Archivio storico dell'arte — 4.1891

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facsimile
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miscellanea

mani passasse dipoi è ignoto. Il Boschini lo attribuiva
a Cosine, ma il canonico Agostino Peruzzi nelle anno-
tazioni all' Elogio funebre, da lui dettato in memoria del
Cicognara, osservò che « nell' impasto del colorito più
scuro, contrapposto a lumi assai arditi e nella grandio-
sità delle pieghe », piuttosto doveva « vedervisi la mano
dell'altro pittore ferrarese Francesco Cossa ». E per
quanto è possibile giudicare dall' incisione, il canonico
Peruzzi si apponeva al vero. L'iscrizione sottoposta al
quadro reca il nome di Antonio Cicognara, che il ca-
nonico Peruzzi chiamò conte e suppose ferrarese ed avo
dello storico, mentre è probabilmente lo stesso cono-
sciuto oggidì come pittore e miniatore, di patria cre-
monese, vissuto a Ferrara nella seconda metà del se-
colo xv. Riportiamo con l'incisione anche l'iscrizione
che vi è sottoposta, facsimile dell'originale, e la scala
metrica, che ci dimostra come il quadro misurasse tre
metri d'altezza e due di larghezza. Ove giunse il quadro
che gli amatori di cose patrie ferraresi, nel 1834, de-
sideravano vedere acquistato dal « provvido comune » ?
Saremo grati a chi ci metterà sulle sue traccie.

a. y.

Compimento (lei palazzo Marino in Milano, (li (Ga-
leazzo Alessi [1558-1572]. —Nell'ottavo fascicolo della
prima annata di questo Archivio, la cronaca artistica
contemporanea registrava quale una vittoria dell'arte la
decisione del municipio di Milano pel compimento della
quarta fronte del palazzo Marino, secondo il progetto
dell'architetto Luca Beltrami. Il celebre palazzo costrutto
nel xvi secolo, secondo il modello di Galeazzo Alessi,
ora presenta la sua fronte verso piazza della Scala in
completa armonia cogli altri lati e risplende nella gran-
diosità e bellezza dell'antica sua architettura.

Le difficoltà maggiori che si erano opposte all'at-
tuazione di questo razionale concetto a completare questa
quarta fronte, risguardavano specialmente le aperture,
la distribuzione delle porte e delle finestre, sopratutto
delle porte, le quali non erano simmetriche. Il prof. Bel-
trami in seguito al risultato del propri studi, sui primi
studi planimetrici dell'Alessi, e sugli avanzi della in-
completa decorazione della fronte in questione, aveva
presentato il suo progetto senza preoccupazione alcuna
della dissimetria, ma bensì unicamente coli' intento di
rispettare l'antica architettura di quella fronte, di ese-
guirla quale era stata ideata e principiata.

All'atto pratico, durante i lavori di esecuzione del
progetto di Luca Beltrami, apparvero le prove del fon-
damento dei suoi studi e delle sue conclusioni. Dove il
piccone intaccò il muro per fare le finestre della nuova
facciata apparvero i voltini antichi, contemporanei alla
costruzione e che dovevano appunto servire per quelle
finestre, e dove si aprì il gran vano per la porta mag-
giore, si trovò il grand'arco che già nel xvi secolo era
stato preparato per questa. Anche lo scalone era stato
interrotto al tempo del Marino, si trovò che in origine
era stato incominciato a destra, ma condotto solo per
una rampa che si trovò pur non compiuta.

In meno di due anni il lavoro di costruzione di questa
nuova fronte fu condotto a termine.1 La pietra colla quale
si coprì ed ornò nello stile del palazzo i 2430 metri qua-
drati di quella fronte e dei risvolti laterali è della stessa
natura di quella adoprata nel xvi secolo, cioè il ceppo
gentile biancastro (puddinga) : proviene da Brembate nel
Bergamasco. La spesa di tutta l'opera e dell'adattamento
interno dei locali del palazzo salì soltanto a 460,000 lire.

1 Fu incominciato il 10 dicembre 1888 e fu ultimato il 10 otto-
bre 1890. Ora si sta ultimando lo scalone.
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