Archivio storico dell'arte — 4.1891

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Ivan Lermolieff — Kunstkritische Studien iiber italieni-

sche Malerei. — Die Galerien zuMùnchenund Dresden.

Mit 41 Abbildungen. — Leipzig, F. A.Brockhaus, 1891.

Appresso alla'pubblicazione del volume di critica ar-
tistica dello stesso autore, concernente le due massime
Gallerie private di Roma, già ci è dato di annunciare
la comparsa di quest' altro libro, eh'è una seconda edi-
zione riveduta ed aumentata di una parte dell'opera
pubblicata dall'editore Seemann nel 1880, nella quale,
com'è noto, il Lermolieff aveva passato in rassegnale
Gallerie reali di Monaco, di Dresda e di Berlino.

Esaurita da vari anni quella prima edizione, con
avidità ricercata e discussa in Germania, la seconda,
per quanto versi sullo stesso soggetto, va fornita di
molti argomenti nuovi e giungerà quindi egualmente
gradita a quanti hanno a cuore lo studio dei nostri an-
tichi autori.

Innanzi tutto, come avverte l'autore nella sua pre-
fazione, egli vi diede più ampio svolgimento alle notizie
concernenti il pittore bergamasco Giovanni Cariani; si
studiò inoltre di stabilire i distintivi per cui soglionsi
sceverare i disegni del veneziano Domenico Campa-
gnola da quelli di Giorgione e massime di Tiziano.
Altro argomento interessante per la critica artistica, al
quale egli volle rivolgere la sua- attenzione, si è quello
della definizione e della enumerazione dei dipinti che,
secondo il parer suo, vengono attribuiti erroneamente a
maestri italiani, laddove egli vi scorge le impronte di
opere di artisti d'oltremonte, massime fiamminghi, che
si applicarono ad imitare o a copiare più o meno libe-
ramente dei modelli italiani.

In genere poi, la sua seconda edizione si è avvantag-
giata di una maggiore copia d'indicazioni di opere di
artisti italiani più eminenti, sparse in molte raccolte sì
pubbliche che private d'Europa, mercè le quali lo stu-
dioso viene a trovarsi fornito utilmente di un abbon-
dante materiale atto alle indagini e ai profìcui confronti.

Così, por esempio, dov'egli ragiona delle opere del
Sodoma, gli rivendica un ritratto di una nobil donna
esistente nella (Galleria di Francoforte (mentre per tra-
dizione viene ivi attribuita a Fra Sebastian del Piombo

e tenuta per il ritratto di Giulia Gonzaga) non senza ad-
durre degl'indizi caratteristici a sostegno del suo assunto.

Nella enumerazione delle opere di Lorenzo Lotto
rende conto della scoperta fatta recentemente di una
sua tavoletta affatto giovanile, rappresentante Danae che
riceve la pioggia d'oro, e vi fa seguire poco stante altro
quadro d'ingenuo concetto che vedesi esposto nel Museo
artistico municipale di Milano (Lot colle figlie).

Conferma invece al Correggio nella sua prima ma-
niera, in onta al suo aspetto lottesco a prima vista, il
giovane Fauno della Galleria di Monaco. E a proposito
del pittor delle Grazie egli tenta di classificare in or-
dine cronologico altre sue opere giovanili osservate dopo
l'apparizione della sua prima pubblicazione. Tali il pre-
zioso quadro della Natività del Bambino, di proprietà
del signor B. Crespi di Milano e proveniente dall'In-
ghilterra (dove veniva antecedentemente considerato
quale opera di scuola del Dosso), una Sacra Famiglia,
dal dott. G. Bode trovata, salvo errore, in Inghilterra
del pari ed acquistata pel principe di Hohenzollern-Sig-
maringen, un « Congedo della Tergine » che dal pos-
sesso di una famiglia milanese passò in quello di un
signore inglese.

Fra i vari soggetti dell'autore ch'egli porge ripro-
dotti in zincotlpia si distingue quello di un quadro del
Museo municipale di Milano, ricavato da una fotografia
del Brogi. Quanto a quello eh'è desunto da una riprodu-
zione dei Fratelli Alinari, siamo in grado oggi di offrirne
una migliore edizione mercè l'esemplare fotografico for-
nitoci dalla ditta medesima, che fa parte della nuova col-
lezione eseguita col processo isocromatico. Codesto qua-
dro di piccole proporzioni sta tuttora appeso nella saletta
di scuole diverse nella Galleria degli Tffizi sotto il nome
di Tiziano, per quanto il Lermolieff già da anni lo abbia
additato per opera del Correggio e per tale sia stato
accettato dalla generalità dei conoscitori. Egli nota come
in esso appariscono le impronte dell'arte veneta gior-
gionesca; a queste si aggiungono, come ci pare evidente,
quelle dell'arte ferrarese, quale si esplica nelle pitture
del Costa e del Mazzolino. Chiude il capitolo con al-
cune considerazioni genoricho intorno alle aspirazioni
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