi, Cam. 1490-1498).

Pro mundandis capitellis columnarum Virginis tabule.

Statua di Severo da Ravenna.

Severo da Ravenna e invitato dai Massari dell7Arca
di Sant'Antonio di Padova a scolpire la statua di
San Giovanni Battista.

Di Severo da Ravenna, il quale deve essere stato
un artista a1 tempi suoi di una certa rinomanza, gli sto-
rici dell' arte non si sono ancora occupati come conver-
rebbe.

Pomponio Gaurico nel suo dialogo De Sculptura,
scritto a Padova nei primi anni del 1500, loda Severo
da Ravenna sopra tutti gli altri artisti con parole che
non possiamo trattenerci dal riportare per intero: « Narri
Severum Rhavennatem ideo ad extremum distuli, ut ple-
nius laudarem, qui miror ad me hodie cur non vene-
rit. Is mihi quidem videtur statuariae numeros omneis
adimplere. Sculptor, Scalptor, Caelator, Detector, Pla-
stes Pictorque egregius. Nam si me liic nunc rogaretis,
qualem sculptorem velim, talem nempe ipsum velini,
qualem, modo literae adessent, Severum esse novimus.
Erunt quidem et nòstro fortassis beneficio multo com-
plures, qui post me statuariam omnem exornabunt. In-
terea vero- danda sedulo nobis opera est, quando qua
ratione Ligna, Lapides, Argillae, Cerae, Metalla nobis
simillima esse possint adinvenerimus, ne quod Socra-
tem dixisse ferunt, eis potius nos similiores esse videa-
mur» (Angustile Trébocorum, 1672, p. 334).

Di questo artista parlò ultimamente Corrado Ricci
nella sua Nota storica intorno alla statua di Guidarello
Guidarelli (pp. 14 e 15, nota), che da lui è attribuita a
Tullio Lombardo, fondandosi anche sulle testimonianze,
non troppo sicure del resto, del cronista Fiandrini e
d'Antonio Tarlazzi.

Corrado Ricci opina giustamente che Severo da Ra-
venna sia stato allevato alla scuola di Pietro Lombardi,
il quale coi figli suoi Tullio ed Antonio lavorò fra il
1482 ed il 1485 parecchie cose a Ravenna; ed io penso
che Severo abbia seguito i Lombardi a Venezia e molte
cose abbia ivi eseguite che noi siam soliti di chiamar

semplicemente lombardesche e d'attribuire all'uno od
all'altro dei Lombardi.

11 fatto sta che a Padova Severo da Ravenna si trova
inscritto nel Liber (cartaceo) omnium, introituum et ex-
pensarum arche gloriosi Sancii Antoni!, scritto ed ordi-
nato nel 1500 da Francesco de Curtirodulo (da Curta-
rolo), dottore in legge, massaro e cassiere, dal magni-
fico Marco Bolani, allora pretore, e dal dottore in legge
Francesco Dal Legname (libro che, al pari degli altri
più sotto citati, si conserva nell'archivio dell'Arca del
Santo, ove per cortesia di quella Presidenza mi fu con-
cesso di far le ricerche), insieme cogli scultori Tullio
ed Antonio Lombardi, invitati anch' essi nello stesso
tempo a sculpir li miraculi de Santo Antonio (cfr. a carte
36 e 60). Si può quindi supporre che i Lombardi, scul-
ptor i de statue excellentissimi, come ivi son chiamati, ab-
biano portato seco a Padova anche Severo che, siccome
ho detto, stava probabilmente nella loro bottega, e l'ab-
biano raccomandato presso la Presidenza dell'Arca del
Santo, affinchè gli fosse allogata la statua di San Gio-
vanni Battista di cui è stato infatti incaricato, quasi
perchè desse saggio della sua abilità e fosse poi giu-
dicato degno di eseguire altri lavori che non gli furono
però più allogati.

La statua è posta sulla seconda nicchia, a comin-
ciar da sinistra, dell'attico superiore nel prospetto della
cappella di Sant'Antonio : porta nello zoccolo la iscri-
zione: OPVS SEVERI RHAV., e si trova pur notata
come opera di Severo dall'Anonimo Morelliano.

Mal si può giudicarla per l'altezza in cui si trova;
ma, pur unita ad una certa secchezza, vi si riscontra
gran diligenza e rara maestria nello scolpire il marmo:
lo scalpello s'addentra profondo nelle occhiaie, nella
bocca, nelle guance, ne' solchi de' muscoli avvizziti dalla
penitenza, nelle pieghe del manto, esagerando forse al-
quanto, nella considerazione dell' altezza in cui la statua
doveva esser collocata. Risente assai dello stile dei
Lombardi e specialmente di Tullio; ma esso è meno ta-
gliente e materiale di quello di Tullio, meno freddo ed
imitato dal classico di quello d'Antonio.

Per queste ragioni non mi sembra che di Tullio
Lombardo possa essere la statua di Guidarello Guida-
relli in Ravenna, la quale mostra nella testa del morto,
che pare dormente, tanto carattere e profondità di sen-
timento, quale non sapremmo trovare nelle opere di
Tullio, e vi si nota inoltre, come nel San Giovanni già
accennato, il bulbo dell'occhio molto convesso e rilevato
nell'orbita fortemente incavata, mentre i piani del volto
sono largamente modellati e determinati con grande
maestria. Io credo di non andare errato giudicando
quell' opera come lavoro del Ravennate.

Aggiungasi inoltre che non apparisce che i fratelli
Tullio ed Antonio Lombardi si sieno mossi dal 1500 in
poi da Venezia che per andare a Padova. Ed a Padova
appunto noi li troviamo nel libro «Dare e Avere» del-
l'amministrazione dell'Arca del Santo del 1520, e per-
loading ...