Archivio storico dell'arte — 4.1891

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QUADRI DI MAESTRI ITALIANI NELLE GALLERIE PRIVATE DI GERMANIA

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L'altro quadro ascritto a Tiziano ò un gran Paesaggio, bellissimo per composizione e per colorito,
il quale, di chiunque siasi, è un dipinto che aggiungerebbe ornamento a qualunque Galleria: a
destra scorre sotto alti alberi fronzuti un ruscello, sulla sponda del quale s'è posta a sedere una
nobile famiglia con ricche vestimenta; a sinistra lo sguardo spazia sul castello di Cadore e più
in là sui monti dolomitici ; in alto il cielo azzurro scuro. I] colorito scuro è veramente splendido
ed è ben degno di un Tiziano; l'esecuzione è larga e vivace e tradisce una mano bene eser-
citata. Però le vesti delle piccole figure adoperate soltanto come macchiette accennano all' ultimo
trentennio del secolo decimosesto, e per questo periodo dell'attività artistica di Tiziano sono qui
accentuate troppo fortemente le particolarità, innanzi tutto le fronde, in cui si possono osservare
perfino le forme delle foglie. Tiziano avrebbe riprodotto la stessa cosa con molto meno. Però il
quadro deve certamente essere d'un Veneziano suo contemporaneo, e se anche non se ne può
trovare il nome, tuttavia ciò non guasterà a nessuno il piacere di gustare questo eccellente
quadro. Sembra che esso si sia prima trovato nella collezione del conte Castellani in Torino.

Il gran compaesano di Tiziano, il Tintoretto, è rappresentato da un bellissimo ritratto dal
tono chiaro dorato, che dicesi sia quello di Ottaviano Farnese e in cui è raffigurato un uomo
sulla trentina completamente armato ; egli è rivolto per metà a sinistra, tiene la mano sinistra
appoggiata all'anca, e con la destra distesa mostra il motto: « Fides mea in Deo est », scritto
sulla parete ; a sinistra innanzi a lui sta un elmo riccamente ornato con una Vittoria. Un Cristo
incoronato di spine e mostrato al popolo, gran quadro con figure grandi tre quarti del naturale,
di colori vari e con ombre molto nere, si ascrive a Iacopo Bassano, ma forse appartiene piut-
tosto a Francesco.

Dobbiamo a questo punto nominare un altro lavoro del fiore dell'arte italiana, una Depo-
sizione del grande pittore bresciano detto il Moretto, gran quadro con figure di grandezza naturale.
Pur troppo alla grandezza non corrisponde del tutto la qualità, e sebbene non si possa negare
che nella. composizione ci sia una certa grandiosità, tuttavia per il colorito il dipinto è inferiore
alla maggior parte delle opere di questo maestro; la luce ha il tono della creta ed è dura; lo
scuro ed il chiaro stanno immediatamente accanto l'uno all' altro. Ciò si spiega quando si con-
sidera il tempo in cui il quadro fn dipinto : la sua segnatura è : ANO . DOM . MDL1V . MENS . OCT.,
ed è questo l'ultimo anno di vita di questo artista. Il quadro proviene dalla collezione Frizzoni
Salis in Bergamo e lo esaminarono più da vicino i signori Crowe e Cavalcaselle. Di quadri della
scuola veneziana d'epoca posteriore sono da nominarsi anzitutto due dipinti alquanto grandi del
Tiepolo, veramente splendidi, rappresentanti l'uno VAndata al Calvario, l'altro la Crocifissione;
sono due quadri di primissimo ordine e provengono dalla collezione Brentano in Francoforte s/M.
Due quadretti con le figure di Qant'Eligio e di Sant'Antonio da Padova, che pure gli vengono
attribuiti, non sono abbastanza vivaci per potergli appartenere e saranno a maggior ragione da
ascriversi al Tiepoletto, del quale c'è anche una Madonna col Bambino in mezza figura. Di
Bernardo Belotto la collezione possiede due eccellenti quadretti, una Veduta della Piazzetta
ed una Veduta di Venezia dalla Dogana; e parimente due di Francesco Guardi, una Veduta
del Ponte di Rialto ed un Paesaggio con rovine, quest'ultimo di speciale finezza. Al contrario
una grande Veduta del Pantheon di Poma, ascritta ad Antonio Canale, non sembra abbastanza
buona per questo maestro.

Terminando la nostra rassegna arriviamo ora a Milano, la cui scuola è pure rappresentata
da alcune opere, però non di primo ordine. Nomineremo prima il ritratto in profilo a sinistra
d'un giovanetto di circa quindici anni; porta una veste di color azzurro carico, sotto la quale
spunta in alto una striscia di color verde cupo; sul capo coperto da folti capelli biondi ha
un berretto rosso cinabro ; il fondo è formato da una parete di marmo bruno scuro. La carne
ha un tono bruno pallido, affatto particolare; ò dipinta su fondo bruno e rilevata su di esso per
mezzo di strisciette con dei chiari bianco-giallastri come la creta, che risaltano più fortemente
agli angoli interni degli occhi, ed anche il contorno del viso è chiaro. I capelli sono tutti a
strisciette, l'esecuzione larga e ad una fina tempera. Il quadro è attribuito ad Ambrogio de Predis,
e certamente gli si avvicina moltissimo, nò io saprei nominare un altro artista milanese al quale

Archivio storico dell' Arte - Anno IV, Fase. II. 2
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